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Programma politico di RC (7): Territorio

Posted by romacogitans su 10 aprile 2008

Statalizzazione del territorio: come accade in alcune parti dell’Olanda (quindi non un Paese comunista) il terreno deve appartenere alla Res Publica: questo porta all’abolizione della proprietà privata del terreno. Dove ciò non avvenga va requisito e dato in concessione per 30 anni (rinnovabile), gratuita per i primi 30 anni a quelli cui si è requisito, a pagamento da subito per gli altri. Unica eccezione il sovrano ordine di Malta, mentre tutte le proprietà delle varie confessioni religiose (templi compresi) dovranno sottostare alle leggi italiane, senza alcuna eccezione.

Pianificazione del territorio: riguarda tutto paesaggio. La pianificazione deve essere integrata già nel momento della programmazione (non ascoltate urbanisti ed ingegneri che vi dicono che in Italia è così, perché non è vero). Il territorio (inteso almeno come urbano ed infrastrutture, momenti inscindibili) va pianificato e gestito da Province, in collaborazione (e sotto la supervisione) delle Regioni, sentiti gli urban centres (misto tra attuali municipi e comitati di quartiere), adottando politiche che si ispirino all’ABC olandese ed al TOD nordamericano, ma con una attenta distribuzione di servizi, uffici ed edilizia residenziale (30% della quale popolare e fatta con l’autocostruzione) nelle stesse aree, quelle delle stazioni ferroviarie. La pianificazione deve ambire a creare strutture urbane policentriche attraverso la costruzione di infrastrutture ferroviarie tangenziali (quindi non centripeti, come invece dicono gli ingegneri italiani, che non capiscono un cazzo di strutture policentriche).

Le politiche devono TUTTE essere a misura di bambini, anziani e di portatori di handicap.

Problema casa: le nuove espansioni devono OBBLIGATORIAMENTE avvenire a distanza pedonale da stazioni di treni. Nel caso esista una ferrovia ma non una stazione, i costruttori possono costruire edifici solo se prima costruiscono una stazione. Se hanno un terreno senza né ferrovia, né treno, dovranno costruirvi un a ferrovia che porti ad un’altra stazione, sentendo l’autorità provinciale di pianificazione territoriale. Il 20% degli appartamenti nei condomini (su un palazzo di 20 appartamenti, 4 andranno alle Province) costruiti da privati deve essere consegnato alle Province che li gestiranno come abitazioni ad uso popolare. Inoltre vanno sviluppate politiche che prevedano la costituzione di cooperative pubblico-privato per l’autocostruzione, in cui lavoreranno soprattutto cittadini stranieri per costruirsi le proprie case (magari replicando i progetti per altri edifici in zona, così si mantiene uno “stile” unitario all’area – evitando di costruire il palazzo-ghetto – e si risparmia sui costi di progettazione) in aree che formeranno i nuovi quartieri o paesi, nelle stesse aree di espansione per cittadini che acquistano le case, per evitare la costruzione di ghetti e permettere una integrazione degli stranieri. ASSOLUTO DIVIETO DI VIVERE IN BARACCHE, ROULOTTE, PER STRADA, ECC. Riutilizzo delle caserme in città, da ristrutturare in case o centri multiservizi (uffici pubblici, Urban Center, mercato, parcheggi pertinenziali, centro sportivo, ecc…) di ambito locale (quindi NON sovralocale! Non deve attirare traffico ed auto!).

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