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TPL e (dis)integrazione etnica parte 1: la Stazione Termini e la Linea B

Posted by romacogitans su 5 agosto 2007

Prendere i mezzi pubblici a Roma (L’acronimo TPL sta per Trasporto Pubblico Locale) è interessante esperienza multiculturale, da favela brasiliana però. Qui, più che fare ragionamenti sulla situazione, vale la pena descrivere quello che è un viaggio tipico sulla linea B da Termini verso Laurentina, di ritorno da una giornata di lavoro, quando spesso si è pure incazzati e soprattutto stanchi.

Prima si va a prendere la metro alla Stazione Termini, dove il più velocemente possibile bisogna fare lo slalom tra loschi figuri e barboni, scendendo per scale e corridoi che non offrono né vie di fuga, ne visibilità (sono budelli: quale ingegnere o architetto può aver concepito tale mostruosità?!?!), e senza polizia o guardie a controllare, tanto che l’angoscia di venir attaccati è sempre presente. Io sono alto e grosso, ma mi metto nei panni di una donna sola che passa da quelle parti… senza dimenticare la nauseabonda puzza di piscio che pervade ogni dove, che si sente pure se sei alto e grosso…

Entrare nei vagoni non è semplice: a Termini la Metro si svuota, e la corsa per accaparrarsi quesi quattro posti liberi mi ricorda molto l’inizio del film brasiliano “Central do Brasil”: un vero assalto, in cui i già volgari e maleducati italiani sono spesso sovrastati da “virgulti” cittadini stranieri, spesso dell’est (è il retaggio dell’aberrazione della cultura comunista: arraffa tutto quello che puoi, tanto è libero), che si lanciano all’occupazione dei sedili, sprezzanti della presenza di anziani o di chi ne avrebbe più bisogno.

Una volta dentro ai vagoni, pressati come sardine, si entra in una specie di trance ipnotico, per astrarsi dalla condizione disumana nella quale si è. Sui vagoni, in questa rovente estate OVVIAMENTE non c’è aria condizionata (qualche astuto ingegnere avrà preso seriamente la battuta “l’omo ha da puzzà”?), ed il comfort del vagone/carro-bestiame ricorda molto le condizioni nelle quali gli animali da macello vengono trasportati (chiedere alla LAV informazioni a riguardo).

Poi ovviamente, a far compagnia agli insopportabili stridii, sibili (chi è quell’ingengnere imbecille che ha progettato di mettere i sistemi acustici di chiusura delle porte anche dentro le vetture?!?!?) e sferragliamenti vari di carrozze rumorose all’indecenza (bisogna tenere i finestrini aperti se non si vuole morire soffocati), si aggiungono i soliti strimpellatori da strapazzo, che rendono il viaggio degna ispirazione per novelli Dante in cerca di ambientazioni per la stesura di un eventuale odierno “Inferno”.

Chissà, forse ha ragione la chiesa cattolica ad incoraggiare i suoi adepti a recitare il Credo o il Rosario durante i viaggi, anche per pregare che il viaggio (vero momento di penitenza, per espiare forse il peccato d’aver votato una classe amministrativa e politica indecente?) finisca prima possibile… o che semplicemente abbia termine senza troppi problemi, e si possa tornare a casa sani e salvi…

articolo 1 di 3…

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3 Risposte to “TPL e (dis)integrazione etnica parte 1: la Stazione Termini e la Linea B”

  1. Daniele said

    Hai ragione, ho preso quella linea fino a Eur Fermi per quasi 6 anni e so che nulla è cambiato. Una volta venni quasi scaraventato a terra da due donne africane che in mezzo secondo si sono accaparrate i posti a sedere.
    Gli strimpellatori ci sono sempre e il bello è che il regolamento della metropolitana VIETA di cantare, suonare ed esercitare qualsiasi attività di commercio all’interno della metro…
    Ma nessuno controlla, pef carità… e se ti lamenti sei razzista!
    Io non sono grosso come te, ma in effetti entrare in metro per una ragazza, con tutta quella gentaglia che va e viene non è certo incoraggiante.
    Le guardie, come già scrissi sull’articolo su Vanessa, sono ai tornelli, a chiacchierare o a fare i cascamorti con le donzelle del personale.
    Questa è Roma.

  2. superbisco said

    La metro B purtroppo è asfissiante, per via della mancanza dell’aria condizionata e della scarsa frequenza delle corse.
    E’ vero che si stanno dedicando la maggior parte dei fondi per la metro A, che è notoriamente più calda, poiché interamente sottoterra, però la puzza di piscio è reale e basterebbe pochissimo per risolvere un problema così stupido, ma così denigrante.

    Purtroppo il perbenismo della Roma di sinistra porta, ahimè (perché mi sento di sinistra), a un’eccessiva tolleranza nei confronti delle diversità, che per quanto mi riguarda dovrebbero rimanere solo nell’ambito dell’etnia, ed esulare dal contesto della civiltà, che deve essere uguale per tutti. Nessuna eccezione.

  3. Leo said

    Caro Superbisco,
    cogli esattamente il problema con le ultime 3 righe del tuo commento, ma piu’ che di eccessiva tolleranza io parlerei proprio (senza mezzi termini) di “tolleranza al contrario”, cioe’ di razzismo. Per essere chiaro, voglio dire che la giustificazione ad oltranza di comportamenti non in linea con le leggi e le usanze della nostra societa’ da parte di un gruppo di persone (facciamo l’esempio tipico dell’extracomunitario) che sono ritenute “svantaggiate” crea ugualmente DISCRIMINAZIONE, non maggiore uguaglianza.
    Questo semplice concetto non risulta purtroppo chiaro ad una buona fetta della sinistra.

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