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Ideologia e religione

Posted by romacogitans su 24 marzo 2008

In occasione delle feste pasquali mi sembra il caso di recuperare un recente commento su religioni ed ideologia per dargli dignità di articolo, con alcune modifiche rispetto all’originale. Devo premettere che avere a che fare con persone che credano ciecamente in qualcosa mi mette a disagio e mi infastidisce perché ritengo che ogni essere vivente abbia il diritto di usare la propria testa per pensare e non ripetere i propri indottrinamenti, che di per sé rappresentano uno dei più chiari esempi di svilimento della persona umana in quanto tale.

Inizio riesumando la celebre frase di Marx sulle religioni, condividendo il giudizio che (almeno le tre religione monoteiste, che tanto si odiano proprio perché così simili tra loro) non siano altro che oppio per la mente umana, non solo per la loro poco nobile capacità di distogliere l’attenzione dall’immanente per procrastinare e traslare aspirazioni e rivendicazioni ad un oltretomba la cui esistenza è scientificamente certa quanto i ciclopi della mitologia o gli asini che volano, ma soprattutto perché usate da alcuni gruppi di potere per soggiogare la folla, come nel caso delle ingerenze dello Stato Vaticano negli affari italiani e spagnoli.

Il povero filosofo ed economista tedesco però si starà rigirando nella tomba perché in realtà egli stesso ha creato una religione perché il comunismo, seppur non basato sulla repressione della propria dignità di persona in questa vita per lanciarla verso le vacue aspirazioni ultraterrene, è stato svilito nella sostanza per far presa soprattutto sulle persone intellettualmente meno dotate, vere mandrie di ottusi che col pugno alzato sbandierano le pretese più inverosimili. E che dire degli estremismi di destra? Anche lì è l’ottusità a tenere uniti una serie di indecenti (s)propositi. Il fascismo, come e più delle altre religioni, è la sublimazione dell’irrazionalità, una poltiglia di concetti inconciliabili ma compressi assieme in maniera magistrale o risibile (dipende dal punto di vista), con risultato un inverosimile polpettone di beceri istinti e pulsioni.

Ad un’analisi superficiale può sembrare naturale che comunismo e religioni siano incompatibili, proprio perché il comunismo professa l’ateismo di Stato, mentre le dittature di destra sono sempre state colluse con il cattolicesimo, decisamente meno con l’islam e soprattutto per nulla hanno sopportato l’ebraismo, mentre purtroppo non so quale sia stato il trattamento del buddismo nel Giappone fascista. Il discorso si fa complicato, rischio di degenerare in chiacchiere da bar. Bisogna infatti stare attenti a non confondere la religione come elemento personale (per me diritto inalienabile della dignità umana) e la religione come strumento coercitivo nelle mani dei potenti, macchina di lavanda cerebrale che plasma, circuisce ed indirizza le azioni dei meno dotati intellettualmente, ovvero il 90% della popolazione, gente i cui poveri neuroni sono bombardati da TV spazzatura e da una società in genere fatta a misura di mediocre.

Quasi mai c’è un contrasto tra religioni ed ideologie come elementi “intellettuali” e personali di ogni singola persona (si può essere intimamente cattolico e comunista, come anche cattolico e fascista), quanto si scontrano invece i poteri di coercizione e controllo che a esse fanno riferimento. Semplicemente perché religione ed ideologia in questo sono la stessa cosa: sovrastrutture di vincoli ed obblighi, indirizzo e controllo, e chi ha le redini dell’una non può accettare che ci sia un altro burattinaio in giro che pretenda di manovrare la gente per i propri fini, specie se questi sono tra loro in contrasto… Salvo nel caso in cui lo Stato teocratico non scenda a patti con i poteri forti dello Stato dove vuole interferire, salvo quindi che la gerarchia religiosa attraverso l’uso della religione non si allei con i politici locali e appoggi la ideologia di Stato, come è accaduto col fascismo in molti Paesi: ed allora lo stupro mentale avviene sistematicamente, senza quelle possibili schizofrenie che creano instabilità sociale ma portano ad una crescita intellettiva della persona, e quindi alla sua pericolosità di “essere cogitante”.

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