RomaCogitans

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Il primo nato a Roma nel 2007…

Posted by romacogitans su 2 gennaio 2007

Il primo nato a Roma nel 2007 è stato un bambino rumeno. Non è una gran notizia, perché i bambini italiani che ancora vedono la luce potrebbero tranquillamente essere chiamati “coito (quasi) interrotto” o “preservativo forato”, considerando che i pochissimi che ancora decidono liberamente di avere un figlio in questo decrepito Paese – nel delirante contesto storico generale – possono tranquillamente essere considerati dei folli, decerebrati egoisti o (moralmente) dei bastardi.

Festa doppia a casa del bimbo rumeno, perché dal 1° gennaio lui e i suoi genitori sono a tutti gli effetti cittadini di quella grande promiscuità che è la Unione Europea a 27, groviglio di popoli diversi, spesso contrapposti dalla storia, ma ammassati sotto le stesse insegne per pragmatistiche alchimie, esclusivamente generate da patetici principi economico-finanziari. È opportuno non trascurare che l’Europa è realmente gestita da quelle multinazionali che chiamano le Nazioni “mercati” ed i cittadini “acquirenti”.

8 milioni di bulgari e 22 milioni di zingari sono quindi nostri concittadini. Ovviamente è una battuta, perché ci sono molti zingari anche in Bulgaria! Pronti ad invaderci? Ve li immaginate decine di accampamenti di centinaia di migliaia di sanguinari e immorali “tumori sociali”, ammassati in roulotte e container, che ogni giorno si riversano su Roma per commettere atti criminali? Suvvia, se fosse vera questa previsione scoppierebbe la guerra civile! «O forse no», pensano i nostri politici: «un popolo di ipocriti, smidollati ed egoisti come gli italiani, che da secoli ringrazia ad ogni calcio che riceve, si farebbe sodomizzare col sorriso sulle labbra! Basta promettergli qualche cazzata…».

Altri più onesti intellettualmente potrebbero più seriamente pensare che “bastone e carota” siano la migliore strategia per permettere una migliore integrazione dei “nuovi arrivati” nel pieno rispetto delle nostre regole civili, culturali e morali, della totale legalità. Alla luce dei flussi preventivati (o temuti) di gente dedita alla criminalità come filosofia di vita, pare ci sarebbero invece ottimi motivi per richiamare in patria i militari stanziati tra Afghanistan, Libano e Balcani, per utilizzarli nella guerra quotidiana cui già polizia e carabinieri, malgrado i miserrimi finanziamenti e mezzi, alacremente si dedicano. Guerra che potrebbe vedere decuplicate le battaglie su tutto il suolo nazionale. È infatti inconfutabile che già oggi una non trascurabile parte degli episodi criminali sono commessi da cittadini non italiani, e la nuova realtà senza frontiere non può di certo migliorare la situazione. La via Aurelia ad esempio, autostrada semiurbana che lascia Roma in direzione nord, si è trasformata in un mercato di schiave, traboccante in ogni dove di mignotte che solo pochi anni fa non c’erano… perché forse non ancora in Italia…

Nel suo piccolo, l’allargamento a 27 stati ha già avuto qualche effetto a Roma: una dozzina di ex extracomunitari hanno lasciato il centro temporaneo di permanenza del Lazio… Un clandestino non è un criminale, sia chiaro, ma è comunque sul suolo italiano trasgredendone la legge… Non è un buon viatico per entrare a fare parte di una società – soprattutto se si vuole campare onestamente – se la prima cosa che si fa è, appunto, illegale!

Si dice che i rumeni verranno a lavorare nella manovalanza… no, non quella cui sono ora principalmente dediti (prostituzione, sfruttamento dei minori, furto di rame e criminalità di vario tipo) ma magari proprio in quel settore – che sarà sempre più florido – legato alla sicurezza, cui si chiederà di far sorgere mura di cinta sempre più alte, inossidabili cancellate con spuntoni taglienti come alabarde, tecnologici sistemi di sicurezza, inespugnabili porte corazzate ed impenetrabili finestre blindate per proteggersi dall’ “assalto dei barbari” e, soprattutto, psicologicamente dalla fobia generata da questi nuovi arrivi.

Non mettiamo la testa sotto alla sabbia: i rumeni, i bulgari, i polacchi di oggi saranno gli italiani di domani. Probabilmente la nostra lingua non ne risentirà più di tanto (già è quotidianamente vituperata anche su giornali e TG), mentre per le conseguenze che questo “capitale umano” può avere sul benessere e lo sviluppo di questo Stato, non penso sia possibile fare peggio di quanto siano riusciti a distruggere questo Paese 40 anni di DC e i recenti governi Berlusconi e Prodi, tutti italiani doc…

Non lamentiamoci più di tanto e guardiamo al nostro passato per apprendere: Massimo D’Azeglio, uno dei Padri della Patria, disse che fare l’Italia coi napoletani era come andare a letto con un lebbroso! Pensate inoltre a quei poveri tedeschi ed olandesi che con i patti di Roma di mezzo secolo fa si videro costretti a fraternizzare con 40 milioni e passa di straccioni, approfittatori, statalisti, mafiosi, ladri, farabutti di italiani… così almeno loro ci hanno sempre considerato… avevano ragione? In parte sì, sarei ipocrita ad escluderlo, ma speriamo che i nostri nuovi amici dell’est siano più bravi di noi nello sconfiggere i forti giudizi negativi che li precedono.

Per chiudere mi sembra opportuno citare quella leggenda urbana di quel tipo che, tornato in Italia per le elezioni politiche alcuni anni fa, scrisse sulla scheda elettorale: “Sono cazzi vostri! Io domani torno in Svizzera”. Chissà se saremo in molti a seguirlo…

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