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De re publica

Posted by romacogitans su 4 giugno 2007

Ricevo e pubblico da Leo, e questo potrebbe essere l’inizio di una più stretta collaborazione, che ovviamente è aperta a chiunque sposi la filosofia di fondo di questo Blog:

L’idea di cui voglio parlare nasce dalla considerazione di base che tutti (o quasi, ma sicuramente quelli che si comportano diversamente non danno segno di stare nei luoghi adatti) sono mossi dal denaro più che da ogni altra motivazione nello svolgere le loro azioni.
I nostri cari “dipendenti” comunali (ma il discorso è applicabile anche agli altri rappresentanti della res publica) potrebbero quindi essere ben “stimolati” dal seguente meccanismo di retribuzione.

Lo stipendio dovrebbe essere suddiviso in 2 parti: la prima dovrebbe essere corrisposta comunque, indipendentemente dall’operato della persona (anche qui si potrebbe discutere se rendere questa porzione prossima allo zero, ma non bisogna spingere il ragionamento nell’utopia più completa), la seconda dovrebbe essere assegnata solo ed esclusivamente sulla base del risultato positivo di un referendum popolare istituito nel comune (visto che sto facendo riferimento principalmente ad una realtà “locale”). Tale referendum dovrebbe avere come oggetto l’operato del nostro “dipendente” comunale, sulla base di quanto effettuato durante la sua amministrazione.

E’ chiaro che la proposta è ben lungi dall’essere perfetta, soprattutto in relazione all’avversione ideologica che molti (cittadini) potrebbero manifestare, indipendentemente da un giudizio ragionato sull’operato del “dipendente”. Ma in ogni caso credo che l’idea introdurrebbe già una correzione allo statu quo vigente, dal momento che oggi il diffuso malcostume del voto di scambio coinvolge gruppi ristretti di potere, che non operano certo nel vero interesse dei più, ma dei meno (cioè loro). L’appalto generosamente concesso (magari con la scusa dell’urgenza dell’opera pubblica da compiere) e volto a realizzare qualcosa di (quasi) inutile (nel caso migliore, cioè quello in cui i lavori fossero realmente portati a termine) avrebbe sicuramente meno possibilità di essere assegnato, proprio perché il nostro “dipendente” avrebbe più interesse a promuovere qualcosa nell’interesse di tutti, piuttosto che di pochi. L’idea proposta andrebbe anche nella direzione di responsabilizzare le scelte dei cittadini, nel senso di obbligarli ad interessarsi agli affari del loro comune, per dare un giudizio sensato sull’operato di chi amministra la res publica.

Si potrebbe poi anche ragionare su come impiegare i soldi non percepiti dai “dipendenti” bocciati dalla volontà popolare… ma credo che la proposta contiene in sé già molti elementi rivoluzionari (nel senso di rottura rispetto allo stato attuale delle cose), soprattutto in relazione ad un Paese dove la meritocrazia è una parola che non si trova da nessuna parte, se non dentro il vocabolario della nostra meravigliosa lingua.

4 Risposte to “De re publica”

  1. Flavio said

    Simpatica proposta! Certo bisognerebbe distinguere meglio fra il classico dipendendente comunale che non ha alcun potere di migliorare il proprio lavoro e il dirigente che è veramente responsabile dell’organizzazione del lavoro.

  2. Leo said

    …in effetti, Flavio, mi riferivo soprattutto a sindaci, presidenti circoscrizionali e tutti coloro che hanno il potere decisionale. Ma in un sistema del tipo di quello descritto da me, un dirigente o comunque colui che ha la responsabilita’ della decisione, avrebbe tutto l’interesse a circondarsi di collaboratori/impiegati validi che gli permettano di raggiungere l’obiettivo di essere pagato… per intero! Si potrebbe anche ragionare su come creare una ricompensa in denaro (nello stesso modo) a tali collaboratori/impiegati… Insomma, se ci fosse un minimo di volonta’ si potrebbe riuscire a cavare qualcosa di piu’ dalle nostre amministrazioni, ma il meccanismo “perverso” esistente fa si’ che una tale disposizione non possa che essere proposta e approvata da coloro che ne ricaverebbero poi solo “svantaggi”… (osservando la situazione dalla parte dei parassiti, ovviamente).
    Ti ringrazio per l’apprezzamento.

  3. […] Pubblicato da romacogitans su Aprile 11, 2008 Principio di responsabilità: Nelle aziende pubbliche, nella pubblica amministrazione e nella politica nazionale introduzione del principio di responsabilità. Ad ogni grado corrisponde un adeguato compenso ma anche specifiche responsabilità di perseguire obiettivi, che devono venir valutate attraverso meccanismi democratici che coinvolgano direttamente gli amministrati. Questo non solo per ridare dignità al lavoro, ma anche alla politica, che ora è fatta solo di vuote promesse. Nell’assumere un incarico una persona deve soprattutto rendersi responsabili del raggiungimento di certi obiettivi e deve venire perseguita penalmente se li manca clamorosamente, perché ciò implica dolo. Nel caso di nomina della persona in questione (facciamo l’esempio di Cimoli) il dolo è suo e di chi ha nominato una persona ad un determinato ruolo, ed anche questa persona “nominante” verrebbe perseguita, soprattutto se trattasi di un politico. Forti pene a chi non lavora (cominciando dal licenziamento, cui dopo vanno aggiunte le pene pecuniarie, e nella Pubblica Amministrazione la denuncia per interruzione di pubblico servizio, cui corrisponde il carcere) ed incentivi a chi lavora veramente, con meccanismi di giudizio espressi dalla soddisfazione dei cittadini). […]

  4. Dopo i tornelli arrivano i punteggi modello eBay per i dipendenti della pubblica amministrazione. Lo annuncia il ministro Brunetta più che mai convinto della bontà del suo sistema di riforme a base di bastone e carota. «Chiunque abbia comprato qualcosa su eBay sa che alla fine della transazione sei tenuto a dare il tuo giudizio. Anche nel settore pubblico chi offre un servizio sarà giudicato e chi fruisce della transazione avrà in mano questo strumento» ha detto il ministro assicurando che il sistema sarà avviato «Entro fine gennaio ». In polemica con la Cgil che lo accusa di meglomania e paranoia il ministro ha ricordato la tragedia di chi oggi rischia licenziamento e cassa integrazione: «Questo problema 3 milioni e 650 mila dipendenti publici non ce l’hanno ma devono aiutare il Paese a uscire dalla crisi».

    da: http://www.metronews.it/news-italia/la-p.a.-come-ebay-voto-allimpiegato-2.html?Itemid=30457%3Fexp%3D1

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