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Programma politico di RC (3): Lavoro

Posted by romacogitans su 8 aprile 2008

Legislazione lavorista: abolizione legge 30/2003 (detta Biagi). Abolizione dei concorsi nella pubblica amministrazione. Abolizione di tutti gli ordini, antico retaggio medievale e del corporativismo fascista. L’ufficio di collocamento deve diventare veramente ufficio di collocamento. Le attuali società private di lavoro interinale devono trasformarsi in società di selezione del personale, da cui devono attingere anche le pubbliche amministrazioni. Le politiche (soprattutto quelle dell’orario di lavoro) sono mirate alla sparizione di forme preistoriche di organizzazione sociale, quali le casalinghe, per offrire maggiori possibilità di dignità sociale alle donne. Triplicazione tassazione per gli straordinari, perché questi rappresentano un enorme limite ad ulteriori assunzioni, e pesanti multe a chi utilizza i dipendenti per orari (calcolati semestralmente) superiori a quanto stabilito per contratto: chi lavora tanto in certi periodi deve essere compensato con tempo libero, non con denaro! Annullamento della differenza salariale di turnazione durante il fine settimana, perché il fine settimana generale da un punto di vista lavorativo non esisterebbe più. Detassazione del telelavoro. Istituzione di un sussidio di disoccupazione della durata di 6 mesi, con l’obbligo di presentarsi ogni settimana presso l’ufficio di collocamento o una società di lavoro interinale (ma a rotazione, ogni volta diversa), e farsi dare indietro uno “scontrino” dalle aziende finali che si contattano che attesti il tentativo di trovare lavoro (ma sarà opportuno trovare una forma che utilizzi sistemi elettronici integrati con il Ministero del Lavoro).

Contratti: contratti minimi di 2 anni, con 6 mesi di prova durante i quali è possibile licenziare i dipendenti senza alcun rimborso. Contratti speciali, particolarmente onerosi per le aziende, saranno quelli stagionali (che si possono usare anche per “tappare” alcuni picchi di lavoro), che possono durare dai 3 ai 6 mesi e prevedono un compenso del 50% più alto per i lavoratori rispetto a pari mansioni (o comparabili) dei contratti normali. Unica eccezione, i contratti semestrali per sostituire chi ha ottenuto permessi di paternità o maternità, che non subiranno vessazioni fiscali ma la cui maggiorazione del 50% extra verrà lasciata a carico della azienda, per incentivare all’assunzione di personale a tempo indeterminato ma con contratti ad orario (e compenso) variabile. Dopo un primo contratto a tempo un’azienda alla sua scadenza ha solo la possibilità di offrire al lavoratore un contratto permanente, altrimenti lo può lasciare andare con una buonuscita di 3 mensilità. Incentivazione all’uso di contratti flessibili, con personale che a seconda delle necessità aziendali lavorerà part-time o a tempo pieno.

Scioperi: divieto di sciopero prima che venga firmato un contratto. Come in Germania si potrà fare ricorso agli scioperi solo in occasione della conclusione di accordi tariffari. Per questo motivo le rivendicazioni sindacali potranno essere gestite solo dalle parti del contratto tariffale. Da proibire le vertenze sindacali sulle materie già fissate nel contratto mentre è ancora in vigore un contratto tariffale. Ciò ha fatto sì che in Germania gli scioperi siano sempre stati di un numero ridotto. Lo Stato dovrà mantenersi neutrale anche nelle lotte sindacali. I soci dei sindacati riceveranno dei sussidi dai fondi-sciopero dei sindacati a risarcimento del loro mancato guadagno, mentre chi non è socio non riceve nulla.

Ogni sciopero illegale va punito con sanzioni pari a 10 volte il danno arrecato, mentre l’interruzione del pubblico servizio va punito con la sospensione per 5 anni dal lavoro o della licenza dello specifico lavoro in questione (come i tassisti a Roma ed i camionisti che hanno bloccato le autostrade) più pene economiche pari a 10 volte il danno arrecato.

Licenziamenti: facilitazione per le aziende ai licenziamenti, con cancellazione della giusta causa. Dipendenti pubblici e privati possono essere licenziati in ogni momento, ma devono avere un risarcimento economico base pari a 6 mensilità, cui aggiungere un conguaglio da calcolarsi in base all’età anagrafica e anzianità di servizio. Prendere spunto da altri Paesi europei per questi assunti.

Orario di lavoro: istituzione della settimana lavorativa di otto giorni (cinque si lavora 7 ore e tre si è liberi) per una apertura costante di uffici ed industrie e massimizzazione di ogni struttura ed infrastruttura presente sul territorio (con un’economia attiva h. 24); massimo 35 ore settimanali, da calcolarsi però semestralmente, per offrire flessibilità alle aziende per affrontare i picchi di lavoro. Le settimane lavorative annuali saranno 45,625 e le ore annuali 1.597 (per chi lavora a tempo pieno), da cui detrarre ferie e festività soppresse (che ammontano a 175 ore annuali, per la stessa categoria). Incentivazione fiscale al part-time verticale (orario diario di 7 ore) di 21 ore settimanali, meno incentivi a quello orizzontale, perché il tempo PER il lavoro (che comprende gli spostamenti) non subisce una riduzione congrua ed apprezzabile. Il fine settimana come lo intendiamo noi oggi non esisterebbe più. Esempio per i meno perspicaci: Silvio fa la prima settimana lun.-ven. (5 gg.), si consente 3 giorni ad Arcore a contare i soldi e vedere la TV sul digitale terrestre e poi fa la seconda settimana di lavoro mar.-sab. (5 gg.), altri 3 giorni a casa e poi a lavoro merc.-dom (5 gg.), ecc. Walter invece inizia la prima settimana martedì, lavora fino a sabato (5 gg.), va a farsi 3 giorni a Eurodisney (gli piacciono tanto le buffonate) e ritorna a lavoro il mercoledì successivo, dove lo aspettano 5 giorni di lavoro, prima dei 3 giorni di riposo da dedicare a cinema maanche farsi scrivere libri da pubblicare a proprio nome. E così via.

Introduzione del modello a staffetta (usato in Germania negli anni ’90 dalla Volkswagen). Fino a 30 anni contratti part-time mentre vi è l’espulsione graduale dei lavoratori più anziani: a 55 anni incentivazione ai dipendenti per ridurre l’orario di lavoro con orari part-time di 28 prima e 21 ore settimanali poi (4 e poi 3 giorni a lavoro, ed il resto della settimana di 8 giorni a casa) fino a 60 anni; part-time obbligatorio dopo i 60 (con integrazioni economiche), pensione “standard” per tutti (uomini e donne) a 65 anni ma con possibilità (incentivata con integrazioni economiche) di rimanere a lavoro sino a 70 anni per chi lo volesse, ma con orari di 15 ore su 8 gg. Il sistema consente di diminuire il carico delle pensioni, psicologicamente rappresenta una graduale via di uscita da un mondo che per molti ha rappresentato “il mondo”, ed agevola l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro.

Festività e ferie: 20 giorni lavorativi per le ferie (140 ore per chi lavora 35 ore a settimana), cui vanno aggiunti 5 giorni (35 ore) per festività religiose soppresse, alle quali ogni dipendente ha diritto in base alla propria religione o alle proprie necessità.

2 Risposte to “Programma politico di RC (3): Lavoro”

  1. Ginonema said

    ciao!
    Vedo che hai pubblicato nella colonna sx la storia di rutelli che ti avevo segnalato in un altro commento…. ora invece ti dico da dove ha preso l’ispirazione Veltroni: http://it.youtube.com/watch?v=rdkecMOT1ko&feature=related
    Se ti candidi tra 5 anni, ti voto.
    Ciao!

  2. Sì, grazie mille per il link: mi hai fatto scoprire un interessantissimo blog.

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