RomaCogitans

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Epipháneia Italia: immaginiamo…

Posted by romacogitans su 6 gennaio 2007

…segue da Epipháneia Mondo 

Immaginiamo un’Italia senza dazi, gabelle e perversioni burocratiche, che generano ruoli e funzioni inutili, rendono la vita delle persone estremamente difficoltosa e fanno ingrassare notai, avvocati, ecc… Immaginiamo un Mondo senza notai e commercialisti, avvocati e tributaristi, senza più il loro ruolo di nodi di quelle corrotte, mafiose, massoniche reti sociali, economiche, istituzionali che fungono da referenti ed alleati di quei “poteri forti” che aggirano o piegano ai propri fini norme e leggi!

Immaginiamo un’Italia dove politici e amministratori corrotti, negligenti, approfittatori, che hanno commesso errori macroscopici, al momento di essere colti sul fatto non scarichino le colpe su altri schieramenti politici – con la patetica ma redditizia tecnica del “tamburello”, che ha il “dono” della “reciprocità” – ma abbiano un comportamento degno di un uomo, chiedendo scusa, dimettendosi dall’incarico e PAGHINO per i misfatti. Immaginiamo un’Italia senza quel putrido buonismo del cazzo, del “perdono preventivato” (morale e legale: si commettono atti deleteri agli altri e alla società perché a priori si sa che si può contare su pene minime o nulle) di aberrante matrice cattolica che foraggia una cultura criminale, muovendo le persone al cannibalismo sociale.

Immaginiamo che chiunque osasse solo pensare una legge come la Biagi, o, all’opposto, l’impossibilità di licenziamento (nel Pubblico e nel Privato) come propugnato negli indecifrabili comportamenti dei Sindacati, venisse incarcerato a vita, senza possibilità di indulti e sconti vari, per attentato alla Costituzione e “mattanza economica e sociale”.

Immaginiamo un’Italia non più come culla di ridicoli ossimori come “perenne emergenza”, “rosso permissivo” (ricordo l’incidente della Metro a Roma) e “nomadi stanziali”.

Immaginiamo un’Italia senza quella cultura idiota che, anche nel caso si finisse sul patibolo e con la testa nella ghigliottina, ancora farebbe chiedere all’ottuso abitante di questo scalcinato Paese se il boia è di destra o di sinistra.

Immaginiamo un’Italia in cui ognuno abbia il diritto di decidere da sé cosa fare con la propria vita, in cui il dolore sia visto come problema da combattere e non altare sacrificale dove politicanti e pretacci senza scrupoli immolano dei poveri cristi, satanicamente godendo dell’altrui sofferenza.

Immaginiamo un’Italia dove al centro di Roma ci fosse San Marino, il Liechtenstein o il Principato di Monaco (“derattizzato”, senza speculazioni né edilizie, né finanziarie) mentre che la “Santa Sede” fosse ad Avignone: che il Vaticano se lo gestissero i francesi! (È la cosa peggiore che posso augurare agli odiati cuginastri d’oltralpe: che il Papa metta sistematicamente bocca nei loro affari interni e catechizzi gli islamici francesi della periferia parigina!).

Immaginiamo un’Italia senza architetti, e se proprio ci devono essere, che non si arroghino il diritto di stravolgere le città a proprio piacimento per soddisfare le proprie turbe sessuali con un priapismo in cemento armato, che non facciano pseudo indagini sociali senza avere una minima infarinatura di “metodologia delle ricerca sociale”, che non mascherino la “costruzione del consenso” con “partecipazione”… Che si limitino invece a costruire casette a due piani… possibilmente le loro… io preferisco affidarmi ad un geometra! Purini (con gli erigendi grattacieli all’Eur), Fu(c)ksas (con la sua “scoreggia mentale” che chiama Nuvola, nuovo centro congressi all’Eur), Meyer (e la pseudo pompa di benzina coi colori d’ospedale con cui ha ingabbiato l’ARA PACIS e deturpato il Lungotevere), ANDATE A FARVI FOTTERE! E SENZA PASSARE DAL “VIA”, A RITIRARE I SOLDI PER LE VOSTRE TURPI “CREAZIONI”! PORCI BASTARDI!!!

Immaginiamo un’Italia dove chi scrive «fa» e «po’» con l’accento e chi dice «perchè» e «miglioni» in radio e TV debba pagare €100 a volta… altro che 40 miliardi di finanziaria poi! Saremmo mantenuti dall’ordine dei giornalisti! A proposito… sogniamo un Mondo senza enclavi corporative, aboliamo gli Ordini, queste mafie dei settori lavorativi. Che “politico” sia un ruolo, un diritto, e non una professione “ad aeternum”. Combattiamo questa ignominia che produce solo altre malattie degenerative, come la prostrazione, la prostituzione morale, la vendita al miglior offerente della propria dignità.

Immaginiamo un’Italia dove l’ottusità – uno dei grandi mali di questa Nazione – venga equiparata ad una malattia, e non venga foraggiata dalle televisioni, in questo Paese autentico strumento di atrofia neuronale.

Immaginiamo un’Italia dove si entra negli ospedali da malati e vi si esca da sani, e non come agenzie di smistamento dove persone sane vi entrano perché bombardate da ingannevole pubblicità delle multinazionali farmaceutiche, vengono convinte di avere delle malattie e ridirette dalle segretarie dei Primari (pagate dallo Stato, cioè da noi) verso le strutture private, le cliniche che i Baroni dirigono o dove lavorano coperti d’oro. Gli altri, coloro che non possono permettersi una sanità privata rimangono nelle fatiscenti strutture ospedaliere, dove ristagnano fetidi liquami e si moltiplicano pandemie di ogni sorta, grazie al favorevole habitat privo del minimo igiene, e vi si aggirano untori di ogni tipo, e per forza di cose vengono contagiati da virus e batteri, pronti per essere non curati (la ricerca farmacologica non cura, perché un malato è un acquirente, un cliente che va “fidelizzato”, un sano no!) ma cronicizzati nel loro male attraverso l’assunzione di costosi medicinali ed interminabili cure.

Immaginiamo un’Italia dove attecchiscano valori ed ideali, e non si debba ogni volta vedere le squallide scene di quei ministeriali nullafacenti che si lamentano per avere aumenti – per adeguare il loro “non fare un cazzo” all’inflazione – per poi correre a sbavare davanti alle vetrine che vendono cellulari, per comprarsene uno all’ultimo grido con telecamera, magari per fotografarsi il buco del culo.

Immaginiamo un’Italia, culla di grandi gruppi musicali come Area, PFM, Banco, Orme, ecc, dove strimpellatori da strapazzo come Gigi D’Alessio ottengano il foglio di via, e che tutto quello che ha mai prodotto venga bruciato in una pubblica pira con l’accusa di attentato alla dignità umana. Oppure che lui e i suoi seguaci vengano raccolti e depositati nel cratere del Vesuvio, insieme alla altra “monnezza” di Napoli (le tonnellate di spazzature che non si sa dove mettere)… Il silente vulcano reagirebbe immediatamente facendo giustizia, offeso più dall’essere stato trasformato in pattumiera culturale dalle note del locale cantautore che pattumiera fecale.

Immaginiamo un’Italia dove nel calcio, dovendo scegliere tra sport e affari, un gioco onesto o tra impari, non sia sempre la cultura mafiosa a vincere.

Continuiamo il sogno di Giovanni Falcone: “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.

Dobbiamo pensare alla Terra non come un’eredità per i posteri ma come un Mondo che abbiamo preso in prestito dai nostri discendenti. Sogniamo un Mondo, un’Italia, una Roma che non sia l’attuale schifo, perché non possiamo restituire alle future generazioni questa cloaca!

Una Risposta to “Epipháneia Italia: immaginiamo…”

  1. […] fa sia paradossalmente più attuale oggi che allora. Vi invito quindi a (ri)leggere gli articoli Epipháneia Italia: immaginiamo… ed Epipháneia Mondo: sogniamo…, speranzoso che qualcosa prima o poi cambi e prenda il verso […]

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