RomaCogitans

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2 giugno, festa della … AH, AH, AH… scusate, mi viene da ridere!!!

Posted by romacogitans su 2 giugno 2007

La Repubblica Italiana è lo Stato rappresentativo della popolazione malavitosa che risiede sul territorio italiano. La casta dei politici sfrutta i propri elettori e finalizza il proprio lavoro a vita di politico alla massimizzazione dei privilegi di categoria, mentre il loro comportamento mafioso è modello di vita e massima aspirazione per il resto della popolazione, che ambisce ad entrare nelle grazie di un politico (uno qualsiasi) per ottenere dei favori clientelari in cambio del voto. Il modello di gestione del potere è tipico delle dittature sudamericane, mentre il sistema elettorale vigente in Italia è il voto di scambio.

Nell’attuale Italia il potere è riposto nella “partitocrazia assoluta”, i cui componenti agiscono come per diritto divino. La tradizione partitocratica si inscrive nel rispetto dei costumi, cioè delle libertà e dei privilegi accordati ad alcuni individui, mentre la massa ne è praticamente priva. I parlamentari profittano dei loro diritti di casta per emettere delle leggi per difendere soprattutto i loro privilegi e dei gruppi di potere (banche, finanza, ecc.) che rappresentano.

Nella popolazione italiana esiste un’opposizione generalizzata contro le regole economiche e sociali che favoriscono i gruppi privilegiati, però la popolazione stessa è stata strategicamente divisa in due artificiose fazioni create ad arte dai politici – Destra e Sinistra – per far sì che gli elettori si scontrino tra loro, annullandosi, con l’incredibile risultato che i politici talvolta sono visti dall’opinione pubblica anche come difensori del popolo (soprattutto in alcune frange ideologizzate). Rispetto al tempo dei Romani chi governa si assicura il consenso popolare non più con elargizioni economiche, ma solo con la concessione di svaghi, comunque (e qui va ancora rimarcata la differenza rispetto all’Antica Roma) a pagamento. In ogni modo all’italiano medio basta comparire alcuni secondi in TV per sentirsi realizzato…

Malgrado il maquillage adottato dalla demagogia dei politici lo Stato Italiano si trova in una grave crisi finanziaria, dovuta principalmente agli immani sperperi perpetrati da decenni di cattiva amministrazione e condotte illegali da parte dei politici.

La classe politica è arroccata su vecchi privilegi, diritti che altrove sarebbero definiti feudali (scorta, auto blu, rimborsi di ogni tipo, agevolazioni impresentabili in qualsiasi Stato democratico), ed esige il pagamento di alcune tasse feudali (ICI, IRAP, accise sulla benzina risalenti al periodo fascista) altrove improponibili. Si è anche arrogato lo sfruttamento esclusivo di alcune proprietà pubbliche quali case e palazzi nobiliari (tipo la villa di Arcore, bene storico teoricamente inalienabile, ma praticamente acquistata pure sottocosto!).

[liberamente tratto e reinterpretato da: http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_francese%5D

L’Italia non solo è patria di nepotismo, malaffare, corruzione (magari nell’ipocrisia siamo buoni secondi dietro gli anglosassoni) ma accoglie a braccia aperte chiunque faccia dell’illegalità e dello sfruttamento degli altri la propria filosofia di vita.

TUTTO VA MOLTO MOLTO BENE, direbbe Guzzanti nella parodia di ScorreginaPrrrrrrrodi… però io, da buon rappresentante del Terzo Stato, mi auguro che se non gli italiani – popolo di debosciati – ci pensi Madre Natura a vendicare l’umanità della ignobile presenza dell’Italia sulla faccia della terra…

2 Risposte to “2 giugno, festa della … AH, AH, AH… scusate, mi viene da ridere!!!”

  1. daniele said

    Vabbè, ci hai pensato tu a commentare il 2 giugno, così evito di farlo io🙂

    In effetti la parata militare per festeggiare la Festa della Repubblica si riduce a mero spettacolo e rivista. Di repubblica, intesa come res pubblica, l’Italia ha ormai solo il nome.

  2. GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO

    Finalmente liberi!

    di Antonello De Pierro

    Era ora! La legge che pone fine all’obbligatorietà del servizio di leva è finalmente una realtà. Termina così la girandola di amarezze e delusioni che la stragrande maggioranza dei nostri giovani, chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, è stata da sempre costretta ad incassare, perdendone abbondantemente il conto. Il festival dell’ingiustizia, delle assegnazioni e dei trasferimenti incredibili, decisi al tavolo delle raccomandazioni e dei clientelismi, senza nessuna logica o pudore di sorta: soldati spediti da Palermo a Udine, braccia “rapite” dallo Stato a famiglie bisognose, e rampolli privilegiati, parcheggiati nell’ufficio dietro casa. Il Rubicone della vergogna, attraversato sfacciatamente dai burattinai degli uffici di leva e delle caserme, muovendo inesorabilmente i fili del destino di ragazzi impotenti, spesso sacrificati sull’altare di frustrazioni personali dei superiori, finalmente sta per prosciugarsi. La “pacchia” dei graduati, abilissimi nel sottomettere giovani inermi, facendosi scudo con le opinabilissime leggi militari, che schiacciano, marciandoci sopra con i cingoli, la loro dignità, inizia a intravedere il tramonto. Chi pulirà le caserme, i “cessi” putridi e puzzolenti, le stanze e gli uffici degli ufficiali e dei “marescialloni” spocchiosi? Chi spazzerà i cortili per ore, spettacolo preferito dalle pupille dei graduati, attenti affinché venisse raccolta anche la “cicca” più minuscola (ottimo esercizio per chi avesse voluto impiegarsi come operatore ecologico al termine del servizio di leva, ma perfettamente inutile per la formazione di un soldato)?Chi impartirà lezioni gratuite di latino, greco, matematica o fisica ai figli “somari” di colonnelli e generali, quando il ragazzo laureato preferirà affrettassi a trovare qualche spiraglio nel muro di gomma del mondo del lavoro, piuttosto che seppellire un anno della sua vita nello squallido grigiore di una caserma? Particolarmente difficile appare in questi giorni penetrare quel guscio di riservatezza, che protegge come un’armatura l’universo militare dal mondo dei civili. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha dribblato con sorprendente abilità la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale. Ma noi, che non amiamo assolutamente mettere il morso alla nostra inarrestabile voglia di verità, non possiamo sorvolare su gravi episodi legati alla moritura “naja”, nutrendoci al banco della nostra esperienza diretta, dove troviamo ricordi che ancora passeggiano vivi nella nostra memoria. Come possiamo non toglierci il sassolino dalla scarpa, foderandoci gli occhi con il prosciutto, di fronte alla verità che preme per scivolare tra le righe di un foglio provvisorio di giornale? Per ognuno un film lungo un anno e con all’incirca lo stesso copione, fatto di angherie, soprusi, arbitrarie privazioni della libertà personale. Un anno trascorso vivendo di nulla ai margini del nulla, con la rassegnazione pronta a spegnere immediatamente qualsivoglia ruggito di vitalità. Finalmente si volta pagina. Agli occhi di chi scrive la memoria mette a fuoco fotogrammi spaventosi. Ragazzi avviluppati dalla spirale del sistema militare, privati della volontà, della dignità stessa di esseri umani, ridotte a puro sussurro. Costretti a subire turpiloqui e ingiurie a più non posso, senza la possibilità di reagire; a mangiare con le mani e ad elemosinare un bicchiere d’acqua nella desolazione dell’Ospedale Militare di Firenze; a dormire con cinque coperte e cinque maglioni in gelide camerate senza riscaldamento (naturalmente nelle camere confortevoli degli ufficiali il caldo era insopportabile); a subire incredibili atti di “nonnismo”, a fare flessioni sulle braccia, portando il naso a due dita da una nauseante quantità di “merda”, troneggiante in bella mostra sul biancore di una “turca”. E molto altro congelato nei file mnemonici degli sventurati protagonisti. Spesso qualcuno più debole non ha retto e ha deciso di chiudere i conti con la vita prima del congedo. Con sorprendente rapidità, sugli scandali sanguinolenti, è sceso sempre puntualmente il velo del silenzio e dell’omertà.
    Tutto ciò sarà presto finito. Finalmente!

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