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La Rete in catene

Posted by romacogitans su 4 dicembre 2007

Dopo il tentativo del medievale trio Prodi-Gentiloni-Levi di imbavagliare la Rete come già è stato fatto con giornali e telegiornali e asservire le libere voci che si esprimono su internet, ora è arrivato il Grande Fratello dei provider che decidono come possiamo usare internet. Dopo Libero ora anche Tele2 ha dichiarato di aver bloccato l’utilizzo di sistemi P2P (peer-to-peer), quelli che per intenderci servono allo scambio di files in internet.

Tanto se ne è parlato nel recente passato, soprattutto riferendoci al pessimo esempio che veniva dagli U.S.A. – Paese del liberismo più illiberale, perché lobbistico e legato a cartelli tra potentati economici – ma purtroppo anche qui da noi sono arrivate le manette per internet. Proprio da quel Paese che si fa paladino delle libertà – ma invece si dimostra sempre interessato a imporre agli altri le proprie regole per avvantaggiare le proprie aziende – arriva il software della Cisco System, nome tristemente noto qui a Roma perché ha acquistato ed imposto il proprio nome alla Lodigiani, terza squadra della Capitale.

Il sistema apre e analizza il contenuto di ciascun pacchetto di dati, decidendo cosa può circolare e cosa no, alla faccia di libertà e authority varie. Essendo particolarmente costoso, per noi utenti finali si prevedono dei rincari… e quindi come al solito saremo cornuti e mazziati…

Il P2P spesso – da un certo punto di vista a ragione – è stato attaccato dalle major discografiche per la violazione dei diritti di copyright, quelle stesse multinazionali che hanno ridotto un’arte a prodotto e spinto fuori dal grande mercato i più grandi geni della musica contemporanea, come l’inarrivabile Zappa (che fu costretto a fondare la Zappa Records) Peter Gabriel e lo stesso Prince, mentre inondano il mondo di squallidi gruppuscoli come Pink Floyd, U2, Take That, di cui le beote ed incolte masse si cibano. L’annullamento della cultura rientra nella generale strategia della riproduzione di menti utili solo a legittimare lo status quo di consumatori ottusi e compulsavi… che poi sono i migliori elettori, perché campano sul mafioso scambio mercanteggiato…

Buttiamo il bambino con l’acqua sporca? Come si può ora scaricare da internet un Sistema Operativo Linux o qualsiasi altro grosso programma non coperto da copyright? Come passare un file voluminoso ad un amico? Come trovare quel gruppo che fa musica sperimentale che non arriverà mai nei negozi di dischi di provincia? Come ascoltare un disco (come succede da sempre in Germania) prima di decidere se comprarlo, ed evitare quindi di buttare soldi? Questo è un profondo attacco alla diffusione di cultura, per imporre ancora una volta quella del Minculpop planetario, quello della partita doppia e delle speculazioni finanziarie.

L’Italia è già fanalino di coda tra i Paesi occidentali nel rispetto delle libertà, ma ora si va a colpire anche l’ultima risorsa libera che era rimasta… chissà se a breve ci ritroveremo come in Birmania, dove durante le recenti repressioni l’unica modalità per comunicare erano i telefoni, ovviamente anch’essi sotto sorveglianza.

Ma possibile che dobbiamo essere solo ed esclusivamente clienti e non persone? Possibile che debbano fare qualsiasi cosa per privarci dei più banali diritti? E noi ad annuire come asini mentre ci bastonano?

4 Risposte to “La Rete in catene”

  1. Daniele said

    Hai ragione, tranne che a chiamare Pink Floyd e U2 gruppuscoli… Magari gli ultimi 2 album degli U2 fanno pietà, questo sì, ma non possono certo essere definiti in questo modo…
    Sui Take That hai ragione, quella è spazzatura musicale…

  2. Mi tocchi nel vivo Daniele, e reagisco forse in maniera inconsulta, perché ho il dente avvelenato contro Pink Floyd e U2, che schifo dal più profondo… mi dispiace ci vada di mezzo tu, Daniele, ma non prenderlo come un attacco personale, perché non lo è.

    Se posso permettermi di consigliare di uscire dalle hit parade e dalla “cultura musicale” da festival di S. Remo – che stanno alla musica come il Grande Fratello sta al National Geographic – mi preme segnalare dei gruppi, anche facili da ascoltare, ma forse meno da reperire:

    Calexico (USA), Chrome Hoof (UK), Fonderia (Italia, anzi, Roma), Red (Francia), T.S.O.O.L. (Svezia), The Whitest Boy Alive (Germania), Woven Hand (USA) . Come solisti la divina Aziza Mustafa Zadeh (Azerbaijan) e Faust’o (Italia)… e se facciamo un passo indietro i gruppi progrock italiani degli anni ‘70 come Area, Napoli Centrale, Le Orme, Osanna, e tanti altri… Dopo sarà difficile dire che Pink Floyd (post Barrett) e U2 facciano “musica”, a meno che per musica si intende il fruscio nel contare le mazzette di dollari che accumulano nelle loro operazioni commerciali…

    Chi è figlio di MTV – a detta di tutti la madre di tutte le perversioni, perché ha trasformato un’arte in un prodotto da supermercato – e ne persegue la filosofia può benissimo continuare a sentire la musica dozzinale che le multinazionali ci propinano. Chi come me (e siamo tantissimi) rifiuta quella parte di capitalismo che tende ad annientare i cervelli per creare utenti e clienti, non può fare a meno di snobbare tali sozzerie da McDonald discografico.

  3. Ale said

    Non ci riusciranno mai questi prepotenti bastardi…Internet è un fenomeno planetario e ha mille sfaccettature, migliaia di server e vie di accesso.Non permetteremo mai che ci tocchino la Rete !!!

  4. Daniele said

    E mica mi offendo per così poco🙂

    Adesso ascolto volentieri Rhapsody (epic metal) e Covenant (classificato come gothic).

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