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Vita da immigrati italiani

Posted by romacogitans su 11 giugno 2008

Due brani dedicati a chi dice che dobbiamo accogliere i lavoratori stranieri con gli stessi “tappeti rossi e fanfare” con cui vennero accolti i nostri lavoratori quando emigrarono in cerca di lavoro. E’ vero che i nostri vennero accolti a braccia aperte, ma perché chiamati per carenza di manodopera in lavori infimi (altro che badanti…). I nostri connazionali vennero trattati – ed usati – come schiavi e non come persone, quindi se si vuole auspicare l’integrazione degli stranieri qui da noi, tutto si può dire ma non che dobbiamo riservare loro lo stesso (ignobile) trattamento subito all’estero dai nostri connazionali.

Il primo brano è tratto da un racconto (ed è quindi romanzato) ma è decisamente realistico, mentre il secondo è preso da una ricerca sociologica.

“[…]da tre anni si stava spaccando la schiena sottoterra e lo chiamavano sporco maccaronì.
Le aveva ascoltate sin troppe volte le favole di Nino: una volta c’era la guerra, la miseria, la fame e poi era arrivato il sogno della prosperità attraverso il lavoro in miniera. Dodici franchi al giorno, aveva letto sul manifesto rosa, duemila lire al mese, Nino aveva davvero creduto di poter sfuggire alla povertà e di poter procurare un futuro benessere a tutta la sua famiglia. Da Castelsilano alla Lombardia con furore, la visita medica a Milano, uno dei primi passi da affrontare per la selezione: suo cugino Pasquale, ad esempio l’avevano escluso perché gli mancava il medio della mano sinistra, poveraccio! E poi il trasferimento sino a Bruxelles: “Un carro bestiame, tre giorni e tre notti”, raccontava Nino con enfasi eroica, “sembravamo gli ebrei”. E come gli ebrei erano andati ad abitare in baracche di un ex campo di concentramento. Qualcuno aveva optato per le locande, che erano buchi ridotti ancora peggio.
“Schiavi”, proseguiva il racconto di Nino, “ci trattavano come schiavi. Ci avevano fatto firmare un contratto per cui non potevamo licenziarci in anticipo. Bastava assentarsi un giorno dal lavoro e finivi in prigione a Charleroi”.

da: Deeper Underground, di VINCENZO GALLICO (2008 )

nel 1955, Italia e Germania, sulla base di un’intesa presa quattro anni prima in occasione della sottoscrizione del Trattato CECA, stipularono una convenzione per il reclutamento di manodopera nel nostro Paese.

I “convogli della speranza” cominciarono ad arrivare scaricando ogni giorno centinaia di italiani nelle città industriali tedesche. Non fece eccezione Wolfsburg, dove la presenza degli italiani è stata ed è ancora molto forte (si stima che dal 1962 ad oggi circa 100.000 italiani abbiano vissuto a Wolfsburg).
Alla stazione gli autobus aziendali prelevavano i nuovi arrivati e li trasportavano all’ “Hotel BB”, le baracche del Berliner Brücke, dove avrebbero vissuto per molto tempo, in condizioni spesso drammatiche.

Questa era un’area recintata da reticolati (ancora oggi visibili), sorvegliata da cani pastore, severi controlli all’entrata e all’uscita. Come si può immaginare tale situazione ostacolava l’integrazione, ed era il frutto della palese volontà politica e aziendale di limitare il più possibile i contatti tra gli “ospiti” e la popolazione residente. In tali condizioni quasi nessun immigrato pensava di rimanere.

da: Il Castello Infranto, Volkswagen: una risposta allo “sviluppo senza lavoro” (1996)

2 Risposte to “Vita da immigrati italiani”

  1. Andrea Rossi said

    Se c’e’ un vizio che non sopporto questo e’ l’ipocrisia, quando sento i nostri politici parlare di accoglienza, di tolleranza e di integrazione mi sento ribollire il sangue, quando la smetteranno di prenderci per il sedere ?
    L’ immigrazione e’ la conseguenza ovvia, diretta ed in definitiva voluta e cercata di un sistema capitalistico che ha sempre bisogno di nuove braccia a basso costo, tutto cio’ ha molto poco di etico nonostante che i nostri politici ce lo vogliano far credere.

    Trattare gli esseri umani come fossero macchine e’ il peggior razzismo che esista, dire : “gli immigrati ci servono” e’ una frase a mio parere schifosa ma che ogni tanto esce dalle bocche dei nostri rappresentanti nonche’ dalle bocche di confindustria, cio’ che mi meraviglia e’ la strana alleanza su questi temi tra confindustria ed i partiti sedicenti comunisti, strano ma sintomatico di una casta-cosca che e’ molto piu’ unita di quel che s’immagina.

    Gli immigrati servono a chi ci si arrichisce sopra, agli scafisti, a chi affitta in nero, a confindustria, alle mafie, alle case di moda che danno il lavoro in nero ai cinesi, ai consumatori che risparmiano etc etc, tutto’ cio’ e’ comprensibile ma non parlatemi di etica, di virtu’, di tolleranza…

    Spesso chi invita alla tolleranza, all’antirazzismo e’ molto peggio di chi invece pur non essendo affatto razzista (dovremmo parlare poi dell’abuso di questo termine) e’ contrario ad un’immigrazione senza limiti.

  2. sottoscrivo

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