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La mia ricetta per ALITALIA

Posted by romacogitans su 21 luglio 2007

Alitalia è una vergogna, e lo è sempre stata. Come sia andata l’asta internazionale per il suo acquisto fa da cartina tornasole ad una azienda che a livello internazionale vale meno di zero (l’offerta pro-forma è stata di 1 centesimo di euro ad azione, se non ricordo male).

Altro che visibilità ed appealing del “marchio”! Alitalia è seria come un circo e fa crepare dal ridere chiunque senta il nome di questo rabberciato baraccone dell’aria: è una delle tante compagnie italiane che andrebbe fatta sparire, tanto quanto i tedeschi hanno fatto sparire il muro di Berlino, perché “imbarazzante” onta da cancellare. Deve giacere nei libri come pagina vergognosa di questo Paese e diventare parte della nostra storia solo a monito di una squallida catastrofe da non ripetere, in cui il peggio del mafioso/italico consociativismo ha raggiunto la sua acme.

Qui di seguito in cinque agili punti (purtroppo non cumulabili) presento la mia ricetta per la oramai defunta compagnia di bandiera:

1) Eliminare Alitalia. Bisogna cancellarne l’ingiurioso ricordo, facendo quello che gergalmente si chiama “spezzatino”, sperando che nessuno possa rendersi subito conto che le nuove mini-società siano nate da costole della patetica Compagnia aerea, che è sinonimo di inefficienza, di corruzione, di nepotismo, di anti-professionalità ed incapacità elevate all’ennesima potenza. Bisogna smembrare la bollita Società in tutto quello che è divisibile e venderlo al miglior acquirente, con aste internazionali e non affidando le società ai soliti noti (gli amici degli amici), evitando i finanzieri che mirano solo a spolpare le aziende (Tronchetto, fischiano le orecchie?).

2) Vendere gli aerei. Vendere almeno quelli che non sono stati ipotecati, sperando di trovare qualcuno disposto a comprarli, perché sono vecchi e quindi anche non molto affidabili: giusto le compagnie minori dei Paesi poveri possono essere interessate, tipo una low-cost del Sudan o di Haiti.

3) Vendere gli slots. Forse questa è una delle cose più redditizie: rivendere ad altre società le tratte aeree attualmente percorse da Alitalia. Forse è l’unica cosa che i grandi manager Alitalia (Cimoli in primis, supremo distruttore di imprese) non sono riusciti a far deperire, perché beni “non consumabili”.

4) Emissions Trading. Nella EU le compagnie aeree incidono al 3% per le emissioni di gas che causano l’effetto serra, con un incremento costante. Pur non volando più, da Alitalia si potrebbe creare una società chiamata appunto Emissions Trading che rivendendo alle altre compagnie aeree quote delle emissioni allocate (per rimanere nei limiti del protocollo di Kyoto) potrebbe cercare di fare rientrare nelle casse dello Stato della liquidità.

5) Fare causa agli ex manager. E’ necessario che lo Stato italiano, in uno slancio di inaspettata ricerca della dignità, della legalità e dell’uguaglianza rispetto alle leggi, porti in tribunale tutti i manager che hanno contributo alla distruzione di una azienda, chiedendo danni per centinaia di milioni di Euro. E’ vero che Alitalia è sempre stata una società minore nel panorama internazionale – per una serie di ataviche disfunzioni ed incapacità, che hanno sempre portato disagi ai viaggiatori – però alcuni lustri or sono riusciva a vivacchiare nel gonfiato mercato prima dell’avvento della rivoluzione low-cost, ed il tracollo degli ultimi 10 anni ha matrice umana, anche nei sindacati (uno dei grandi mali di questo Paese, perché corporativi e fanno gli interessi dei loro iscritti, non dei lavoratori in genere, né dell’economia).

11 Risposte to “La mia ricetta per ALITALIA”

  1. Leo said

    …una volta, in un volo Alitalia, ho sentito uno steward che diceva:
    “…come si stava bene prima! C’erano un sacco di soldi, non c’era mai un problema. Si stava da Dio in questa compagnia”.
    All’epoca (ma non si tratta di molto tempo fa) non ebbi voglia di intromettermi in una conversazione che dava il voltastomaco, ma preferii “registrare” le parole di quell’uomo.
    Mi rendo conto che non tutti possono avere una visione chiara delle cose, ma questo mi sembra veramente l’emblema di come si ragionava prima, quando la politica del “secchio sfondato” nel quale gettare i soldi trionfava alla grande. Oggi il secchio continua ad essere sfondato, ma i soldi sono finiti. Per chi ancora non avesse capito e mi riferisco in particolare ai 20.000 (si’, avete letto bene) dipendenti del baraccone Alitalia, adesso e’ venuto il momento di avere almeno la dignitá di stare zitti e aspettare di essere veramente LICENZIATI da un datore di lavoro SERIO. Per la cronaca, Air France ha 7000 dipendenti ed e’ decisamente piu’ grande di Alitalia. Meditate gente, meditate…

  2. Enrico said

    D’accordissimo, fuori dalla balle Alitalia e dipendenti superpagati, nella speranza che nessuno proponga scivoli verso la pensione a chi ha 50 anni.

  3. Albert1 said

    Per un innato spirito patriottico ho sempre cercato di volare Alitalia, il solo fatto di vedere il verde il bianco ed il rosso sulla coda mi dava una bella sensazione, il fatto che gli annunci fossero dati prima in italiano che in qualsiasi altro idioma (qualunque fosse la destinazione) mi confortava.
    Le hostess gentili e premurose con le loro lunghe code sotto la bustina verde, gli steward dal sorriso smagliante, i piloti nelle loro belle divise con i galloni luccicanti e gli immancabili Ray Ban a goccia, il cibo a bordo che era sì precotto, ma almeno di italica origine, tutto questo mi affascinava, assieme al poetico rumore dei motori ad elica.

    Elica ? Si, perchè parliamo di trent’anni fa.

    Poi mio zio pilota ha cambiato lavoro, io ho superato i sei anni d’età e ho smesso di volare a scrocco.🙂

    Ebbene sì, anche io sono un po’ responsabile del declino dell’Alitalia.
    Ma quand’è che chiudono davvero e la fanno finita ???

  4. kenpachi1 said

    Io mi ricordo di aver visto a W La Ricerca di Iacona, un servizio, tra gli altri, che parlava di un’azienda americana che fatturava cinque volte di più dell’Alitalia, e senza aiuti statali. Un’azienda che spendeva il grosso del suo capitale sulla ricerca; Pollitalia invece impiega gran parte del suo capitale per stipendi del personale e dei dirigenti. Purtroppo è un discorso che si può fare per molte altre aziende italiane.

  5. La questione è questa:

    ormai Alitalia deve essere venduta per i troppi debiti. E’ un pozzo senza fondo.
    Oppure si possono investire su rotte nuove, come quelle verso la Korea, il Brasile, e soprattutto l’India. Si investire, per non licenziare.

    Un po’ di storia: quando Prodi era presidente dell’IRI non appoggiò la decisione dell’allora presidente di Alitalia, che pensò bene di aprire la compagnia a nuove rotte intercontinentali. Questo perchè la compagnia navigava nell’oro.

    Solo che Prodi volle fare cassa e così le altre compagnie, che invece investirono al tempo, si ritrovarono con rotte migliori e soprattutto proficue.

    Ora, senza voler dare troppo la colpa a Prodi ecc.., perché alla fine era il periodo della DC e si sa che E’ STATO IL PERIODO PEGGIORE DELLA STORIA ITALIANA DAL DOPOGUERRA IN POI, ma la situazione attuale è grave.

    Aggravata soprattutto dalla pessima situazione dirigenziale (uno che non fa un cazzo e che prende miliardi al mese… ma si può?)

  6. Roberto said

    Per Albert1: 30 anni fa gli aerei ad elica erano andati in pensione da un pezzo, a meno che tuo zio non ti portasse sulle tratte tipo Roma-Pisa dove del resto ancora operano i turboelica.
    A dimostrazione che siamo tutti bravi a risolvere i problemi di cui non conosciamo una mazza! Italiani: un popolo di tecnici in tempo di mondiali…

  7. Albert1 said

    Roberto:
    Wow! Un esperto storico di aeromobili! Proprio qui su questo blog! Accipicchia!🙂🙂🙂🙂🙂
    Non cogliere l’ironia del discorso (posto che era evidente) è tipico dell’altra metà degli “Italiani”, classificati secondo il tuo ragionamento: quelli pronti a sparare su tutto e tutti a prescindere purchè faccia spettacolo non appena se ne presenta l’occasione.
    Mi sono preso una licenza per dare colore al racconto dato che, avendo trentotto anni, non potevo certo dire “ne sono passati cinquanta”.
    Per il resto non serve conoscere un granchè di questa faccenda per desiderare fortemente che Alitalia “vada a lavorare” così come quelle tante altre aziendone e aziendine statali e parastatali che ancora allattano circa quattro milioni (dico 4.000.000) di persone di cui forse (dico forse) un quarto utili a qualcosa e per il resto bah.

    Italiani: un popolo di parastatali che però è il popolo cui appartengo e a cui tengo, quindi guai a chi me lo tocca.

  8. paolo said

    per Leo, Air France non ha assolutamente 7000 dipendenti, non ricordo il numero esatto,ma quanti se non di più di alitalia, solo che è gente che lavora, non infilata in qualche ufficio per piaceri politici di amicizia o letto, e gli amministratori vengono pagati (moltissimo meno di quelli messi dalla politica in alitalia)per ottenere risultati, non per far affondare lazienda.

  9. pippo said

    allora, mettiamo qualche puntino sulle i.
    In Alitalia c’è una tonnellata di gente in gamba, lavoratrice e professionale. Ci sono anche tre volte tanto di fannulloni. allora non è questo il punto.
    Io credo che il tema sia che l’azienda non abbia futuro perché ha uno spazio residuale sul mercato e ragiona all’indietro.
    è vero, l’hanno cotta l’immobilismo di sindacati, manager e politica in generale tutti tesi a razzolare nel cortile invece di pensare in avanti, mentre il mondo andava avanti.
    nel frattempo ci sono gli slot
    e la presenza territoriale che valgono qualcosa (tra l’altro gli slot non si vendono).
    Insomma, a eliminare olivetti ci abbiamo rimesso o guadagnato?
    e dato per scontato che la compagnia sia ormai cotta, cosa ci mettiamo al suo posto?

  10. Albert1 said

    Facile: sarà sufficiente che chi deve lavorare lavori, chi è investito di responsabilità se le assuma davvero, e chi è capace di fare venga lasciato fare, e gli incapaci se ne stiano a casa.

    Oddio, ho detto facile ?

    Inguaribile ottimista che sono…

  11. pippo said

    hai ragione, è quello che è mancato negli ultimi 10 anni almeno, senza andare troppo per il sottile sulle colpe, per questo tratto del discorso solamente.

    la soluzione vera è che tutto vada in braccio ad air france klm o altro grande vettore, perchè è troppo tardi per cercare una soluzione nazionale.

    con la classe industriale e politica che ci ritroviamo, poi …

    è più o meno quello che è successo a tutto l’agroalimentare nazionale (guarda le acque minerali o i cioccolatini o la pasta di chi sono) e quello che la fiat ha cercato di fare e che dovrà fare prima o poi.

    siamo una potenza industriale piccola ormai e mettere al posto dell’industria il turismo mi sembra poco

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