RomaCogitans

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Anno nuovo, problemi stravecchi

Posted by romacogitans su 4 gennaio 2008

Passano mesi e anni, e le cose qui in Italia invece di migliorare peggiorano, tanto che si ha ogni giorno di più l’impressione che si faccia un passo avanti solo nell’arretratezza e nell’inciviltà.

Dall’ “emergenza” rifiuti che dura da 14 anni a Napoli al ministro dello Stato Vaticano Ruini che promuove crociate contro l’aborto, le cosa più serie e soprattutto realistiche che mi vengono in mente sono le due barzellette che pubblicai lo scorso anno, una su Babbo Natale e l’altra sulle ubriacature glicemiche di fine anno.

Comunque, visto che l’ “evoluzione” di questo Paese va al contrario rispetto allo scorrere del tempo, forte è l’impressione che ciò che scrissi circa un anno fa sia paradossalmente più attuale oggi che allora. Vi invito quindi a (ri)leggere gli articoli Epipháneia Italia: immaginiamo… ed Epipháneia Mondo: sogniamo…, speranzoso che qualcosa prima o poi cambi e prenda il verso giusto. È il mio personale augurio per un buon 2008, l’anno in cui, salvo imprevisti, abbandonerò per SEMPRE questo letamaio di Paese.

4 Risposte to “Anno nuovo, problemi stravecchi”

  1. manuele said

    anch’io sono stufo.. anch’io penso che lascerò questo paese.. magari non per sempre.. tipo che vado a fare l’animatore turistico così da starmene via per qualche mese.. oppure non so, vado dove mi porta il cuore (in brasile..)e mi trasferisco lì..

  2. Albert1 said

    Io no.
    Io resto qua.
    Ho 38 anni, la salute (per ora e fatti i debiti scongiuri) mi regge, la testa pure.
    Non ho famiglia (nel senso comune del termine), non ho “santi in paradiso”, grazie a me (se aspettavo dio stavo fresco, o forse non lo so ed è grazie a lui che mi alzo tutte le mattine, ma questa è altra storia) non devo niente a nessuno.
    Sono stufo, si, sono nauseato, schifato, credo che si veda.
    Ma penso anche che non sia tutto perduto e oltretutto sono ad un tale livello di insofferenza che credo non esista posto al mondo dove riuscirei a non sentirmi a disagio.
    A questo punto tanto vale darmi da fare qui: comincio dal mio orticello, poi se riesco a far bene a qualcun altro (che se lo meriti, ovviamente), tanto meglio.
    Non cerco riconoscimenti (tanto non li avrò), mi faccio bastare quelli che ogni sera, prima di spegnere la luce ci facciamo tra noi: io, la mia Metà, i cani e il gatto che mi si addormenta sulla pancia. Anche oggi abbiamo mangiato tutti, le code lo confermano: abbiamo fatto tutto quello che ci eravamo detti al mattino, ognuno il suo. La porta è chiusa, la casa è calda: verso mezzanotte tutta la merda è lontana, basta non farla riavvicinare.

  3. Leo said

    @Albert1:

    cosa si può fare ormai?
    Questa è la domanda che mi frulla in testa da un sacco di tempo…

  4. Leo said

    …non è forse una pena veder ridotto un Paese con potenzialità enormi in questo modo? Non so se ho compreso pienamente le tue parole Alber1, ma non credo che si tratti di fare del bene al prossimo, qui si tratta di eradicare il MALE che si manifesta sotto molteplici forme. E di lottare contro qualcosa di soverchiante ogni singolo individuo…

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