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Programma politico di RC (1): Uguaglianza

Posted by romacogitans su 7 aprile 2008

Parità tra uomo e donna: Piena parità tra sessi nei diritti e doveri, con forti pene a chi trasgredisce (soprattutto agli imprenditori). Nel dettaglio:

a) estensione della maternità anche all’uomo, con permessi di paternità (anche per evitare la discriminante che le donne non vengano assunte). Lo Stato si accolla il costo di questi periodi, anche per i liberi professionisti, ma bisogna essere lavoratori per godere di questi diritti. Durante un periodo di transizione di almeno 20 anni (per offrire opportunità che facciano sviluppare una cultura dell’uguaglianza tra uomo e donna) il 50% dei selezionati in qualsiasi contesto (politico, società private, pubblica amministrazione) deve essere donna. Inutile rimarcare che stipendi e diritti DEVONO essere uguali tra uomo e donna, e ci si prefigge di usare forti strumenti repressivi e sanzionatori per i datori di lavoro che non rispettino la legge.

b) abolizione valore legale matrimonio e di tutte le forme ad esse collegate (pensione reversibilità, ottenimento nazionalità, ecc.) per finalmente dare dignità alle persone come tali e smettere di relegare le donne ad “utero che cucina”, svilite in questo ruolo marginale ed accessorio dalle religioni monoteiste, per superare una cultura che aveva molto senso in tempi antichi (per obbligare gli uomini ad avere responsabilità su figli nati da coiti estemporanei) ma ora è antistorica. Le unioni perdono valore per esaltare i diritti delle persone come singoli. Ogni forma di discriminazione in base a sesso, età, cultura, religione, etnia, colore della pelle, ecc. verrà FEROCEMENTE perseguita dallo Stato. La politica nazionale è mirata a salvaguardare i più deboli: anziani, bambini, madri, giovani e non le famiglie, che secondo il diritto non esisterebbero più (che senso ha la frase “famiglie mononucleari”? Non fa ridere?). I rapporti tra due persone (a prescindere da religione, etnia, sesso, cittadinanza) verranno regolati dal Patto dei Diritti & Doveri Condivisi. Il matrimonio può comunque mantenere le sue forme folklorico/religiose, ma senza alcun valore legale.

Ateismo dello Stato: uno Stato aconfessionale non può semplicemente definirsi laico, perché laici sono anche i seguaci dell’Opus Dei (non so se mi spiego), quindi Stato Ateo è definizione più democratica e più rispettosa dei suoi cittadini. Ateismo dello Stato non significa ateismo di Stato, ossia che atei debbano esserlo i suoi cittadini, piuttosto che atea è tutta l’impostazione giuridica e normativa, in quanto deve prescindere da qualsiasi riferimento a forme immanenti, perché necessariamente deve essere al di sopra di ogni favoritismo nei confronti di una religione o l’altra. Ciò è passo necessario per concedere uguale importanza ai suoi cittadini, che hanno libertà di credo come uguale dignità hanno tutte le religioni davanti allo Stato, che è e deve essere super-partes. I rappresentanti delle varie religioni presenti sul suolo italiano si impegnano al totale rispetto della legge italiana ed a non cercare di interferire né ostacolare la vita pubblica, e l’Italia si prodigherà nel fornire ogni appoggio alle varie confessioni, sempre e comunque nel pieno rispetto della legge dello Stato. Saranno perciò vietate forme di disturbo alla quiete pubblica (campane, richiami dei minareti in orari impropri e per tempi prolungati) e vietate le macabre forme rituali di sgozzamento di animali o riti cruenti di ogni tipo. La religione è diritto di ogni persona, ma deve essere confinata al momento spirituale personale, quindi – a parte riti, rituali e cerimonie – sono vietate tutte le forme “sociali” delle religioni (in primis manifestazioni di piazza). Vanno invece incentivati gli interventi di comunità religiose che lavorino sul territorio assieme allo Stato con finalità filantropiche, per il bene della società tutta e che quindi non abbiano come fine la circuizione e la conversione. È quindi ovvia l’abolizione di tutte le feste religiose (Natale ebraico, Natale cristiano, Capodanno cinese, Pasqua cattolica, Pasqua ortodossa, assunzione, ramadan, ecc.). Le relazioni con Stati stranieri teocratici quali Vaticano ed Iran avverranno secondo le norme del diritto internazionale (questo porta all’abolizione dell’Art. 7 della Costituzione e soppressione del secondo comma dell’art 8). Divieto per le formazioni politiche italiane di fare più o meno direttamente riferimento a religioni o simboli religiosi.

Lo Stato si muoverà affinché i templi religiosi (da un punto di vista legislativo da equiparare a stadi, palazzi dello sport ed auditoria) e le relative strutture presenti sul territorio italiano vengano utilizzati – a seconda di orari e di giorni della settimana – dalle varie confessioni religiose, anche per favorire un contatto pressoché costante sia tra i rappresentanti delle religioni come anche tra i vari credenti.

5 Risposte to “Programma politico di RC (1): Uguaglianza”

  1. Leo said

    …volevo semplicemente segnalarti che oggi, in Italia, esiste già una forma di riconoscimento del cosiddetto diritto di paternità, nel senso che, se la donna non usufruisce del permesso di maternità, il coniuge può usufruirne negli stessi termini nei quali ne usufruirebbe la donna.
    Con l’abolizione del matrimonio dal punto di vista del riconoscimento dello status di “sposato”, si dovrebbe comunque prevedere qualcosa per il riconoscimento dei figli nati dall’unione di 2 persone, almeno per garantire coerenza nel riconoscimento del diritto di paternità di cui parli sopra.

  2. Leo, ti ringrazio del commento, ma temo che entrambe le tue considerazioni siano decontestualizzate.

    Ero a conoscenza della possibilità per il padre di rimanere a casa. Ti sarai però accorto che io parlo di tutt’altra cosa, cioè del fatto che TUTTI E DUE i genitori devono godere del diritto in questione, magari anche in momenti diversi, ma NON O uno O l’altro, perché l’attuale situazione è un impedimento all’assunzione delle donne.

    Per la tua seconda considerazione, anche lì forse non hai notato che al centro del discorso ci sono i figli e non i genitori, e quindi ci saranno apposite leggi a regolare i diritti del nascituro come i doveri dei genitori (e per genitori intendo in primis “coloro che hanno generato” e poi in un secondo momento “coloro che ne hanno la patria potestà”). Inoltre a testimoniare che uno mette al mondo una persona c’è il certificato di nascita. Il matrimonio è assolutamente inutile in questo contesto, ma questo lo è già ora, almeno nei Paesi civili (e l’Italia non è tra questi, come sappiamo). Negli altri casi dove una forma contrattuale tra due persone potrebbe avere più senso (ma che comunque prescinde dalla questione figli, come visto) ci sarebbe il “Patto dei Diritti & Doveri Condivisi”, sulla falsariga dei DI.CO ma con un valore decisamente più amministrativo.

  3. Leo said

    D’accordo sul contesto.
    Però, se lasci la possibilità di scegliere chi prende il permesso in modo esclusivo (o l’uno o l’altro) non puoi sapere a priori chi lo prenderà, quindi il datore di lavoro non conosce a priori la situazione ed è di fronte alla stessa probabilità assumendo un uomo o una donna.
    Da un punto di vista imprenditoriale sarebbe probabilmente preferibile (e più sostenibile) una situazione nella quale sono sicuro che solo un genitore si assenterà, piuttosto che avere una situazione nella quale sono sicuro che si assenteranno entrambi.
    In Islanda funziona così e sembra che le cose vadano piuttosto bene dal punto di vista degli imprenditori locali. Ma anche questo è solo un esempio e spero che non speculerai troppo sul fatto che nell’isola sono solo in 300.000 circa……

    Per la seconda questione, hai detto bene: “nei paesi civili”… In Italia non è affatto la stessa cosa un figlio all’interno di un matrimonio o al di fuori… I diritti-doveri non sono esattamente gli stessi, a partire da una serie infinita di questioni burocratiche.

  4. Vada per l’Islanda, ma tu in Italia quanti “mammi” conosci? E quante coppie dove è la donna che lavora ed è l’uomo che sta a casa a stirare, cucire e cucinare? Per fortuna neanche il caso opposto è (quasi) più presente, ma questo non è sufficiente per giustificare l’attuale sistema. La cultura, Leo, la cultura è il vero Kinema Akineton, motore immobile di ogni società.

    Per i figli penso di aver detto tutto: qui si cerca di avanzare proposte per uscire dal medioevo, e far riferimento a ciò che c’è oggi – sono sicuro che converrai con me – serve solo a giustificare che è meglio spazzare tutto via.

  5. Dimenticavo: c’è solo una cosa peggiore del maschilismo maschile, ed è il maschilismo femminile, che è la supina rivendicazione delle donne della propria subalternità (ergo, inferiorità e dipendenza dall’uomo). Che io sappia il problema è soprattutto presente in aree del Mediterraneo ed in Sud America, dove culture di matrice cattolica o islamica (decisamente sovrapponibili) sono molto forti, ma anche l’estremo oriente non ne è esente. Per l’Africa non saprei, ma se non erro la cultura matriarcale è più forte che da noi…

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