RomaCogitans

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TPL e (dis)integrazione etnica parte 3: l’autobus di periferia

Posted by romacogitans su 8 agosto 2007

…articolo 3 di 3…

Torniamo al nostro viaggio infernale. Mentre moltissimi italiani si muovono per tutta Roma con moto e motorini, molti altri prendono la macchina da casa sino a giungere ad una stazione delle due risicate metropolitane che le amministrazioni Comunali romane sono riuscite a costruire negli ultimi 100 anni. Gli autobus periferici (che collegano le stazioni della Metro con i “dormitorii” da cui la nostra città non centrale è costituita) sono interessante momento xeno-culturale, perché usati quasi esclusivamente da stranieri. Inoltre sugli autobus non ci sono i tornelli, e quindi sono “gratuiti”, come fino a poche settimane fa era anche la metro per tutti coloro non dotati si senso civico, o chi – continuamente frodato e derubato dallo Stato – si sentiva in diritto di “evadere” almeno il costo del biglietto.

Lo scenario sui bus è raccapricciante: gente che ascolta squallida e dozzinale musica araba a tutto volume e non con le cuffie, ma con vere radioline da spiaggia; gruppi di persone che schiamazzano, urlando tra loro senza un minimo rispetto degli altri e alcuna conoscenza di quello che noi chiamiamo “comun vivere”. C’è pure chi si taglia le unghie a bordo, chi entra con carichi da trasloco infilati dentro enormi sporte e contenitori di ogni tipo. Senza parlare dei gruppi di persone (in genere a gruppi di 5-6 uomini, che dalle facce sembrano usciti dal carcere mentre hanno gli abiti tutti sporchi di lavori edili), quando tutti assieme prendono l’autobus incutono un certo timore.. ed ovviamente, tutti hanno l’abbonamento, perché mai quelle povere macchinette obliteratrici emettono il fatidico KLANK della timbratura.

Come poter ridare decenza al trasporto pubblico romano? Come poter cercare di non allontanare anche quelle residue fette di popolazione italiana che è costretta a prendere i mezzi pubblici (il romano in genre non lo fa per convinzione)? Come evitare che tra i tanti disservizi strutturali (scarsa pervasività sul territorio) e congeniti (frequenze da Paesi centro Americani) i cittadini debbano anche sobbarcarsi di accettare una mancanza totale di qualsiasi forma riconducibile al comfort o anche alla sicurezza?

I problemi sono tanti, non da ultimo la strategia “meritocratica” tutta italiana di far largo ai peggiori nella gestione delle aziende pubbliche, al mafioso consociativismo dei nostri politicanti che godono nel prenderci per i fondelli tutti i giorni. Nel caso specifico del problema immigrati (PERCHÉ È UN PROBLEMA, CARO WELL-TRONI, E TE LO DICE UNO CHE HA FATTO L’EMIGRANTE PER PARECCHI ANNI, E SA CHE ALTROVE GLI IMMIGRATI RISPETTANO LE LEGGI!) giorni fa ho letto una pubblicità di un partito politico che reclamava il diritto di solidarietà agli stranieri solo nel rispetto della legalità. Personalmente, pur non rifacendomi in generale alla linea politica del partito in questione, ritengo che la cosa sia incontestabile: accogliamo gli stranieri che vogliono impegnarsi in Italia, istauriamo un dialogo con i nostri ospiti per capire quali siano le loro necessità così da migliorare la loro vita e la nostra, ma bandiamo quell’aberrazione che è la tolleranza! I beni comuni (anche intere aree urbane) devono rimanere disponibili e fruibili dalla comunità tutta senza che dei gruppi se ne approprino più o meno direttamente, e la libertà personale non deve soverchiare quella altrui. Invece a furia di tollerare stiamo degenerando a livelli di attenzione, e noi cittadini non politicamente collusi (cioè, che non viviamo in base al “do ut des”) ne abbiamo le palle piene! Che vadano questi alcolizzati della stazione Laurentina a pisciare nell’ufficio del Veltroni nazionale, e poi vedremo la tolleranza il nostro sindaco dove se la mette.

Vostro incazzatissimo

RomaCogitans

PS: ma Cofferati o Di Pietro non potevano nascere a Roma e Veltroni a Bologna e Rutelli in Molise? No, forse no… il veltroniano e rutelliano paraculismo è tipico romano… e poi Rutelli è figlio illegittimo di Alberto Sordi… e non dite che non si vede! Ed è probabilmente per vendetta verso il padre che non lo ha riconociuto che è laziale…

…articolo 3 di 3… quindi FINE!

15 Risposte to “TPL e (dis)integrazione etnica parte 3: l’autobus di periferia”

  1. donnaemadre said

    Tolleranza e buonismo (figli degeneri del rispetto e della comprensione) stanno trasformando ormai il nostro paese in qualcosa che sta a metà tra il bronx e i campi nomadi [..omissis…]. Io non ho mai capito perché si usasse il termine “tolleranza”, vale a dire sopportazione, in luogo del più appropriato “rispetto”, ma ora non ho più questo dilemma: il termine “tolleranza” si è riappropriato in toto del suo significato più vero, e oramai siamo avvezzi a sopportare tutto, ma proprio proprio tutto.

  2. Daniele said

    Hai ragione. Ma già il fatto che abbiano usato il termine “tolleranza” la dice tutta: loro sbagliano, delinquono e noi dobbiamo tollerare!
    Il buonismo e la politica dell’accogliere tutti a braccia aperte ci sta disintegrando.

  3. Albert1 said

    RC: ti prego dimmi che sei una donna, altrimenti dovrò riconsiderare l’omosessualità: sei il mio uomo!!!!!🙂

  4. Con tutto il rispetto Albertone, vai a farti fottere… sono uomo e all’antica… ti risparmio la rima, ma penso avrai capito…

  5. Anonimo said

    Perché sei stato scortese con Albert1??? Lui ti ha fatto un complimento….la rima con antica penso di averla capita, ma la sua era una battuta, tant’è vero che inizia con il dire: “dimmi che sei una donna”, cioè gli interessano le donne…

  6. Sessorium said

    Bhe basterebbe vedere come fanno altrove. A New York City gli autobus sono lindi e tinti, ordinati e puliti. Perché tutti pagano, e l’azienda che li gestisce non è in perenne bancarotta come l’Atac…
    Si entra, a Nyc, solo dalla porta davanti. Se si ha il biglietto lo si vidima davanti al guidatore -che controlla-, se non lo si ha si mettono le proprie monetine in un marchingegno a imbuto (tipo i nuovi caselli elettronici delle Autostrade) che stampa il titolo di viaggio.
    Questo sistema ha dei vantaggi evidenti, ma anche degli svantaggi visto che si crea una fila di persone fuori dal bus in attesa di entrare e in attesa che tutti, uno per uno, timbrino e paghino il biglietto.
    E’ una soluzione che rallenta ancora la velocità dei mezzi, ma mi sembra l’unica soluzione contro i portoghesi che, come tali, poi, non hanno neppure alcuna remora a trattare il mezzo in cui sono come un carro bestiame o peggio.

  7. Albert1 said

    RC: vabbè, allora non riconsidero l’omosessualità e non mi ti concedo…
    Però resti un grande.

    Anonimo: no, non voleva essere scortese, è proprio così, un bel maschione rude e determinato🙂 eheheheheh…

    Davvero RC, era un complimento per la prosa e per i contenuti. Ti sarai mica risentito ? In ogni caso tranquillo, anche se nella vita considero sempre valido il “mai dire mai”, sono molto all’antica pure io, al massimo ci possiamo fare una birra insieme!

  8. Albert1 said

    Ooops, rileggendo quello che avevo scritto ho capito che si capiva male: non volevo darti dell’omosessuale, volevo dire che se eri uomo dovevo *IO* fare un pensierino sul cambiare sponda. Capita, quando scrivi in fretta.

  9. Con Albert1 oramai ci si conosce, e lui sa benissimo che la mia era risposta chiara e decisa, ma velata della stessa goliardia della sua domanda. Insomma, una risposta “a tono” per chi sguazza sovente nel mare tra il serio e la farsa… viviamo a Roma, no?, la città dove la tragedia ed il ridicolo si scambiano spesso di ruolo… ed allora l’ironia è forse l’unico strumento che c’è rimasto per sopravvivere…

  10. Anonimo said

    Sono l’anonima di cui sopra: ora che vi siete chiariti, e che vi siete dichiarati etero, e dal momento che sono etero anch’io, però femmina, cos’è questa storia del maschione duro e determinato??? Parliamone….

    Per Albert1: guarda che non ti eri spiegato male, si capiva benissimo quello che intendevi. Forse il tuo amico è duro sì, ma di comprendonio?

    P.S. E la chiuderei qui, perché il post affronta un problema veramente serio e, anche se mi piace scherzare, non mi va di ridurre in burletta una denuncia seria, reale e ben fondata. Un saluto a voi tutti.

  11. Albert1 said

    Adesso scatta il mollicone che e’ in me… No, scherzo, mi faccio gli affari miei.

    Andando sulle cose serie, io devo ammettere di non essere un gran frequentatore del trasporto pubblico locale: è una cosa voluta, ho organizzato la mia vita in modo da avere il lavoro a due chilometri da casa e il posto per la macchina in tutti e due i luoghi (invidia, eh ?🙂 ).
    Ciò non toglie che a volte mi diletti ad utilizzare trenini, metro, tram e bus (anche perchè l’organizzazione di cui sopra comprende una stazione dell’FR1 a casa ed una al lavoro… sempre più invidia, eh ?).
    Beh, che dire, non solo trovo il ritratto di RC perfettamente calzante (anche se io ho visto scene più orride), ma ho anche diverse testimonanze dell’imaptto che tutto ciò ha su persone meno tolleranti o meno difese o comunque più esposte rispetto a quanto RC o me (non dimentichiamocelo, due maschioni rudi e determinati🙂 ) possiamo essere.
    E non voglio fare il solito esterofilo della m**chia, però ammetto che un viaggio all’ora di punta sulla metro di Budapest (capitale di paese non proprio tra i più evoluti) è una passeggiata di salute rispetto alla stessa cosa fatta a Roma.
    Io pago il biglietto, anche per fare una sola fermata, mi alzo (se mai mi ero seduto) per cedere il posto a chi ne ha bisogno, salgo da dietro e scendo dal centro, faccio uscire prima di entrare, non supero la linea gialla, mi lavo: tanto basta per non rompere le scatole a chi viaggia con me.
    Ma è così difficile ?

  12. Mia cara anonima, l’ammirazione, il rispetto, l’amore che nutro per il sesso femminile è senza pari, e sono ben cosciente delle differenze che mi separano dalle donne ed anche da alcuni processi mentali femminili, differenze che reputo una potenzialità e non un limite al dialogo tra pari.

    Un limite che però molte donne – ahimé – dimostrano sin troppo spesso di avere è il senso dell’umorismo… quindi magari ritengo sia stata più tu a non comprendere la vena ironica della conversazione tra Albert1 e me piuttosto che una presunta poca ricettività mentale da parte del sottoscritto… Ma non c’è alcun problema, e nemmeno c’è una questione di maschione duro e determinato, ma semplice ironia, e Albert1 ha CHIARAMENTE giocato anche con la storia del “maschione”… l’ho pure rimarcato nella risposta che ho dato il 9 agosto. Ora che te l’ho rispiegato, con la gioia con cui si devono spiegare le barzellette ben due volte, speriamo di chiudere qui l’inutile fraintendimento.

    Con affetto

    RomaCogitans

  13. Anonimo said

    Sicuramente non abbiamo il tuo tipo d’umorismo..né la tua coda di paglia…con Albert1 ti sarai preso confidenza perché te lo potevi permettere, ma con me? Peccato, leggendo il tuo blog mi ero fatta di te un’idea migliore: sorry, non ti disturberò più.

  14. Anonima, sarò scemo io, ma lo sai che non capisco di che parli? Confidenze, coda di paglia… Boh… Ma se si tratta di battutacce da caserma! Mi dispiace abbia deciso di interpretare così la cosa, ma fai tu. Comunque se non si è dotati di umorismo non pretendo che si sbandieri la saggezza di accettare i propri limiti, ma penso che sarebbe per lo meno cordiale che si evitasse di dare del tonto agli altri per mascherare tale incapacità…

  15. Betty said

    Appena ho visto Rutelli la prima volta ho pensato che fosse figlio di Alberto Sordi, sono uguali!!!

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