RomaCogitans

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L’assalto ai campi nomadi

Posted by romacogitans su 15 maggio 2008

I raid armati ed incendiari contro i campi rom sono la notizia di cronaca degli ultimi giorni, ma tra giornali e TG non ho sentito riflessioni serie sul perché si sia arrivati a questo. Personalmente ritengo che tali eventi siano il trionfo di quel turpiloquio morale che è la tolleranza, di quella ignobile arma cattolica della carità che impone che vi siano disparità affinché si possa offrire le nostre arroganti elemosine, perché la italica cialtroneria non ci ha mai visto pensare alle regole come qualcosa da rispettare ma come un impedimento da aggirare e superare, e perché i politici sono felici della presenza di problemi nella società, perché così nascondono i loro traffici ed hanno sempre materiale propagandistico fresco fresco per abbindolarci.

Ma andiamo a vedere cosa è accaduto. L’elemento scatenante è stato una giovane rom che ha cercato di rubare una neonata. Tante volte se ne è parlato, ma probabilmente questa è la prima volta che si verifica veramente. No, non si tratta della goccia che fa traboccare il vaso, ma d’un possente fiotto d’acqua che trasforma un torrente in un fiume in piena. Infatti oramai ai furti impuniti ci eravamo quasi abituati, e sappiamo che per una distorsione di democrazia e legalità – oleata dal tumore chiamato “buonismo” – i rom non sono tenuti a rispettare la legge italiana (mai sentito di rom che facciano la dichiarazione dei redditi o paghino le tasse…), con svantaggio sia per noi che crediamo nell’uguaglianza, sia per loro che non potranno mai avere la dignità di essere trattati da (o come se fossero) cittadini italiani… col miraggio della integrazione nel tessuto sociale che va a farsi benedire.

Cosa si fa in questi casi? Si manipola l’informazione, ovvio, e si distorcono gli eventi: subito sono stati interpellati quegli “esperti” che data la loro insignificanza nel panorama italiano le poche volte che vengono consultati devono colpire per la imbecillità delle proprie “dotte” considerazioni. E’ il caso del sociologo Maurizio Fiasco (un nome, un programma…) che come lascia intendere il suo cognome si esprime con la lucidità di un alcolizzato cronico, asserendo che la donna napoletana cui è stata sottratta la bambina s’è inventata tutto, in preda al terrore del babau, dell’uomo nero, quel ancestrale incubo che fa immaginare le minacce più incredibili come non solo reali, ma addirittura accadute.

Poi si cerca sempre di scaricare la colpa dell’evento sui gruppi di estremisti di destra, cosa abbastanza facile perché purtroppo in questo Paese di cretini dai capelli corti e dal braccio alzato ce ne sono, e non si capisce se siano più coglioni per abbracciare supinamente ideali da cerebrolesi e da ergastolo o per prestarsi a fare da (inconsapevole?) strumento nelle mani dei politici, di TUTTI i politici.

Però stavolta a Napoli s’è verificato un problema che ha impedito al solito meccanismo di distorsione del reale di venir ripresentato: le immagini televisive a Napoli mostravano donne inferocite che assaltavano le recinzioni dei campi nomadi… quindi non si poteva dire che stavolta erano i naziskin a fare gli assalti… cosa rimaneva da pensare? MA CERTO! Alla Camorra! Ovvio, siamo a Napoli, no? Visto che il Vesuvio è silente e non si può dare la colpa a lui per gli incendi la Camorra è ottima alternativa! Quindi tutti d’accordo! La rivolta dei napoletani è non solo strumentalizzata, ma generata e gestita dalla camorra!

Cari politici, ma per una volta guardare in faccia alla realtà non si può? Ammettere che con la vostra arrogante assenza avete trasformato l’Italia in un Far West vi pesa troppo?

10 Risposte to “L’assalto ai campi nomadi”

  1. Letto, firmato e sottoscritto.

  2. barney said

    “Che l’episodio narrato, senza nemmeno uno straccio di testimone, dalla signora Flora Martinelli non sia un tentativo di sequestro lo capisce anche un ragazzino. Sì, certo, la zingara non doveva assolutamente introdursi in un appartamento non suo per rubare, ma parlare di sequestro non sta in piedi, visto che la neonata – ammesso che davvero sia stata presa in braccio dall’intrusa – non è mai stata portata fuori dell’appartamento. E se non ha varcato la soglia di casa come si può parlare di sequestro anche solo tentato? Lo stesso padre della signora Martinelli afferma di avere bloccato la ragazza prima sulle scale e poi in strada senza che avesse in braccio la bambina, quindi l’unico elemento di accusa contro l’intrusa è la parola della signora Martinelli, comprensibilmente sconvolta e convinta magari in buona fede che la ragazza si sia avvicinata alla bambina o l’abbia anche presa in braccio non tanto per istinto materno quanto invece per volerla rapire. Per la signora Martinelli è certo più gratificante sentirsi un’eroina, una mamma che ha salvato la figlia dalle sgrinfie del lupo cattivo anziché una madre che forse farebbe meglio a non lasciare sola in casa sul seggiolone una neonata”

    lo so, lo so, non ci crederai, ma l’ha scritto un “giornalista” dell’espresso. per una lettura integrale ed esilarante, su l’espresso on line – blog d’autore.

  3. RondoneR said

    purtroppo oltre alla funesta carità c’è anche, come sempre, tutto un giro di “guadrini” che fa anche più schifo.

  4. Albert1 said

    Mah.
    A me ‘sta storia degli “zingari che si rubano i bambini” ha sempre puzzato parecchio di leggenda metropolitana. Quanti di voi si sono sentiti raccontare che la stessa cosa è successa proprio lì, nel centro commerciale più vicino, con le due zingare beccate proprio all’ultimo nei bagni quando ormai avevano finito di rasare i capelli al bambino (o bambina a seconda dei casi), infagottato/a negli stracci, e salvate a malapena dal linciaggio grazie all’intervento ora di vigilantes ora di poliziotti in borghese ?

    Come per tutte le leggende, un “fondino” di verità c’è, magari a Napoli è successo davvero, chissà. Però la reazione dei cittadini non è stata male: sono riusciti in due giorni a fare quello che le istituzioni non hanno fatto in decenni.

    Però non mi sta bene. No. Nemmeno un po’.

    Troppo facile così, lasciamo che le pulizie le facciano i cittadini, i “giustizieri”, i “vigilantes”, le “ronde”, la camorra, la mafia e la ‘ndrangheta, nonchè la sacra corona unita, noi le mani non ce le sporchiamo.

    No, C-A-Z-Z-O, no.

    Gli zingari me li devono levare dalle balle. Io pago per questo, io VOGLIO questo. Non mi espongo in prima persona, non ho voglia di preparare molotov, non ho cartucce da sprecare, non sono preposto a questo. Chiaro ?

    Che va pure a finire che mi becco una denuncia per danneggiamenti o peggio me ne vado dentro per omicidio… MA DE CHE ?

    Mi dispiace, ma ci pensassero loro, e non è una speranza, è una PRETESA.

    E’ forse chiedere troppo ?

  5. Andrea Rossi said

    Condivido l’analisi di Romacogitans, quello che sta accadendo a Napoli e’ l’ovvia conseguenza di un’assenza delle istituzioni che sta portando i cittadini a farsi giustizia da soli, quello che accade e’ il frutto di un buonismo ipocrita lassista e criminogeno, un buonismo che secondo me ha molto a che fare con il cosidetto movimento del ’68, un movimento che seppur con lati positivi ha di fatto distrutto ogni idea di rispetto per l’autorita’, il “vietato vietare” di quegli anni ha portato i suoi nefasti frutti fino a Napoli.

    Per evitare che la situazione degenri in tutt’Italia bisogna ripristinare il concetto di legalita’, di disciplina e di autorita’ e questo anche a rischio di farsi bollare come fascisti da una certa sinistra ridicola, avulsa dalla realta’ ed ormai pero’ completamente squalificata dai cittadini italiani che non credono piu’ alla loro retorica ed alla loro ipocrisia di “comunisti” con i milioni in tasca.

  6. Albert1 said

    Il ’68 ci porta un po’ troppo lontano…😉 E soprattutto ridà al discorso una connotazione “politica” che poco mi garba (anche perchè apre la strada a polemiche, accuse, rimpalli e negazioni di responsabilità che in definitiva sono tra le concause del fenomeno di cui tratta).
    L’autorità si rispetta quando questa si fa rispettare. Se il poliziotto (in quanto simbolo di autorità) non c’è e quando c’è crea più danno che beneficio, ecco l’inizio del suo tramonto.
    Se il magistrato (in quanto capo del poliziotto) fa si che quest’ultimo non possa fare il suo lavoro, la cosa prende forma.
    Quando un sistema politico permette al magistrato di intralciare il poliziotto che a questo punto si sente demotivato ed applica il facile “chi me lo fà fà”, abbiamo il quadro completo della situazione.
    Anni ed anni (decenni) di questo andazzo e si spiega tutto. Poliziotti trasformati in funzionari ed impiegati ministeriali (con la conseguente filosofia del “io mi faccio le mie 8 ore, il 27 mi accreditano lo stipendio e per il resto fregatevi”), quelli che cercano di far bene il loro dovere guardati come matti (e spesso penalizzati), facili spazi per gente che magari farebbe bene ad intraprendere altra carriera (si vedano “sparatori dell’autostrada” et similia), in definitiva un ambiente rugginoso e nebbioso in cui muoversi correttamente è impossibile.
    Questo stato delle cose, a sua volta, giustificherà l’istituzione di turno che lamenterà insufficienza ed inadeguatezza dei mezzi a sua disposizione (non abbiamo agenti a sufficienza, non possiamo controllare il territorio) e così via in una specie di loop dove chi se la prende nel secchio sono i cittadini normali.

    Tornando sul punto, la cosa che mi ha colpito all’inizio di questa faccenda, è che a Ponticelli in principio è stato inviato sul posto quasi un intero reparto mobile (i “celerini”) per proteggere gli zingari dai cittadini e NON per toglierli di mezzo. Non c’è qualcosa che stride ? Ciò vuol dire che quando si arriva al patatrac i mezzi ci sono, perchè allora non usarli prima ? Invece no. Chissà quanto ci è voluto perchè quel campo raggiungesse le dimensioni che aveva e chissà quante volte la gente ha chiesto che fosse sgomberato e chissà quante volte si è sentita rispondere che “no, non si può, non abbiamo risorse a sufficienza”.

    Quello che ancora non hanno capito (o che, peggio, fanno finta di non capire) è che il problema immigrazione sta nella quantità e nella concentrazione, non nell’immigrazione in sè. Un paio di baracche in un campo, con due famiglie isolate non sono un pericolo e sono di facile gestione; una baraccopoli di 500 persone è un disastro impossibile da affrontare se non con mezzi estremi.

    E’ una questione di statistica, di probabilità: su 10 immigrati clandestini è difficile trovare il malandrino, su 1.000 è certo che ce ne siano almeno 10, e 10 bastano per creare grossi problemi sia agli altri 990 sia a chiunque si trovi sulla loro strada.

    Non credo che ne usciremo, io continuo a rivendicare il mio diritto ad essere protetto, ed in subordine quello a proteggermi da solo qualora il primo mi sia negato. Il che, con buona pace del “giornalista” de l’Espresso citato da Barney si traduce in: se una persona riesce ad introdursi dentro casa mia (perchè le hanno permesso di farlo e non sono capaci di tenerla fuori) e una volta dentro la becco con un mio figlio in braccio (con l’intenzione di rapirlo, oppure presa da istinti materni o paterni, o solo per spostarlo dal passeggino), beh, signori, quella persona non esce più, perlomeno non con le sue gambe.

    E andiamo avanti così, facciamoci del male.

  7. Andrea Rossi said

    Albert sono d’accordo con te sul fatto che anche le forze dell’ordine ed i magistrati hanno le loro responsabilita’ cosi’ come ovviamente i politici, credo tuttavia che il ’68 pero’ abbia dato il suo bel contributo culturale al declino di questo paese.

    E’ giusto che l’autorita’ debba essere legata all’autorevolezza ed invece ci sono troppi raccomandati ed incapaci anche nelle forze dell’ordine e nella magistratura, il nepotismo borbonico in questi campi e’ oltremodo dannoso.

  8. RondoneR said

    ieri guardavo annozero (a proposito, finalmente ho visto Travaglio incazzato, ci voleva il giochino speculare dell’amico della mafia, che mi ricorda la tragedia di Tortora, a farlo saltare per aria?) e c’era la solita scenetta fra gli amici degli immigrati e i duri leghisti razzisti.

    patetico.

    se anche uno davvero di sinistra come Leonardo, riconosce che non vuole vivere accanto a ‘stranieri’ in casa, mi chiedo come certi paraculi insistano sulla demagogia della tolleranza. Mi ricordano tutti quel Pillitteri socialista sindaco di Milano che urlava “fascisti” “squadristi” ai comitati di cittadini che gli volevano portare i nomadi sotto casa.

    Ecco il punto è sempre questo.

    Chi vuoi come vicini di casa? Ci sono pub a Roma dove non vado mica perché sono frequentati da ROM, ma da americani ubriachi e scassacazzi. Non mi fa di fare a schiaffi. Almeno non sempre.

    Allora resta la questione che tutti vogliono il proprio spazio, ok. Quello che fa incazzare gli italiani è che spesso a loro viene precluso in favore dell’ultimo arrivato. Questo è un po’ pericoloso.
    Per entrambe le parti.

  9. kenpachi1 said

    Bell’articolo. Sempre pensato che i cittadini sono migliori delle istituzioni che hanno la presunzione di rappresentarli. Il lasciamo fare, il “benaltrismo”, il
    2tanto che volete che sia” sono i motori di queste situazioni balorde.

  10. per Andrea Rossi: il 68 a mio giudizio è nato da rivendicazioni sacrosante (laicità, parità tra sessi, libertà, riforme, uguaglianza) ed ha rappresentato il fulcro di un periodo tra i più “attivi” (oltre che reattivi) della storia di questo pianeta, proprio perché planetario.

    La musica non erudita, ad esempio, ha partorito tra le cose migliori della sua storia… ed anzi, quasi si può dire che lì sia nata la musica pop e rock come la conosciamo oggi, e che oggi purtroppo non vale la metà di un quarto di quanto allora concepito.

    Parimenti, tale forte scombussolamento sociale e rimescolamento di fittizie ma imposte certezze (quali le religioni) è anche degenerato nei gruppi armati, prima che la stragrande maggioranza dei sessantottini barattassero le loro minacce di rivoluzione col classico “posto bbono” in qualche ministero, in un baraccone parastatale come RAI o ENEL, o a fare il giornalista per Berlusconi (Liguori)

    Insomma, il 68 da una parte è degenerato, dall’altra è stato poco più di un bluff, e prova ne è che l’Italia è ancora uno Stato confessionale quanto l’Iran, distante migliaia di anni dai Paesi civili europei.

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