RomaCogitans

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Suum cuique tribuere

Posted by romacogitans su 29 settembre 2007

La legge Bossi-Fini prevede che quando la polizia trova una persona illegale dia il foglio di via, e lo straniero se non viene rinchiuso in un “centro d’accoglienza” ha 5 giorni di tempo per lasciare il Paese a proprie spese, altrimenti rischia l’arresto. La follia di questa legge è che – con lo squallido presupposto di scaricare sullo straniero i costi del rimpatrio, mentre noi mandiamo Mastella a fare i porci comodi suoi in aereo di Stato – non tiene in conto che chi è arrivato illegalmente a costo di enormi sacrifici (anche economici) non ha alcuna intenzione di andarsene solo per un banale accertamento, senza dimenticare il fatto che è difficile che abbia i soldi per farlo. Quindi da una parte è PER FORZA DI COSE altamente improbabile che lo straniero lasci l’Italia, dall’altra nella remota probabilità che venga fermato nuovamente dalla polizia va a finire in carcere, con il risultato di aggravare – malgrado l’indulto dello scorso anno – il problema del soprannumero della popolazione carceraria.

Una digressione: sappiamo tutti – anche i più idioti tra noi – che l’indulto è servito ESCLUSIVAMENTE a salvare dalla prigione politici e loro consociati (palazzinari, finanzieri, truffatori vari, ecc.), ed a suo tempo – in combutta con le gerarchie vaticane, che chissà cosa avranno ottenuto in cambio! – venne anche abilmente sfruttato quel povero vecchio moribondo, ridotto ad un vegetale ma che formalmente regnava nel Vaticano, per convincere i babbei italiani che la legge (concepita solo per salvare corrotti e sfruttatori) fosse indispensabile, oltre che un atto di pietas. Balle, ovviamente.

Torniamo al nostro problema. Ora le carceri scoppiano, e la popolazione carceraria è composta al 70% da stranieri, mentre la popolazione straniera residente in Italia non arriva ai 3 milioni di individui (il 4,8% della popolazione), senza contare chi è legalmente in Italia ma non vi risiede amministrativamente e chi è illegale… In ogni modo ci vuole poco a rendersi conto che in proporzione la quantità di stranieri che delinquono è paurosamente elevata.

Per ritornare allo spirito primordiale di questo Blog quest’oggi voglio sbilanciarmi in delle proposte: che uno straniero illegale venga immediatamente rispedito a casa (a meno che possa ottenere asilo a causa della situazione del suo Paese), che qualsiasi straniero (comunitario o meno) che commette un reato sia arrestato e custodito in Italia solo per il tempo necessario al suo processo e poi mandato a scontare la pena nel Paese di origine (la pena comminatagli secondo la legge italiana, e non quella del suo Paese), o anche meglio, nel caso si tratti di cittadini europei o esistano accordi bilaterali tra Italia ed il Paese di origine del criminale, che si rimpatri immediatamente il malvivente e venga processato nel suo Paese di origine, secondo le leggi locali, e sconti lì la condanna. A ciascun Paese i propri criminali: penso che in fin dei conti anche i criminali preferiscano stare in un carcere della propria città d’origine, dove parenti ed amici siano più vicini.

E’ ovvio che si tratta solo di una idea, tanto per evitare la guerra civile, che è l’altra idea che si fa avanti nella popolazione…

Altro che indulto: con questa strategia dovremo chiudere la nostre carceri per mancanza di criminali, visto che da Montecitorio non riusciamo a schiodarli…

2 Risposte to “Suum cuique tribuere”

  1. Daniele said

    Ti do ragione. La legge Bossi-Fini, così come è stata concepita, in effetti è ridicola. Tu dici allo straniero che ha 5 giorni di tempo per andarsene e sei convinto che se ne vada??? Con quali garanzie?
    Il rimpatrio dello straniero illegale o che delinque deve essere a carico dello Stato di partenza. Vuoi vedere che alla fine certi Stati staranno più attenti a chi emigra?
    Riguardo a Mastella: che ci faceva nello yacht di un industriale? Ne avrei altre da dire su quel porco, ma poi vado off topic.

  2. […] Carceri: esternalizzazione delle risorse. Accordi bilaterali con il maggior numero dei Paesi per rimpatriare i delinquenti stranieri e far scontare le pene nei propri Paesi di origine. Accordi specifici con alcuni Paesi poveri (principalmente in Africa e Asia) per usare le carceri lì già presenti e costruirne lì di nuove e inviarvi gli altri detenuti, compresi gli italiani. L’azione permette di abbattere i costi e apportare risorse ed opportunità per lo sviluppo dell’indotto locale. Inoltre l’esperienza in un Paese di cultura diversa può essere solo di aiuto al recupero del detenuto [confrontare qui e qui]. […]

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