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Decalogo per il perfetto urbanista romano: trasporti e mobilità

Posted by romacogitans su 6 settembre 2007

L’associazione romana ingegneri con orgoglio presenta il decalogo di norme e principi che attraverso i suoi iscritti ha messo in campo per trasformare Roma in una città vivibile e all’avanguardia nel mondo dei trasporti. Madrid, Monaco di Baviera e Parigi guardano a noi con invidia, mentre vani sinora sono stati gli innumerevoli tentativi di copiare il Modello Roma.

1) Territorio e trasporti. Innanzitutto bisogna far crollare la diceria che afferma che pianificazione territoriale e dei trasporti avvengano separatamente. Sono invece momenti concordati, facendo ben attenzione che da una parte si costruiscano quartieri monofunzionali a carattere esclusivamente residenziale, da un’altra aree con servizi ed attrezzature di livello urbano e superiore, altrove vengono messe le zone ad ufficio, infine in tutt’altra zona i centri commerciali e per finire nelle zone che restano mettiamo le ferrovie e le metropolitane con le relative stazioni. A scanso di equivoci è opportuno sottolineare che quindi il caos del traffico non è casuale, ma è scientificamente pianificato!

2) Eliminare il trasporto pubblico. Già nel PRG del 62 avevamo indicato chiaramente che l’auto sarebbe stata il futuro, ed abbiamo cominciato a smantellare l’enorme rete di Tram di cui Roma era dotata, per fare posto a strade e parcheggi. La nostra lungimiranza è stata ancora una volta premiata dalla Storia e nello specifico dalle politiche comunali che negli ultimi anni hanno opportunamente convertito questi spazi in “strisce blu”, ovvero sosta a pagamento, i cui proventi in parte finiscono all’associazione.

3) Le immense stazioni. La costruzione di mega strutture ferroviarie e per la viabilità deve avvenire esclusivamente se vi è la sicurezza che siano investite parecchie decine di milioni di euro a carico del contribuente: soluzioni del tipo “una fermata lungo la linea ferroviaria senza costruire una vera e costosissima stazione” vanno assolutamente cestinate, a priori! L’associazione ribadisce il diritto ad intascare il 10% di ogni investimento di questo tipo, ma fedele ai propri principi (mettete l’accentuazione dove ritenete più opportuno, tanto il senso non cambia), si impegna affinché queste nuove strutture – una volta effettuata la spartizione delle “plusvalenze” ed espletata la loro funzione propagandistica – venga abbandonata o meglio abbattuta, possibilmente per fare posto ad una opera artistica di un membro della nostra associazione. La stazione Farnesina-Olimpico, usata per una manciata di giorni dopo un investimento di 15 miliardi di lire e mai più recuperabile, o l’Air Terminal di Ostiense, sono tra i migliori esempi degli ultimi anni che possiamo ricordare con estremo orgoglio.

4) Uso delle stazioni. Le stazioni una volta costruite vanno abbandonate e chiuse, ed al massimo devono solo funzionare da fermate. Con la chiusura di tutti i servizi presenti (in primis della biglietteria, ma anche di un bagno, una edicola, un bar), e non mettendo neanche una rivendita di biglietti elettronica, l’uso delle linee diventa ancora più disagevole: gli esempi delle stazioni Aurelia e Capannelle delle FS stanno lì a dimostrare il successo delle nostre strategie. In più – nello specifico – le espansioni urbanistiche degli ultimi 50 anni sono state tenute a distanza di sicurezza dalla stazione di Capannelle, dotata peraltro di un miserrimo parcheggio per auto, sempre in base al principio che contrastare l’accessibilità al trasporto pubblico – specie su ferro – è una delle priorità della nostra associazione.

5) Informazioni. Comunicazione semplice e chiara, per la conoscenza delle linee e delle località è elemento fondamentale al buon utilizzo del trasporto, tanto quanto deleterio offrirne una confusa o parziale. Aver chiamato la stazione del treno Tor Vergata (zona Frascati) allo stesso modo dell’importante insediamento con università ed ospedale posto appena fuori il Raccordo Anulare è un sublime esempio di come le nostre strategie siano a tutto tondo e non si limitino alla fase progettistica.

6) Più strade per Roma. Oggi prosegue la nostra valida strategia di costruire sempre più strade (la nuova autostrada Roma-Latina ne è un valido esempio) e di favorire lo smantellamento delle infrastrutture ferroviarie – come la stazione del treno a Fiumicino città – a vantaggio di nuovi insediamenti urbanistici e nuove strade. Gli americani dicono che più strade si costruiscono e più queste si intasano, ma noi vogliamo dimostrare loro che il traffico si vince solo costruendo più strade. Sinora – a causa della morfologia territoriale della città – non abbiamo avuto la possibilità di dimostrare le nostre valide ragioni, ma già sono pronti nuovi progetti per asfaltare i Fori Imperiali e trasformare l’omonima via in un’autostrada urbana a 6 corsie per senso di marcia: si attendono solo i finanziamenti del CIPE, che sono stati concessi dietro l’impegno di sforare il tetto dei costi e far sì che poi l’opera si interrompa per mancanza di fondi… che poi verranno concessi al prossimo candidato a sindaco che offrirà, a noi ed al CIPE stesso, il tasso di interesse più alto. Ribadiamo che l’associazione – forte del suo insostituibile ruolo di vero centro motore per la trasformazione ed il miglioramento della Capitale – ritiene opportuno passare dal 10% al 13% per ciò che riguarda i nostri introiti.

7) No alla bicicletta. Come da anni stiamo spiegando ai nostri ingenui colleghi del nord Europa, le piste ciclabili sono cosa inutile, e vanno costruite esclusivamente a scopo propagandistico. Le piste vanno fatte solo per tronconi di poche decine o al massimo centinaia di metri che non siano comunicanti tra loro, possibilmente attraverso grossi investimenti (come fatto al quartiere Prati) e togliendo spazio ai pedoni, mettendole al posto dei marciapiedi. Infine la bicicletta rappresenta un momento ludico, che un cattolico non può permettersi: un cattolico in questa vita deve soffrire per guadagnarsi la vita eterna, e quindi deve stare in auto, recitando il rosario!

8 ) No ai marciapiedi. L’eliminazione dei marciapiedi è valida strategia, non solo perché così obbliga le persone a prendere l’automobile anche per piccoli spostamenti – oppure rischiare di essere messi sotto da qualche auto – ma anche perché limitare al massimo il movimento delle persone peggiora il loro stato di salute e permette a noi dell’associazione di ottemperare ai patti stipulati con le associazioni delle palestre e delle cliniche romane: se vuoi rimanere in salute devi pagare, oppure ti ammalerai di sicuro, e ti farai curare presso le nostre consorziate (le strategie per lo spostamento degli ammalati dal settore pubblico al privato si è avvalso delle nostre consulenze, ma è gestito direttamente dalle parti in causa). Mantenere degli ostacoli sulla pista ciclabile – quali la palina della fermata dell’autobus come avviene lungo via di Grotta Perfetta, accanto al quartiere Rinnovamento – è doppio disincentivo: per il ciclista e per il pedone che vuole prendere il bus.

9) Accessibilità: come ostacolarla? L’accessibilità che non sia con l’automobile è e continuerà ad essere osteggiata in ogni sua forma: reti, mura, recinzioni di ogni sorta di pari passo all’assenza di marciapiedi e pedane salvavita devono rendere l’uso dell’automobile insostituibile. Via della Cecchignola è un caso unico di alta capacità politica e progettuale dimostrato dall’associazione e di susseguente degrado per i cittadini (e quindi potenziale valvola per eventuali “emergenze” da risolversi in chiave politica) perché è irraggiungibile anche a piedi dalla vicinissima via Andrea Millevoi a causa della – banale – mancanza di un piccolo sentiero pedonale, con impossibilità di un interscambio tra la linea 766 (fondamentale linea intermodale per il quadrante ad est dell’EUR, considerando che tocca la Metro B a S. Paolo e ha capolinea presso la stazione dei treni Trastevere) e la 218 (che da Castel di Leva-Divino Amore porta sino a S. Giovanni): queste sono a 15 metri in linea d’aria l’una dall’altra, ma divise da una area incolta recintata, e quindi di fatto distanti a piedi quasi un chilometro se ci si avventura lungo le strade, peraltro prive di marciapiedi.

10) I Filobus. Chiudiamo con una strategia che soprattutto qui a Roma ha ottenuto un enorme successo: l’implementazione di una nuova tecnologia d’avanguardia come il filobus. Questo è un recentissimo ritrovato della ricerca, è ecologico perché utilizza energia elettrica prodotta anche da fonti rinnovabili quali il carbone pulito o il nucleare sicuro. Da anni nel resto dell’Europa che conta e che più è all’avanguardia nei trasporti (Polonia e Repubblica Ceca su tutte, da dove compriamo i filobus di Roma) si investe su queste valide tecnologie. Il filobus inoltre, grazie ai cavi di alimentazione elettrica disseminati, hanno un impatto estetico e paesaggistico di tutto rispetto, trasformando le aree urbane in tante ragnatele d’arte. Però il filobus ha più senso in periferia piuttosto che nel centro storico, perché i nostri studi hanno evidenziato che proprio in periferia (dove la presenza di spazi verdi ed alberi non si riesce a mantenere sotto controllo) più alto è l’inquinamento generato dal traffico.

7 Risposte to “Decalogo per il perfetto urbanista romano: trasporti e mobilità”

  1. Daniele said

    Hai mai pensato di raccogliere queste chicche in un libro?🙂

  2. circondati said

    Il tuo post è, a dir poco, Geniale. Io spero che tutto quello che decidono i nostri “amministratori” lo facciano per un tornaconto personale. Se pensassero veramente che lo soluzioni che intendono adottare sono la panacea per i nostri problemi stiamo veramente nella merd@ fino alle sopracciglia.

  3. Leo said

    …ti sei veramente superato, complimenti!
    E’ senza ombra di dubbio il tuo miglior “articolo”.
    saluti e… buon viaggio!!!

  4. Sessorium said

    Causa il cambio di sito (ora sono http://www.degradoesquilino.com) ti chiederei di cambiare i miei riferimenti nella tua colonna a sinistra, grazie.

  5. catenet said

    L’Ama sanziona chi sporca la città?
    ma agli zingari che rovistano nei cassonetti e poi lasciano tutta l’immondizia di fuori, l’Ama li sanziona? gli zingari che vendono l’immondizia e poi la lasciano per le strade e davanti ai portoni condominiali, sono stati avvertiti? Prima eliminiamo questa piaga dalla città di Roma che è peggiore dell’ utilizzo scorretto dei cassonetti dell’immondizia, e di conferire rifiuti nei contenitori sbagliati.
    Secondo me la prima ad essere sanzionata dovrebbe essere l’AMA spa dalla quale uno si aspetta la rimozione di tutta quella sporcizia lasciata nelle strade e davanti ai portoni di casa ; invece l’ AMA se ne guarda bene: la pulizia dell’AMA viene fatta in modo molto superficiale ).Come testimonianza di quanto sopra basta passare alla Stazione di Trastevere o nella strada del Mercato Ettore Rolli dove da una vita sui marciapiedi stazionano sempre le stesse lattine,stracci e tutta la mondezza lasciata dagli zingari, che poi diventano un tutt’uno con il catrame del marciapiede e sotto i banchi del mercato da sempre ci sono escrementi umani e di animali,frutta marcia, pannolini, piccioni morti, buste di carta, siringhe,cani e gatti morti e ristagna acqua putrida e orina ,…..etc…etc …….

  6. Biscoteca said

    Piano Urbanistico per Roma – Overview

    Ed ecco dopo tanto tergiversare il PUR, il mio primo Piano Urbanistico per Roma. E’ un’idea che da tanto mi gira nella testa e che ora metto per iscritto nella maniera più ordinata possibile.
    Sarà presentata a puntate e soggetta a variazi…

  7. […] Tocci e Cascetta) nel decidere di fare delle fermate proprio a P.zza Venezia o a Torre Argentina… ingegneri ed architetti non sanno che qui c’è stato l’Impero Romano? Nei loro calcoli matematici non […]

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