RomaCogitans

Un serbatoio di idee per chi ha a cuore le sorti di Roma

Archive for the ‘Politiche urbane’ Category

Il padre di tutti i progetti… mancati

Posted by romacogitans su 13 agosto 2008

Molti conosceranno questo disegno ed il dedalo di linee metropolitane che nei progetti pensati nel lontano 1986 dai tecnici di Intermetro SpA (pubblicato su “Roma Capitale. Lineamenti di un progetto di rete metropolitana) avrebbero dovuto percorrere Roma, in chi sa che remoto futuro

La cosa che impressiona di più non è la superficialità con cui si immaginava di trasformare Roma in una città europea, quanto che col passare degli anni le varie giunte hanno lentamente smantellato pezzo per pezzo quelle previsioni e tali progettazioni, cosicché i progetti più recenti vedono al massimo 4 linee metropolitane, quasi nessun nuovo tram ed al massimo i quasi inutili filobus (perché non un normale autobus, magari a metano?) a sostituirsi bellamente alle metropolitane un tempo previste.

Nel mondo si parla sempre di progresso…per Roma non sarebbe meglio parlare di regresso?

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ZTL o Ecopass? Meglio la via inglese… e basta ai privilegi

Posted by romacogitans su 4 luglio 2008

La bagarre sulla franchigia di accesso motorizzato al centro di Roma a mio giudizio nasconde una situazione molto più complessa di quello che si crede o soprattutto che vuole farci credere qualcuno che vede minacciati i propri privilegi: da una parte c’è la pretesa dei residenti di avvalersi anche di questa “immunità” come fosse cosa naturalmente acquisita (e non lo è); dall’altra c’è la rivendicazione di chi – magari costretto a non vivere in centro perché allontanato da fenomeni di gentrificazione che hanno portato ad insediarvisi i fighettini radical chic e figli di papà – non vuole che tale decisione si trasformi in una ulteriore discriminazione.

C’è chi addirittura tra questi indebiti privilegiati che non solo ribadisce il proprio diritto di avere il centro di Roma solo per sé e la propria auto, ma va alla ricerca di strategie per consolidare tale disparità sociale avanzando la scellerata idea di far pagare l’Ecopass per accedere all’area del cosiddetto “anello ferroviario”. Davanti tanta sciatta tracotanza mi domando con ironia: chi abita in centro e già gode del diritto (infondato a mio vedere) di circolare e parcheggiare all’interno della ZTL, se decide di uscire dalla ZTL ed attraversa la zona dell’anello ferroviario, lo paga l’Ecopass? Se la risposta è sì, plaudo alla serietà di chi – pur vivendo in centro – si prende le sue responsabilità e non accampa solo ipocriti privilegi, altrimenti l’idea va bruciata immediatamente, perché doppiamente iniqua, in quanto crea indebiti privilegi anche per la nuova fascia di circolazione.

Ricordo che avere una casa in centro di per sé non dà alcun diritto ad occupare del suolo pubblico con le proprie lamiere semoventi, e la ZTL risulta provvedimento ancora meno equo se teniamo conto del fatto che i locali residenti per lunghissimi anni hanno pagato ICI ridicole – perché al catasto molti immobili del centro, anche lussuosi, risultano come case popolari – per appartamenti ben più costosi di quelli in periferia, dove hanno ricacciato i poveracci.

La ZTL è senza dubbio una mezza porcata, ma il sistema di Milano è anche peggio. Ben altra è invece la strategia dell’oramai ex sindaco di Londra Livingstone (cui Milano si ispira, ma distorcendone le forme) che per entrare in centro faceva pagare cifre spaventose, sui 40 euro al giorno. Certo, si può dire che è strategia che crea discriminazione, perché solo i ricchi possono entrare in centro, ma sicuramente non più discriminazione di quanta ne legittimi la ZTL, dove i già privilegiati cittadini del centro, che hanno la città più bella del mondo a portata di mano, godono anche di questo ulteriore ed immeritato vantaggio. La differenza tra le due strategie in effetti risiede nel fatto che Livinstone aveva adottato una politica perequativa, prelevando con la gabella ai ricchi che volevano entrare in centro ed investendo quelle risorse per tutti, mentre i radical chic delle ultime giunte (Cicciobello e Festadelcinema) hanno solo protetto i ricchi residenti, legittimandone dei diritti ingiustamente acquisiti.

Personalmente innanzitutto pedonalizzerei buona parte delle strade del primo municipio e trasformerei il resto dello stesso in zona a 30 km/h. Poi farei pagare l’accesso a tutti: abbonamenti agevolati solo per un’auto ad appartamento per i residenti a seconda del tipo di auto [come descrivo in fondo a questo articolo] a partire da circa €300 euro ad auto l’anno, almeno 2000 euro l’anno per le altre e per chi non è residente, oppure un pedaggio giornaliero di 10 euro per auto Euro 4, 20 euro per le euro 3 e così via, ricordando a tutti che il centro di Roma non è dei residenti, ma è patrimonio mondiale. E se vi si vuole entrare bisogna contribuire – pagando – al suo mantenimento. A cominciare dalle società che affittano auto. Facciamo pagare tutti quindi, e con quei soldi mettiamo un trasporto pubblico che sia degno di quel nome. Altro che ulteriori privilegi…

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Un problema antico…

Posted by romacogitans su 15 giugno 2008

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Conferenza di Italia Nostra

Posted by romacogitans su 30 maggio 2008

Sempre da Roma – Delle Vittorie – che non va, ecco il video della Conferenza di Italia Nostra

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Lettera aperta al Sindaco da Italia Nostra…

Posted by romacogitans su 27 maggio 2008

Vi rimando alla lettura di Lettera aperta al Sindaco da Italia Nostra sul blog romadellevittoriechenonva.

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Report ha scoperchiato il verminaio del modello Veltroni, ma la sinistra dove era? Complice o/e incapace.

Posted by romacogitans su 19 maggio 2008

Per chi non lo avesse letto, riporto un articolo fascista della famigerata organizzazione corporativa e sionista, di picchiatori squadristi e capitalisti nemici del popolo e della classe operaia chiamata Unione Inquilini, che in totale spregio ai valori della Resistenza – ed anzi sbeffeggiando qui quelle partigiane e partigiani che eroicamente hanno versato il loro sangue – attacca i valori della sinistra ed inneggia ad una Salò romana, fatta di manganelli ed olio di ricino. Certo, se avesse vinto Rutelli tutto questo non si sarebbe verificato, e la verità avrebbe prevalso!

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Corsaro rosso


La
sera del 4 maggio 2008, Report ha messo in onda un reportage sul nuovo sacco urbanistico. Sia chiaro, niente di assolutamente nuovo. Già a gennaio 2008 Italia Nostra, con un foltissimo gruppo di comitati di quartiere ed associazioni, e con l’adesione degli amici di Grillo e dell’Unione Inquilini di Roma, aveva in una conferenza stampa reso pubblico un dossier sul presunto “modello Roma”.

Cosa c’è di nuovo oggi. Oserei dire nulla, ma Report ha assemblato i pezzi e ne ha fatto una inchiesta vera. Oserei dire una inchiesta marxista. Semmai, in maniera retorica, mi domanderei perché questo reportage non è stato pensato prima dai giornali della sinistra: Liberazione, Manifesto.
Una risposta proverò a darla, anche se non piacevole.

Intanto, se qualcuno ancora si stava chiedendo perché a Roma è stato eletto il “fascista” Alemanno, perché la sinistra è al minimo sindacale e il PRC senza consiglieri comunali, credo che oggi, a meno di passare dalla miopia alla cecità, la risposta sia chiara.

Il modello Veltroni, con l’assoluta zerbinaggine della sinistra, non era altro che un immenso comitato di affari che, in assoluto ossequio al mercato (parole dell’ex assessore Morassut) ed in totale dispregio di qualsiasi idea di città, soprattutto di città a misura di chi la abita, ha avviato immensi programmi di cementificazione.
Il bello è che gli abitanti non chiedevano di avere i primi due più grandi centri commerciali d’Europa (noi sul superfluo siamo imbattibili, è sull’inutile che cerchiamo di primeggiare in Europa).
Siamo andati ben oltre il pianificar facendo. Siamo andati ben oltre le compensazioni che, per fare un parco a Talenti le cui aree, ad esempio, erano di proprietà di Mezzaroma, si garantiva un’altra area da cementificare a suo piacimento senza alcun beneficio sul mercato delle locazioni o della compravendita. Però attenti, mentre Mezzaroma veniva “compensato”, allo IACP andava un po’ peggio, perché a questi venivano tagliati tre milioni di metri cubi di case popolari ma non veniva data nessuna “compensazione”. L’artefice di questo modello: il piano delle certezze di Rutelli.

La sinistra al governo della città con una discreta forza cosa faceva? Assentiva.
Certo, ogni tanto si indignava per qualche sfratto, certo, ogni tanto si indignava per qualche vendita di enti o qualche cartolarizzazione, certo, qualche volta mediava tra movimenti di lotta e Veltroni per garantire a quest’ultimo una certa pace sociale.
Il risultato ? Per i movimenti eccellente: su 1800 alloggi assegnati negli ultimi tre anni, solo 300 sono andati alle famiglie in graduatoria che, detto per inciso, con punti 10 sono circa 1600, e sono quello con sfratto eseguito da almeno tre anni. Tutti gli altri alloggi utilizzati per sanare le emergenze, ovvero le occupazioni.
La lotta paga? Certo, ma vorrei anche indagare l’effetto
di tali atti sulle 35.000 famiglie in graduatoria. Così come vorrei indagare l’effetto della sanatoria, approvata dalla Regione di centro sinistra, di occupanti di case popolari per soggetti che dovevano avere il doppio del reddito di chi è in graduatoria. A Roma, chi gestisce la compravendita degli alloggi è la piccola e grande criminalità. Il prezzo? Dai 30 ai 70.000 euro. Peccato che, anche in questo caso, la Regione aggiungesse alla sanatoria due ciliegine: la vendita del 30% in due anni delle case popolari e l’aumento del 20% dei canoni. Bello, vero?

Mentre noi ci occupavamo delle frattaglie, gli altri costruivano mega centri commerciali, decine di migliaia di alloggi destinati ad ingrossare le fauci della rendita immobiliare. Altro che piano per 30.000 case popolari, del resto mai sostenuto efficacemente dalla sinistra.

Dimenticavo, il giorno prima delle dimissioni, la Giunta Veltroni approvò alla unanimità la vendita del 54% delle case comunali (circa 15.000 alloggi). Anche in questo caso c’è una ciliegina. La legge regionale prevede che, al massimo, si possa vendere il 30% delle case comunali. Slo dopo una veemente protesta dell’Unione Inquilini di Roma il piano è stato ridimensionato.

Infine, mentre qualcuno ci riempiva di parole come “Porto Alegre”, “conflitto”, “radicalità”, “antagonismo” “ comunismo”, quel qualcuno rendeva “allegri i costruttori” sosteneva il “conflitto” dei comitati di affari contro la città e i suoi cittadini, imponeva una “radicalità” nello sviluppo urbanistico a beneficio dei poteri forti, diventava “antagonista” con i bisogni della città.
Se la sinistra vuole darsi un senso ed essere ritenuta necessaria dal nostro popolo, è bene che incida con il bisturi in se stessa e analizzi impietosamente la sua azione di governo della città.

Certo, fanno pensare certe critiche alla partecipazione al Governo Prodi, comunque deficitaria, che venivano da “ movimentisti, ambientalisti e comunisti veri” anche di Roma.

Il comunismo ? Trovatelo voi.

p.s. Chi non avesse visto Report del 4 maggio 2008 lo guardi sul sito di Report http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1078257,00.html
Potrebbe essere una buona relazione introduttiva in tutte le riunioni a qualsiasi livello dei partiti della ex Sinistra Arcobaleno

Corsaro rosso

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Ed ora, CAMBIAMO Roma!

Posted by romacogitans su 7 maggio 2008

Visto che finalmente siamo riusciti a cambiare pagina, ritengo che sia opportuno sin da subito disintasare Roma da quelle clientele asservite alla precedente amministrazione, rimuovendo in primis quella lunga schiera di manovali del consenso e della compravendita di voti distribuiti dal potere politico per fare da passacarte, da strumenti per il voto di scambio (“se ci voti, ti assumiamo nelle aziende del comune”) e di demagogica propaganda.

Il primo nome che mi viene in mente è Chicco Testa, ma sono sicuro ce ne siano ben tanti di “pseudomanager” come lui che stanno contribuendo alla distruzione di questa città.

Ma chi è costui? Chicco Testa è la manifestazione tangibile del clientelismo, una sorta di Rutelli da S.p.A. pubbliche: ex Legambiente (ora nuclearista), ex enel, ex acea, ora messo a capo di un altro baraccone simil statale come Roma Metropolitane. Non sono troppe cariche dirigenziali (in aziende che campano o campavano grazie ai soldi pubblici) per un laureato in filosofia? Perché a gestire i miei soldi e aziende che mi forniscono servizi vitali deve andarci chi non ha idea di cosa sia la gestione? Della sua pochezza è disseminato tutto il suo percorso. Basta ricordare cosa propose quando era a capo della STA: scavare tutti i sette colli di Roma per metterci sotto dei parcheggi (di scambio, e non pertinenziali), ossia optare per una suicida strategia che porti centinaia di migliaia di macchine al centro di Roma! Al Pincio purtroppo ci sta riuscendo.

L’ultima sua sparata alla puntata di Ballarò è di costruire a Roma tanti grattacieli di case popolari dove stipare poveri e senza casa… ghetti verticali, come (ma molto peggio) la zona delle Torri a Roma Est, vero scempio sociale ed urbanistico…

Tra gli asserviti al potere oltre a Testa mi auguro fortissimamente che “salti” Giuseppe Roma del Censis (architetto a capo di un istituto che fa indagini sociali… altra meraviglia italica!), un tipo cresciuto a tecnigrafo e goniometro messo lì da qualcuno a fare “ricerche” scientifiche socio-antropologiche, un rivenditore di chiacchiere (quelle delle precedenti giunte) che ha distorto dati e costruito ad arte ricerche su Roma per piegarne i risultati ai desiderata della classe dirigente, facendone strumento di propaganda e di costruzione di consenso.

Al lavoro dunque! Roma non può aspettare! Iniziamo spazzando via i marchettari!

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I grattacieli a Roma

Posted by romacogitans su 6 maggio 2008

Ricevo da un lettore una mail inviata ad un redattore dell’inserto Roma del Sole 24 Ore (ne ometto i dettagli), che mi ha girato per conoscenza perché citava questo Blog, e – malgrado non ne condivida al 100% il contenuto – la pubblico soprattutto alla luce della recente puntata di Report. Le modifiche da me introdotte riguardano essenzialmente l’aggiunta dei collegamenti ipertestuali nel corpo del testo.

Gentile G.S.,

è con una certa diffidenza che mi accingo a scriverle questa email, perché nel suo articolo del 23 aprile scorso apparso sull’inserto “Roma” del Sole 24 Ore noto delle carenze di analisi che – perdoni la franchezza – sono così palesi da sembrare volutamente assenti.

Voglio però cominciare dal suo indugiare sul provincialismo della nostra politica in ambito di pianificazione. Concordo con lei, ma per ragioni opposte a quelle che lei menziona: le superstar dell’architettura stanno lavorando a Roma come pazzi, e l’unico architetto romano di fama – Paolo Portoghesi – è praticamente disoccupato, tanto gratuita è l’esterofilia che – proprio per provincialismo, quello stesso provincialismo che induce certi giornali ad un tristo quanto ingiustificato uso di fastidiosi anglismi – si fa continuo riferimento ai grossi nomi internazionali.

Per venire al problema centrale del suo articolo – quello dei grattacieli – a mio giudizio l’approccio che ne limita l’attuazione non è culturale né ideologico bensì razionale, in quanto legato a problemi essenzialmente (infra)strutturali della forma e del tessuto urbano romano. Nel suo articolo lei parla di estetica, ma non dedica neanche un accenno all’accessibilità, “motore immobile” che regola il corretto funzionamento della “macchina urbana”. Come probabilmente saprà Roma – malgrado la forma a macchia di leopardo, causa di grossa mobilità infraurbana – è quasi priva di infrastrutture di trasporto su ferro, e quelle presenti sono pessimamente utilizzate, situazione che devolve al mezzo privato ed alle mulattiere urbane buona parte della mobilità.

Quest’ultima inoltre è peggiorata dalla mancanza di una corretta distribuzione sul territorio di funzioni locali e di area vasta. Nel suo testo accenna anche alle centralità, facendo in questo caso leggere tra le righe di essere consapevole di quanto improprio sia l’utilizzo di questa parola qui a Roma, perché si spacciano per centralità e polarità dormitori o centri commerciali, mentendo spudoratamente su quello che è una centralità “in nuce”, ovvero un luogo dove diverse funzioni (residenziale e negozi, certo, ma anche scuole, ambulatori ed ospedali, palestre e campi sportivi, uffici, cinema e una stazione ferroviaria o della metropolitana) sono addensate ed adeguatamente distribuite in base alle necessità. I grattacieli da lei citati invece non sono altro che formicai che nella migliore delle ipotesi sono nei pressi di strade di scorrimento già oggi bellamente intasate, ed assolutamente incapaci d’assorbire il traffico che questi novelli dolmen genereranno.

Insomma il problema della “verticalità” dipende dalla capacità della città di poter e saper gestire i flussi di cittadini, che sono dati da quel sinergico gioco tra distribuzioni (quanto, dove e cosa) e flussi (legati alle necessità, con quegli spostamenti che molti anni fa si chiamavano “obbligati” e “non obbligati”). Roma è ASSOLUTAMENTE impreparata a subire questi interventi, almeno per dove sono previsti. Certo, se le espansioni verticali avvenissero nei pressi di una stazione ferroviaria [un po’ come con l’ABC olandese o il TOD americano, ndRC] e prevedessero svariate funzioni per il riequilibrio di un territorio che già ora è ai limiti del disastro il discorso sarebbe diverso, ma la politica urbana in questa città è dominata dalla rendita di posizione dei proprietari terrieri, che poi sono anche palazzinari

Sulla urbanistica romana le consiglio la lettura di due sarcastici ma amari articoli sulla pianificazione dei trasporti ed urbana a Roma

Forse è il caso di riderci un po’ su.

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Chi ben comincia…

Posted by romacogitans su 5 maggio 2008

Passata l’euforia per aver scampato la minaccia Cicciobello, ora al nuovo Sindaco ed alla Giunta toccherà ricostruire questa città. Non parte da zero, Alemanno, ma dalle dinamiche precedentemente innescate dai programmi e da quanto fatto (di positivo e negativo) dalla precedente amministrazione, progetti che potranno essere rivisti, migliorati o anche cancellati sentendo le parti sociali (i comitati di quartiere come anche gli imprenditori), Italia Nostra e tutte quelle associazioni presenti sul territorio che già hanno portato avanti “battaglie” per il miglioramento della nostra città, e tanto possono fare per “ricominciare a camminare”.

La prima sensazione è che il nuovo sindaco abbia già cominciato BENISSIMO. Affrontare il problema dello scandaloso parcheggio al Pincio, passando per una proficuo concertazione con Italia Nostra (molto vicina al “comun sentire” di molti romani e sempre critica nei confronti della precedente amministrazione) e per finire con la Teca Di Meier, dando finalmente a noi cittadini l’ottima impressione di voler dialogare con la città per affrontare tutti quei problemi creati dalle giunte uscenti e che da mesi (o anni) fanno disperare molti romani.

La indecorosa teca non è sicuramente tra le priorità (visto come è ridotta Roma), ma quella sozzeria che nasconde l’Ara Pacis, scavi romani e occulta una chiesa barocca va assolutamente rimossa… Non necessariamente distrutta (anche se non si farebbe alcun danno a portarla in discarica) ma riutilizzata in qualche periferia come biblioteca, o area esposizione, o pronto soccorso, o bagni pubblici… insomma, renderla utile, ma LONTANO da lì.

Avrei preferito una decisione drastica tanto quanto quella che ci imposero le precedenti amministrazioni, ma pure il referendum va bene… Però mi domando: per la paura di sfatare i fantasmi sulla sua provenienza da destra, non si rischia un eccesso di “democratizzazione delle decisioni”? Rutelli e Veltroni hanno invece sempre fatto come gli pareva, con abili strategie di costruzione del consenso!

Comunque, se son rose…

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I RE DI ROMA (oggi 4 maggio 2008 alle 21.30 su REPORT, Rai 3)

Posted by romacogitans su 4 maggio 2008

di Paolo Mondani
In onda stasera, domenica 4 maggio alle 21.30 su REPORT, Rai 3

Lo scorso febbraio, il consiglio comunale di Roma ha approvato il nuovo piano regolatore. Le previsioni parlano di nuovi edifici per 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 11-15 mila ettari.
Una nuova città, più grande di Napoli, che verrà costruita nelle campagne di Roma. Tutto questo nonostante la crescita demografica nella capitale sia vicino allo zero, esclusi i circa 200 mila nuovi residenti tra gli extracomunitari. Nel piano regolatore è stata prevista, dall’amministrazione comunale, la realizzazione di tante piccole città, denominate Centralità, tutto intorno all’attuale zona urbanizzata. Queste micro città verranno costruite su aree private che sono in possesso dei grandi costruttori: Toti, Scarpellini, Ligresti, Caltagirone, Santarelli, che chiedono già oggi di aumentare le cospicue previsioni cubatorie previste dal piano regolatore appena approvato. Lo strumento attraverso cui queste richieste possono realizzarsi è il cosiddetto “Accordo di Programma”.
Basta che un costruttore o un proprietario di un’ area chieda all’Amministrazione di andare in deroga al piano regolatore, che questa procedura sostituisce alla decisione pubblica un tavolo di trattativa tra le parti. è grazie a questa tecnica che molte regole urbanistiche possono saltare.

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