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La competizione globale e le potenzialità dell’Italia (3): la sfida per il futuro

Posted by romacogitans su 2 luglio 2008

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La sfida per il futuro

Molto lavoro sta facendo anche la FIAT, con il figlio di Gianni Agnelli, Luca (che chissà perché ha spagnolizzato il suo cognome…), e molto ne ha fatto il compianto Marcinkus, un vero sant’uomo…

Per quel che ci riguarda direttamente come Associates la nostra cooperazione con La Banca d’Italia dell’amico Draghi è costante, e continuo lo scambio di informazioni come l’intreccio delle strategie, mirate anche ad un innalzamento della percentuale del Signoraggio e una più opportuna suddivisione tra le banche (che direttamente o indirettamente fanno tutte capo alla Associates) che detengono il pacchetto di maggioranza della Banca d’Italia.

Nell’ambito di Confindustria è stato recentemente formato il Comitato degli investitori esteri che cerca di piazzare tra le principali imprese multinazionali che operano nel Paese rappresentanti politici al nostro soldo che dettino quelle condizioni strategiche che travalichino quell’oramai obsoleto obolo del 10% dei proventi, e permettano sinergiche strategie a tutto tondo, con opportuna divisione paritaria (50% a testa) dei profitti.

Le nostre risorse economiche ed intellettuali sono in campo da tempo: la fine dell’edilizia popolare, figlia di una cultura parassitaria e assistenzialista, e lo sviluppo di quella privata – della relativa bolla speculativa, fiore all’occhiello della nostra economia – non sono un caso ma nascono dalla lungimiranza degli accordi scaturiti da sinergie di governance tra settore privato e pubblica amministrazione, anche con il nobile obiettivo di combattere una certa attitudine da fannullone tutta italiana, nel demandare allo Stato il proprio diritto/dovere di acquistare una casa.

Ma gli interessi economici della Associates coinvolgono non solo i mercati tradizionalmente redditizi, MAANCHE quelli più moderni. Le competenze tecniche locali e la dimensione del mercato continuano ad essere un fattore trainante per gli investimenti delle nostre consociate in servizi avanzati come sfruttamento della prostituzione, finanza e speculazione, frodi informatiche, telecomunicazioni eccetera.

Molto ha fatto per noi la classe politica. La governance tra poteri dello Stato e la libera imprenditoria, proseguendo quella virtuosa sinergia che ha portato alla crescita del sud, al consolidamento di realtà come la FIAT e l’alta finanza va incrementata: una politica che – pur preservando una elevata fetta di tassazione mirata all’espletamento delle funzioni politico-economiche – lasci un reddito sufficiente alle persone, a patto che le normative invoglino ancor più i risparmiatori ad investire in borsa, in fondi, in bond, insomma, a dare fiducia a quel sistema bancario e finanziario che è la colonna portante dell’industria italiana.

Il Comitato, di cui sono co-presidente ha tra i suoi membri, unisce l’esperienza di alcuni tra i principali campioni dell’economia mondiale, molti dei quali presenti in Italia, per riflettere sulle best practice internazionali. I lavori del Comitato forniranno spunti utili per un confronto costruttivo tra imprese, classe politica e le altre parti sociali. In questi giorni stiamo affrontando il problema Gabanelli, fomentatrice di folle che ambisce a ripercorre le orme di Peppino Impastato. Nello specifico ci stiamo avvalendo dell’abile opera di advising e counselling dei nostri colleghi russi, forti dell’esperienza coi casi Litvinienko e Politovskaja, e formulare proposte concrete per rafforzare l’attrattività della nostra economia.

La sfida per l’Italia ed anche per la Associates è di attrarre nuove società straniere, per un mutuo sviluppo: da una parte lo Stato deve attrarre quelle aziende che – come visto in Campania – riescono a massimizzare le risorse territoriali [metti link discariche camorra]; dall’altra, attraverso il sistema delle tasse deve permettere una perequata redistribuzione delle ricchezze, attuando politiche che permettano una rapida circolazione del denaro, prelevando da soggetti economicamente non dinamici (i pensionati, risparmi che giacciono in conti bancari non investiti nei convenienti bond, ecc.) per offrire incentivi alle aziende che agevolano lo sviluppo del territorio. Come? Ma sovvenzionando la costruzione di termovalorizzatori, centri smaltimento rifiuti all’avanguardia come Malagrotta o Chiaiano, centrali nucleari, ecc.. E’ opportuno ricordare che casi d’eccellenza sono già presenti sul nostro territorio: le politiche ambientali attuate con successo in Campania, gli incentivi al digitale terrestre, o le virtuose sinergie pubblico-privato nella sanità sono tra i migliori esempi di un’Italia attiva che vuole crescere, malgrado tutto.

Basterebbe estendere queste buone pratiche a tutto il Paese ma soprattutto dare la possibilità a questi dinamici imprenditori di decuplicare le loro potenzialità affinché allarghino il loro bacino di influenza, con agevolazioni economiche che permettano di mettere a frutto le innovative capacità già ampiamente dimostrate.

La soluzione? Altre tasse per chi non produce ricchezza e abbatterle per chi invece è motore dell’economia. I soldi così incamerati non devono andare persi in mille rivoli, ma offerti a quella parte forte e dinamica del Paese – che con Confindustria rappresentiamo – attraverso appalti e concessioni, mentre noi attueremo quegli già oliati meccanismi di protezione delle attività preesistenti ed esporteremo a tutta la Penisola gli innovativi strumenti assicurativi del P.i.z.z.o. (Private Insurance for a Zone at Zero Outrage), mezzi che tanto successo hanno avuto sul territorio da far nascere manifestazioni popolari che incitano i governanti ad interventi che fomentino queste iniziative (come dimenticare la “a dio pizzo”?).

E’ parimenti opportuno che si conosca in Europa e nel resto del mondo quali sono le potenzialità del nostro Paese, una fama che ha fatto arrivare migliaia di lavoratori da poter utilizzare nel lavoro flessibile (alla faccia di quei bacchettoni che ancora lo etichettano come nero), consentendo agli italiani di specializzarsi nell’espletamento di pratiche più congeniali, quali appunto minacce, esattoria del pizzo, attentati, ecc. Le politiche devono consolidare l’effetto promozionale delle televisioni pubbliche e private – che con spettacoli dipingono un’Italia ricca e nobile – attraendo professionisti da tutta l’Europa dell’Est nei settori nevralgici per la nostra economia tutta, quali la prostituzione, la ricettazione, furti di ogni tipo, ma soprattutto nei fiorenti settori della truffa, frode, aggiotaggio, e tutti i tipi di investimenti finanziari, tutte attività che da anni sono alla base della crescita della nostra economia. In buona sostanza cfè bisogno di uno sforzo congiunto per tener testa ai nostri competitors internazionali più agguerriti quali la Organizatsya e la Triade.

Tali considerazioni non derivano da uno scatto d’orgoglio nazionalistico ma da anni di esperienza professionale mia e dei miei colleghi delle grandi multinazionali in Italia. Questa stessa esperienza, però, permette anche di capire quali siano i limiti e gli ostacoli all’attività di impresa nel nostro Paese e certamente il quadro non è solo positivo. I fattori che rallentano la crescita e gli investimenti delle nostre aziende (in patria e all’estero) sono stati oggetto di infinite analisi, le cui conclusioni sono universalmente condivise. Ma la considerazione più importante è che purtroppo di immobilismo si muore. I modelli per ispirare un’azione di riforma non mancano e, osservando le trasformazioni in atto nel mondo, l’imperativo è adeguarsi velocemente. Rischiamo di rimanere indietro rispetto alle holdings sudamericane, ed ai nostri competitors russi, giapponesi e cinesi.

[continua…]

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