RomaCogitans

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Ancora sulle piste ciclabili

Posted by romacogitans su 17 dicembre 2007

Noto con piacere – anche se con motivazioni opposte – che c’è molto interesse attorno al tema, ed allora piuttosto che rispondere nei commenti occupo un intero articolo, perché sono più le cose che mi preme affrontare.

Innanzitutto grazie per i costruttivi interventi, ma non sono d’accordo con la maggior parte di essi.

Qualcuno parte da un arbitrario assioma: si può andare in bicicletta solo per 5 chilometri. “Dove?”, mi chiedo io, “in un territorio pianeggiante o facendoli tutti in salita?”, “in media” mi si risponderà, cui non posso che contrapporre che ogni spostamento ha “vita propria”, e le medie non hanno senso, mentre una amministrazione capace dovrebbe cercare di costruire piste ciclabili lungo percorsi “ciclabili” (senza scale, interruzioni, e salite alla Pantani), e se le condizioni sono ottimali anche 10 chilometri in bicicletta per un sessantenne sono una bazzecola, perché una mezz’ora in bici non hanno mai ammazzato nessuno, ma anzi sono l’ideale per mantenersi in salute… ma a scapito di tutte le palestre che hanno motivo di esistere anche grazie alla nostra impossibilità di fare qualsiasi movimento non motorizzato… ci avete pensato?

Il discorso dell’accessibilità è però molto più complicato, ed a distanza e “pendenze” varie unisce l’analisi di tutti gli ostacoli (fisici e psicologici) che si incontrano. Prendere una pista ciclabile costruita su un marciapiede e che obbliga a fare lo slalom tra pedoni, paline delle fermate degli autobus e costringe il ciclista a smontare di bicicletta ad ogni incrocio per scendere dal marciapiede è più un percorso da Giochi Senza Frontiere che una pista ciclabile. Gli ostacoli psicologici vanno dalla paura di essere investiti da un auto all’impossibilità di lasciare la bici con sicurezza, perché “in questo mondo di ladri” ne lasci una e ne ritrovi due… A Roma questi più che rischi sono veri e propri azzardi!

Si parla di cultura e orografia del territorio e si tiene i due elementi separati, non considerando che in decisioni ed azioni uno influenza l’altro. Se ammettiamo che un territorio fatto di colline ed avvallamenti sia zona non ideale per andare in bicicletta, potremmo anche pensare che in condizioni pianeggianti e senza pericoli la persona proveniente dalla zona “non-ciclabile”possa assumere un comportamento più consono alle locali potenzialità. Siete mai andati al mare lungo il litorale laziale? Quante migliaia di biciclette avete visto? Macchine, moto e motorini, come in città… eppure al mare non ci sono né monti né scale…

Questo è sintomatico nel vedere quanto determinate condizioni ambientali invitino ad un comportamento che poi sedimenta in prassi e poi in cultura… ma a questo punto mi viene da chiedervi chissà dove avranno imparato ad andare in Bicicletta Moser e la Canins, trentini DOC: sul lungomare di Brunico?

E qui arrivo a rispondere a chi dice che Roma è su sette colli. Così narra la leggenda del 753 a.c., ossia poco meno di tremila anni fa… nel f-r-a-t-t-e-m-p-o Roma è un po’ cambiata, e si è scesi dalle colline che proteggevano dalle piene del Tevere e dalla malaria (dalle invasioni invece pare che ancora non ci protegga nessuno). Nel frattempo a Roma i colli sono pure aumentati (sentito parlare di “Ottavo Colle”? E chissà quante altre collinette ci sono sul territorio) ma anche gli avvallamenti tra colline sono molteplici e se ci si muove lungo questi si affrontano percorsi pressoché pianeggianti.

Il problema non è tanto di salite o discese, che spesso si possono aggirare, ma di mancanza di comodità e sicurezza nel poter circolare. Chi cita la pista ciclabile sulla Colombo dimentica che è una struttura acefala e sconclusionata (cioè, non ha una origine né una fine coerente con il territorio, un tronco senza rami appunto), dove è impossibile arrivare e da cui non ci si può allontanare. Insomma, offre la flessibilità dei voli aerei, dove si ha un solo luogo di partenza ed uno ed unico luogo di arrivo: se abiti sulla Colombo e devi raggiungere un altro punto della Colombo va quasi bene (quasi, perché agli incroci non ricordo di aver visto dei “dossi” che portassero il livello stradale a quello del marciapiede-pista ciclabile e dessero la precedenza alle bici e bloccassero le auto… mi riferisco a quelle cose che in Olanda chiamano plateau, simile a grosse “ramps” britanniche). Ancora peggio per la pista lungo il Tevere: sei tagliato fuori dal resto della città: non hai la percezione di dove sei (è un bene se sei a passeggio per rilassarti, è una catastrofe se hai un appuntamento di lavoro) e un volta in centro per venire fuori dalla pista devi caricarti a spalla la bici e farti lunghe rampe di scale. La passeggiata sui carboni ardenti è il passo successivo verso la “mobilità insostenibile”.

Per chiudere: Roma ha centinaia di chilometri di percorsi e strade con caratteristiche di ciclabilità che possono essere utilizzati per effettuare spostamenti funzionali (dal lunedì al venerdì, ore di punta) e non ludici, ma è la volontà politica di chi ha tenuto in vita la FIAT regalando loro soldi invece che investendoli in infrastrutture per il trasporto sostenibile (da quello di massa come le metro alle individualistiche biciclette) che ha fomentato il crescere di una cultura pro-automobile che rende la bicicletta inutilizzabile in questa città.

Ancora una volta è la cultura a condannarci: da una parte la cultura mafiosa ed affaristica della classe politica che dà i soldi ai ricchi Agnelli e li toglie alla comunità, dall’altra la cultura retrograda di quei pianificatori che negli anni ‘60 decisero che l’automobile fosse sinonimo di futuro e libertà, e smantellarono ogni approccio alla mobilità sostenibile e ci condannarono alla schiavitù delle scatole di latta semoventi… e per fare le cose bene già che ci stavano smantellarono pure i tram…

7 Risposte to “Ancora sulle piste ciclabili”

  1. Albert1 said

    Perchè, c’è una ciclabile sulla Colombo ?😉

  2. Sessorium said

    Vediamo cosa succederà a Gennaio con la sperimentazione del nuovo sistema di bike sharing. A parigi ha cambiato totalmente la vita di tutta la città.

  3. Leo said

    @sessorium:
    a Parigi non ha certo fatto la rivoluzione, perché la cultura della bici era già ampiamente diffusa; quello che si può dire è che, semplicemente, fornisce un’ulteriore facilitazione per spostarsi con tale mezzo, dal momento che le piste ciclabili sono già presenti (quello che mancava era il mezzo a basso costo per tragitti dell’ordine della mezz’ora, se la bici non ce l’hai…). In ogni caso, anche nell’evoluta Parigi (da questo punto di vista), l’uso di tale mezzo non ha un impatto pazzesco sulle condizioni del traffico, per il semplice motivo che i mezzi di trasporto pubblico sono quelli della fantascienza, se comparati con Roma….
    Comunque resta sempre vero che l’investimento da parte di un comune in qualcosa che non è necessariamente 4 ruote è da considerare positivamente.
    Un’ultima considerazione: se la bici ha “attecchito” a Parigi, dove quando tira vento e ci sono pochi gradi (anche sotto zero) ci sono comunque persone che la utilizzano, perché non dovrebbe in climi nettamente più favorevoli?

  4. rondoner said

    Mi ripeto ma Roma è la città più difficile (e bella) per andare in bicicletta (scopo autentico non ricreativo). Più o meno come deve esserlo San Francisco. Parigi (che ho vissuto in velot rischiando le penne sul Lungosenna) in confronto è Milano (nasta non prendere appuntamenti a Montmartre).

    E non sottovalutare il clima. Paradossalmente è meglio il vento e il freddo che le nostri calde stagioni. Quando, fra Maggio e Settembre, ti sciroppi Via Nomentana (falsi piano mica da ridere) vestito (non puoi andare a lavoro in mutande) e con borsa a tracolla devi ricordarti di anticipare sempre tutto di buoni 20 minuti per far asciugare il sudore una volta arrivato.

    Tutto vero sul diminuire al massimo gli ostacoli e la filosofia anticiclista dei romani. Confermo dal mio sellino duro. Ma Roma è terribile anche perché non è stellare in alcuna maniera, e questo complica tutto per ogni forma di traffico, figuriamoci la bici. Ovvio che il mezzo più amato sia l’ibrido motorino (sin dai tempi delle vespe, api, lambrette, poi Ciao, Sì, Sulki e ora oscene vasche da bagno a due ruote o mostruosi orchi a tre). [Da questo punto di vista occorrerà presto mettere una seria mano alla regolamentazione, soprattutto per il parcheggio, di questi cosi prima che la città ne sia totalmente prigioniera].

    Torniamo alla bicicletta. A Roma non può che essere una mountain-city-bike di decente fattura. Questo complica di molto lo sharing. Non so cosa intendano proporre. Chiaro che intanto si può fare uno scambio ed un uso per zona (come già Roma Tre ha fatto) che quindi migliori i piccoli tragitti ‘interni’. Fai bene a notare l’insesatezza della Colombo (perché quello dei Prati?), ma intanto un pezzettino è meglio che ci sia.

    Ultima cosa. Il mio chiodo fisso. Chiudere il centro. Questo produce una vera necessità ciclabile per il romano, che del resto inforcava (come il sottoscritto fa sempre) la bici (motivi economici) per andare allo stadio già ai tempi di LADRI DI BICICLETTE. Immaginate che utopia trovare l’uscita dell’Olimpico e dintorni esclusivamente invasi da ciclisti che possano fare caroselli solo con i propri campanelli.

    Si potrebbe provare a fare le biciclette giallorosse e biancazzurre con collaborazione delle società, sconti sui biglietti, entrata da foro italico… ecc. ecc.

  5. Andrea Rossi said

    Sono completamente d’accordo con Romacogitans, le giustificazioni addotte dalle istituzioni sono tutte scuse, nonostante Veltroni non mi piaccia (sono gusti) devo ammettere che qualcosina in piu’ degli altri ha fatto, il problema e’ italiano, il problema e’ la fame di confindustria e dell’assenza e/o debolezza dei nostri politici.
    Le nostre ciclabili sono poche e la maggior parte di loro servono solamente per fare una gitarella domenicale, inutile poi che ci continuino a prendere in giro con la storiella che nei pachi comunali si puo’ andare in bici o con la storiella che dei marciapiedi tinteggiati siano ciclabili, la realta’ e’ che non si ha il coraggio o la voglia di prendere decisioni forti.
    Parigi e’ un altro pianeta da tutti i punti di vista.

  6. superbisco said

    Per non parlare del fatto che respiri + smog che andare in auto…

    E’ la mancanza di “sponsorizzazione” di questo modello di vita il vero problema.

  7. Barcelona alcanzará este año los 150 kilómetros de carriles bici

    RAMON SUÑÉ – BARCELONA – 26/02/2007

    La reurbanización de Poblenou y la conversión del viejo barrio industrial en el moderno distrito tecnológico 22@; la pacificación del tráfico en algunas zonas del Eixample y la remodelación de la ronda del Mig serán las próximas iniciativas municipales que han de permitir a Barcelona ampliar este año en 22 kilómetros la red de carriles bici de la ciudad. La construcción de estos nuevos tramos pretende dar coherencia global a todo el sistema y, en definitiva, avanzar hacia el objetivo de convertir estas vías de transporte en lo más parecido a un circuito cerrado que abarcará gran parte de la ciudad. …

    da http://www.lavanguardia.es/free/edicionimpresa/res/20070226/51309948104.html

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