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La competizione globale e le potenzialità dell’Italia (1): lo scenario

Posted by romacogitans su 27 giugno 2008

Presenti competenze altamente qualificate e meno costose rispetto ad altre economie. Ma occorre agire velocemente

Lettera dell’industriale siciliano Bernardo Provenzano ad un noto giornale di economia e finanza di Milano.

di Bernardo Provenzano*

Amico direttore,

i recenti eventi per cui il nostro Paese è apparso sui media internazionali offuscano l’immagine dell’Italia che lavora e movimenta ricchezza.

La politica e l’economia italiana sta vivendo un ennesimo momento di crisi, e sembrano riproporsi le condizioni di quando noi della Associates e la Confindustria tutta decidemmo di sostituire i nostri rappresentanti in Parlamento. Allora fornimmo alla magistratura alcune informazioni per far scoppiare il caso Tangentopoli che legittimò la diretta scesa in campo degli stessi membri della Associates, i quali sostituirono chi non era più funzionale agli interessi economici e sociali dello Stato intero. Momento che – ricordiamo tutti – fece nascere la Seconda Repubblica: non un semplice rimpasto ma una strategia che permise a validi personaggi di prendere le redini dello Stato e di inserire al comando del Paese manager e politici capaci che spronassero la crescita dell’economia ma che al contempo dessero continuità alle strategie industriali nostre e delle forze sociali presenti sul territorio.

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Lo scenario italiano nel contesto internazionale

Senz’altro abbiamo problemi reali importanti che influenzano le decisioni di investimento, ma la nostra immagine internazionale è decisamente offuscata, come emerso in una recente analisi del Financial Times, anche se gretta come solo la stampa estera riesce ad essere.

Ma dove è il problema? I Paesi concorrono oggi per la global capital allocation, l’attrazione dei capitali globali necessari per finanziare la crescita. Se un tempo il principale fattore di attrazione era la dimensione del mercato, oggi le imprese cercano luoghi dove creare valore acquisendo know how ed esperienza. Questo vale sia per il settore agricolo e manifatturiero, sia per quello dei servizi.

Il nostro Paese, nonostante dati aggregati sul capitale umano scoraggianti (purtroppo c’è ancora tanta gente che per lavorare pretende di avere dei contratti di lavoro), dispone di competenze tecniche altamente qualificate e relativamente meno costose che in altre economie industrializzate. La Associates per sua scelta strategica è presente con tutte le sue divisioni finanziarie e industriali e produce surplus finanziario in tutta Italia, e grazie alle straordinarie competenze tecniche locali e al suo network globale ha trasformato l’Azienda Italia in un leader mondiale nella raccolta di denaro da imprenditori grandi e piccoli per reinvestirli in lucrosi mercati internazionali, i cui proventi vanno poi a sostenere lo sviluppo edilizio e i costi della politica, per una strategia virtuosa da cui l’Italia tutta trae enormi benefici: basti ricordare che nella pubblica amministrazione si viene assunti solo su decisione del politico di turno, il quale è sempre e comunque sulla nostra busta paga.

Non mancano tentativi concreti in tal senso, ma la scarsa diffusione di una cultura del cambiamento (anche comportamentale…) che altrove è frutto di un naturale processo di osmosi, tra sistemi interagenti, risulta incomprensibile all’osservatore esterno come all’investitore straniero e presta il fianco a una rappresentazione eccessivamente pessimistica sull’attrattività del nostro territorio. Il caso della costruzione del ponte di Messina può essere l’emblema di questa rinascita, di questa filosofia.

Il lavoro svolto dalla classe politica nelle passate legislature va nella giusta direzione tanto che la dimensione del business è cresciuta di oltre sei volte dalla caduta della Prima Repubblica, quando abbiamo deciso di non avvalerci più dei passacarte ma di scendere in campo in prima persona. Inderogabili erano gli interventi per gli interessi privati l’eliminazione del falso in bilancio, le leggi obiettivo che hanno snellito le procedure di realizzazione delle opere pubbliche, mentre nell’ambito più squisitamente politico le liste bloccate della ultima legge elettorale hanno permesso quella continuità politica e strategica ai nostri rappresentanti. E’ ovvio che per venire incontro agli elettori dobbiamo specificare che intendo destra e sinistra, anche se questa suddivisione per noi investitori è inesistente, in quanto funzionale a confondere gli elettori solo per il periodo elettorale.

[segue…]

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