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Ne hanno suicidato un altro

Posted by romacogitans su 27 marzo 2008

Molti nei giorni scorsi avranno seguito la vicenda del Dott. Ermanno Rossi, il ginecologo di Genova suicidato(si) lo scorso 10 marzo, in circostanze misteriose, perché coinvolto in una storia di aborti clandestini.

Alcuni TG (specie quello del Vaticano, il TG1) hanno però glissato su un elemento fondamentale: la clinica dove questi aborti avvenivano è quella della suore “Villa Serena”. I feti sono stati trovati dai carabinieri del Nas direttamente nei cassonetti della spazzatura della clinica retta dalle suore, nel quartiere residenziale di Albaro, dove in genere partoriscono le giovani della Genova-bene.

La cosa dovrebbe stupire fino ad un certo punto, perché è noto che le suore in genere non fanno uso di contraccettivi e quindi i rischi di gravidanze indesiderate sono sempre alti. Molte suore rimaste incinta sono costrette a far ricorso all’aborto perché è loro vietato mettere al mondo o allevare i propri figli, però ciò che infastidisce molto è questa schifosa ipocrisia: la direzione della clinica si dice vittima di un inganno da parte del ginecologo… peccato che il povero non possa più dire la sua… ma c’ha pensato la provvidenza, come sempre.

Non bisogna fare un grosso sforzo di fantasia per pensare che il Dott. Ermanno Rossi sia l’ultimo di una lunga lista di persone che sono state suicidate dal Vaticano… come poter dimenticare Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra? Bisogna però ammettere che le gerarchie vaticane dimostrano avere anche un certo nero umorismo nel decidere dove suicidare le proprie vittime.

E se a me dovesse mai succedere qualcosa (un incidente, un atto inconsulto, un suicidio), sapete dove andare a cercare i colpevoli:

Piazza S. Pietro 1, Roma, Stato Città Vaticano.

Una Risposta to “Ne hanno suicidato un altro”

  1. Albert1 said

    Ad un teorico del complotto come me, questa deduzione non sorprende nè meraviglia.
    Con questo non voglio dire che tu abbia fatto la scoperta dell’acqua calda, semplicemente che l’evidenza non lascia spazio a dubbi…
    Da sempre ritengo che alcune aree della nostra variegata società non vadano esplorate, o meglio che non sia opportuno mescolarcisi: tra queste figurano per l’appunto la criminalità organizzata e la chiesa, soprattutto quando si tratta di guadagnarci.
    Mi spiego meglio: chi in qualche modo si “affilia” ad una di queste organizzazioni (non parlo di “trovarcisi già dentro”, come potrebbe essere per il figlio di un boss o per un cardinale qualsiasi), lo fa in genere per un tornaconto, e lo fa consapevolmente. Non è del tutto vero: in storie di criminalità è possibile anche finire contro la propria volontà (ad esempio perchè ricattati), i rapporti con le organizzazioni ecclesiastiche invece sono sempre “cercati”.
    In entrambi i casi, comunque, l’obiettivo è sempre quello di guadagnarci (perchè in effetti ci si guadagna, e pure tanto).
    Bene, chi decidesse di frequentare tali “cattive compagnie” dovrà sempre aver molto chiaro che questi signori non danno mai nulla per nulla, e i ripensamenti non sono permessi. Quando si intraprende una di queste strade bisogna esser pronti a seguirla fino in fondo, qualsiasi sia la direzione: non esiste famiglia, non esistono principii, non esistono ideali. Lo “scrupolo di coscienza” non è mai contemplato, il prezzo da pagare per un eventuale passo indietro può essere molto alto. Quest’è, e non si scappa.

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