RomaCogitans

Un serbatoio di idee per chi ha a cuore le sorti di Roma

E’ in arrivo un carico di promesse da smentire entro il 2020!

Posted by romacogitans su 22 novembre 2007

Da anni (almeno dieci, prima non ci facevo caso) sento le stesse cose, che si ripetono come quando si incanta un vinile su un giradischi. L’unica differenza è solo la data finale di ultimazione delle opere, che slitta sempre verso più un futuro remoto, tanto che la politica infrastrutturale romana mi ricorda sempre quella barzelletta dell’uomo che scrive un cartello: “domani comincia la dieta”, ed ogni giorno che inizia è felice che ci sia quel “domani” a rendere la procrastinazione eterna.

A Roma succede la stessa cosa: tante promesse – o anche spessissimo le stesse promesse riproposte ogni quattro o cinque anni – e mai che se ne porti veramente a compimento una… a parte la disgustosa teca di Meier che è affronto che Roma non meritava sul serio. Poi c’è gente che confonde le promesse con ciò che si è realizzato, tanto che qualcuno ha anche detto che Veltroni a Roma ha FATTO 4 metropolitane… Beato chi le riesce a prendere, perché io ancora sono limitato alla linea A che chiude alle 21 e la B che necessita come il pane di essere prolungata in entrambe le direzioni.

Tralasciamo stavolta la risibile storiella che annualmente il Censis – ufficioso organo di propaganda del Comune – ci propina, e cerchiamo di concentrarci su un dato interessante: a Roma sono avviati (poco più che promesse) e in preparazioni (qui stiamo proprio alle chiacchiere da bar) 47 progetti per grandi infrastrutture da realizzarsi entro il 2020, con un flusso di investimenti di oltre 21 miliardi di euro, ma solo il 18% di questi costi è coperto con capitali privati. L’ultimo dato, se vero, è inquietante, perché significa che il privato non ha interesse o non è incentivato ad investire in Veltronia (ex Rutellia). Il fatto è stranissimo anche se consideriamo la tipica cultura statalista della classe dirigente romana, perché banche ed istituti finanziari razzolano miliardi coi fondi di investimento – quelli che i cafoni chiamano equity – sulle infrastrutture (ne parlava recentemente il Sole 24 Ore), e fanno carte false in tutto il mondo per mettere lo zampino in questi succosi affari. Perché a Roma no? Una spiegazione c’è: “è inevitabile che i capitali privati siano meno presenti, perché i tempi di realizzazione sono indefiniti” ha dichiarato Luigi Abete, presidente degli industriali di Roma e presidente di Bnl… e quell’ “indefiniti” a me suona come “poco credibili”… Insomma, finanzieri e industriali non si lasciano coglionare, perché dovremmo noi?

2 Risposte to “E’ in arrivo un carico di promesse da smentire entro il 2020!”

  1. Albert1 said

    Perchè, molto semplicemente, non percepiamo l’uscita dalle nostre saccocce del danaro che confluisce in queste “iniziative”.
    Il prelievo è talmente frammentato che noi “poveri” cittadini facciamo fatica a collegare quella tassa o quell’altra con questo o l’altro “progetto”: va tutto a finire nel calderone del denaro pubblico che siamo tutti concordi nel dire sia speso male, ma non sappiamo effettivamente nel dettaglio come.
    Aggiungi che molti di questi interventi sono talmente “enormi” da non essere nemmeno considerati dal cittadino medio: mediamente, che me ne frega a me di un nuovo grattacielo di uffici o di un mega svincolo direzionale o anche anche di un intero quartiere residenziale dato che sono perfettamente consapevole (per come ci hanno furbamente abituato) che probabilmente non camperò abbastanza a lungo per vederlo finito ?
    Allungare i termini è una tecnica utilizzatissima e tanto più ti ci abitui tanto meglio funziona: alla fine uno registra distrattamente la notizia e nemmeno si aspetta più nulla, nel frattempo però paga quello che deve pagare, i fondi si stanziano, i soldi se li spartisce qualcuno e al progetto poi ci si pensa. Quando poi ci si penserà i soldi non ci saranno più ma niente paura: un altro prelievino qua e là e saremo pronti per un’altra “magnata”.
    Ovviamente, le cose veramente utili non si fanno.
    Non c’è verso di contrastare questa tendenza, anche perchè l’unico sistema sarebbe non cacciare più una lira, ma mi dicono si chiami “sciopero fiscale” e, oltre a non essere un’idea originale, pare non si possa proprio fare… corre voce che sia illegale.
    Quindi continuiamo così, pecoron pecoroni, signorsì sissignore, diamo ciò che ci viene chiesto e chiudiamo un occhio quando non otteniamo quello che ci spetta. Tanto il coltello dalla parte del manico ce l’hanno “loro”.

    Oppure potremmo incazzarci davvero. Chissà, magari funziona.

  2. […] decenza, al suo accennare alle “nuove linee della metropolitana” non rispondo ma la rimando ad un interessante sito internet che raccoglie tutte le castronerie […]

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