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Riprendiamoci la sovranità: aboliamo l’art 7 della Costituzione Italiana

Posted by romacogitans su 9 giugno 2008

L’articolo 7 della costituzione italiana è una aberrazione giuridica che crea una situazione unica nel panorama mondiale, perché l’Italia accantona la propria sovranità – che in ogni Stato viene dal proprio Popolo e non da un altro Stato – per promulgare il mutuo riconoscimento tra Italia e Vaticano, ergo la legittimazione della propria esistenza anche grazie al Vaticano.

Chiediamo ai parlamentari la totale soppressione dell’articolo 7 che recita:

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Inoltre chiediamo l’abolizione del secondo comma dell’articolo 8, che impone diversità di trattamento alle altre confessioni (cristiane o meno) presenti sul territorio nazionale

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze

7 Risposte to “Riprendiamoci la sovranità: aboliamo l’art 7 della Costituzione Italiana”

  1. kenpachi1 said

    Completamente d’accordo. Da credente ho sempre pensato che il Vaticano è uno stato illegale, e che il papa e soprattutto l’orda di preti che vive a scrocco in Vaticano non debba godere di alcun privilegio.

  2. Vaticano Stato illegale no, ma è illegale che regni in Italia invece che limitare la sua influenza ai confini dello Stato Pontificio.

    Poi puntualizzo ciò che già emerge con forza nella tua frase: credere in un dio (anche quello dei vangeli) non significa mica accettare il Vaticano come guida spirituale, politica e per giunta legislativa! Nel primo caso non esisterebbero le varie confessioni cristiane (ortodossi, luterani, evangelici, ecc…), nel secondo gli Stati non avrebbero motivo di esistere perché basterebbe il Vaticano a gestire tutti… e questo è quello che il Vaticano si prefigge…🙂

  3. Per me si deve togliere completamente il potere al vaticano e dovremmo riprenderci i suoi territori. I preti facessero i preti e non la politica. Ancora non capisco come si possa assistere a piazza San Pietro ai discorsi di uno che veste come un riccone e parla alla gente dall’alto di un trono, anziché fare come quello che ha fondato la sua religione, che parlava in mezzo alla gente e, soprattutto, senza scorta…

  4. @ RomaVissuta: parole sante😛

  5. circondati said

    L’iniziativa è lodevole, ma comincio a dubitare dell’uso delle sottoscrizioni via internet.
    Purtroppo in Italia l’agomento chiesa/stato è un tabù e penso che ormai siamo diventati una colonia del vaticano.
    Non riesco a trovare parole più efficaci di quelle scritte da Roma Vissuta.

  6. Anonimo said

    A voi il potere, a me solo la parola. Mentre voi vi abbuffate io
    muoio e credo.Per me solo parole,e per voi tanto denaro.
    Chi non fa politica la subisce ( si dice )ma noi se la facciamo
    senza il potere, la subiamo due volte. Siamo nati schiavi e
    resteremo, poichè le nostre idee non saranno mai nostre, ma solo
    di chi ne può e ne trae profitto. Il vostro potere dipende solo
    da chi crede in voi, per questo io credo solo in me stesso.
    Il Vaticano come lo Stato, il potere come l`opposizione è un
    teatro di artefici veri che non recitano ma fanno sul serio come
    gli antichi romani l`eterna commedia “Mors tua vita mea”.
    IO magno e tu solo vota, prega, e spera.

  7. Anonimo said

    Ciò che è stato dato alla Chiesa si sa, da Costantino a Mussolini
    è solo fine di potere per acquisire voti e partecipazioni.
    Di altruismo e di Dio c`è solo il proprio amore.
    Qualcuno affermo`che non è importante che la propaganda
    corrisponda a verità,ma interessante è l`effetto che essa produce.

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