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Programma politico di RC (10): Media ed intrattenimento

Posted by romacogitans su 12 aprile 2008

Normativa media: a livello nazionale ogni operatore può avere al massimo un “canale” per ogni sistema di comunicazione, quindi si potranno al massimo cumulare una licenza per internet (cavo o wi-fi), una per cellulari, un canale TV, uno radio, un giornale. Stesso discorso a livello regionale. LA RAI, da privatizzare in toto con spezzatino (vendendo i canali TV terrestri separatamente, ma allegando ad ognuno un canale Radio, almeno un paio di canali TV satellitari e vari servizi specifici: non dimentichiamo che la RAI ha tra chiaro e criptato, tra terreste e satellitare in totale che si aggira sui 25 canali, per i quali “lavorano” migliaia di raccomandati, leccapiedi, servi ed imbucati vari anche pagati dal nostra canone!). La trasmissione dei servizi considerati di carattere nazionale avverrà in concessione, con appalto quinquennale da mettere sul mercato e da aggiudicare al migliore offerente. I canali analogici dovranno essere trasmessi almeno per 10 anni dall’ultimo televisore analogico senza decoder venduto. A livello nazionale dovranno essere minimo 5 e massimo 10. Una normativa speciale riguarderà i canali stranieri che trasmettono sul territorio italiano, quali RAI 1 e SAT2000, dello Stato Vaticano. 15 le concessioni per canali in chiaro trasmessi sul digitale terrestre, con massimo tre per operatore, solo una delle quali può essere generalista. A questi si aggiungono i canali regionali che trasmettono a livello nazionale, ovvero il canale che in ogni regione ha ottenuto l’appalto quinquennale dall’amministrazione regionale per trasmettere una specifica programmazione. Per nazionale si intende che raggiungano almeno il 90% del territorio. Nessun politico può possedere organi di stampa o radio-televisivi. Coloro che ne fossero proprietari e volessero entrare in politica devono tassativamente affidarli ad un “blind-trust” nominato dalla Unione Europea 3 mesi prima delle elezioni, sino all’espletamento dell’eventuale mandato parlamentare. La TV generalista di qualità dovrà essere trasmessa in chiaro, mentre quella spazzatura (“realities”, TG1 e TG4, Verissimo e tutto legato alla lobotomia cerebrale come trasmissioni di chiacchiere – dette in inglese “gossip”) dovranno essere criptate ed a pagamento, sempre in ottemperanza al principio della responsabilità: chi vuole annientarsi il cervello deve farlo con una scelta ponderata, non scaricando sulla società la decisione di essere un’inutilità ma anzi compensandola (per aver abiurato alla propria intelligenza, potenzialmente risorsa della società tutta) attraverso il pagamento di un costo, la payTV (o pay per view).

Musica ed editoria: abolizione dei fondi statali alla Stampa in genere, ma mantenimento per le pubblicazioni scientifiche e culturali (scelte da un consiglio di universitari). Stessa sorte per cinema, pubblicazioni di libri e dischi, dove verranno prese diverse strategie a livello di tasse, a seconda che si tratti di un prodotto dozzinale o di qualità. La musica commerciale (quella delle major) sarà tassata al 20%, mentre etichette indipendenti saranno avvantaggiate con sgravi fiscali, come anche trattamenti di favore avranno le pubblicazioni di debutti di gruppi o cantanti (a prescindere da chi li pubblica), sia per renderne più basso il prezzo di vendita di album pubblicati da cantanti sconosciuti, sia per incentivare le aziende a puntare sui giovani. Il Festival di S. Remo sarà sostituito dalla Sagra della Ghianda… nessuno noterà la differenza, tanto sempre porci coinvolge…

Funzione educativa della TV: chiunque lavora in TV dovrà sottoporsi a dei corsi di italiano, perché compito della TV non è solo intrattenere ma migliorare il cittadino, educarlo. In particolar modo i giornalisti nel corso biennale di specializzazione post-lauream che sarà viatico fondamentale alla professione (propedeuticità che sostituirà l’abolito ordine) dovranno fare anche corsi di dizione… non ce la faccio più di gente che al TG parla in napoletano o bergamasco…

Squadre di Calcio: la corruzione del mondo del calcio richiede un intervento drastico, con lo scioglimento di tutti i club, ad ogni livello. Le nuove squadre potranno essere formate in base ai bacini territoriali e portare il nome dell’area in questione: un’area di 1.000.000 abitanti può iscrivere una propria squadra al massimo girone, una di 500.000 al secondo, 250.000 al terzo, 150.000 al quarto, 80.000 al quinto e così via. In questo modo ad esempio solo il Comune di Roma avrà 2 squadre nel massimo campionato ed 1 di secondo livello, mentre la Lombardia tra Milano (un paio di squadre se si considera l’area della Grande Milano) e le varie Province può arrivare ad una mezza dozzina di squadre.

Nell’“anno zero” del calcio italiano i nuovi campionati verranno formati su due livelli: gironi eliminatori regionali cui si accede in base alla grandezza del bacino d’utenza relativo (iniziano le piccole, le grandi entrano in gioco per ultime), per poi arrivare a due campionati nazionali (Nord e Sud) con 14 squadre l’uno. Le migliori 4 di ogni campionato vanno a giocarsi i playoff con dei quarti di finale incrociati, le peggiori 4 dei due campionati i playout (una del sud conto una del nord) per decidere le eventuali retrocessioni. Già dopo il primo anno di “rinascita” i campionati delle varie serie non verranno più formati in base al bacino d’utenza delle squadre bensì dai risultati raccolti nel precedente campionato.

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