RomaCogitans

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L’erba del vicino che entra nel nostro giardino è sempre più marcia

Posted by romacogitans su 14 gennaio 2007

Un vicino ti suona alla porta, tu apri e lui taglia la gola a te, tua madre e tuo figlio perché (per chi abita sopra l’Arno: “perchè”) il piccolo sta piangendo, e già che ci sta ammazza pure un’altra del condominio. Alcuni mesi prima in una diversa zona un manovale ti fa qualche lavoro in casa (per i nordici: “caza”) e poi ti sequestra il figlio (Tommy), lo ammazza con una badilata e ti chiede dei soldi per il riscatto. Ecco, questo sono solo alcune delle più recenti efferatezza che hanno macchiato quel Paese che i giornalisti del nord perseverano nel chiamare “Itaglia”, crimini che sono stati commessi da italiani (per i “padani”= “itagliani”). Se vogliamo allontanarci dagli eventi più tragici ma parimenti scioccanti per un Paese che ancora ha l’alterigia e la sfrontatezza di definirsi “civile”, cosa dire dei morti al Policlinico Umberto I di Roma che vengono scortati da addetti della sicurezza armati perché i cadaveri venivano derubati delle cornee? Ritenete che entrassero gli zingari a cavare gli occhi ai morti, o forse è più credibile pensare che gli sciacalli fossero dei chirurghi dello stesso ospedale?!?!

Il pericolo, sembra, ce lo abbiamo in casa, e sbandierare l’afflusso di stranieri come inizio della fine sa molto di propaganda, tanto per mascherare magagne o inciuci che non devono venire a galla. Una propaganda che però non deve far perdere di vista la serietà della situazione. È innegabile che l’apertura delle frontiere ad Est ed una massiccia immigrazione clandestina porti all’entrata nel territorio nazionale di disperati. La maggioranza è (si spera!) brava gente, ma costituiscono sacche di povertà che si riversano su un territorio già povero, abitato da italiani che ora hanno difficoltà a sbarcare il lunario, quella “fu classe media” – fiore all’occhiello dell’Italia da inflazione al 15% – che è stata annientata dai profittatori dell’Euro.

La fame, l’istinto alla sopravvivenza spinge chiunque a scendere a patti con il diavolo pur di non tirare le cuoia, e la legalità spesso non è la strada più semplice da perseguire per questi nuovi “ospiti”. Inoltre quando l’immigrato proviene da una cultura intrisa di delinquenza – cultura che ben conosciamo qui in Italia (per i nordici: sì, è sempre l’Itaglia, quella strana “espressione geografica” che contiene la Patria Padana), con le speculazioni finanziarie dei monopolisti a nord e Mafie al sud – il gioco è fatto! Anche in Italia due più due ogni tanto fa quattro, non bisogna mettere la testa sotto la sabbia!

Non facciamo di ogni erba un fascio, ma non è affatto improbabile che tra i milioni (“miglioni” in longobardese) di stranieri che si riversano in Italia, molti vengono portati dalle circostanze a commettere atti criminali. Le circostanze, le contingenze, le opportunità illegali per un immigrato in Italia sono innumerevoli, tante quante la necessità di sopravvivere e l’improbabilità di trovare un lavoro onesto. Lungi da me creare alibi e giustificazioni, il mio è un grido d’allerta! Questi stranieri vengono attratti da un mito irreale: magari vedendo via satellite i nostri canali TV nel florilegio di tette e culi sempre ben sventagliati pensano di trovare un Paese opulento, avanzato, ricco e all’avanguardia, mentre poi si ritrovano solo in uno Stato che l’unica cosa che ha di bello per chi vi soggiorna illegalmente è la mancanza di strumenti per applicare le leggi, l’illegalità inveterata nella cultura, un Paese dominato dal caos, dove la Polizia non ha nemmeno la benzina per le proprie automobili (succede a Palermo, zona tranquilla, senza necessità di polizia e inseguimenti a malviventi).

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