RomaCogitans

Un serbatoio di idee per chi ha a cuore le sorti di Roma

Questo accadde esattamente due anni fa, il 7 dic 2004… e si trascina da rinvio in rinvio…

Posted by romacogitans su 7 dicembre 2006

In una galassia lontana lontana, in un Paese dove democrazia e diritto sono solo strane parole con cui ci si riempie la bocca ma di cui si disconosce il reale significato, un uomo, derubato da una compagnia aerea (tale Volare) che da un giorno all’altro ha deciso di sospendere tutti i voli senza pensare di rimborsare i clienti, truffandoli… vabbé, un uomo dicevo, si reca dal Giudice di Pace, per vedere se riesce per le più soavi vie legali a recuperare il maltolto, dopo che con una timida, garbata quanto inutile lettera aveva contattato la fraudolenta compagnia aerea, per avanzare i suoi diritti. Il povero cristo in questione sono io.

Mi ero preparato prima di partire per questa crociata, ben istruito da mia madre che è italiana, e naviga da anni nella burocrazia:

1) già avevo il mio bel formulario,

2) che avevo bellamente riempito in tutte le parte comprensibili… per risparmiare tempo e finire tutto in mattinata… pensavo da povero imbecille.

Orbene, si va dal Giudice di Pace dunque!

3) Attacco! Entrare al palazzo A e cercare di barcamenarsi tra le decine di persone che si ammassano in file sparse, per capire dove andare, di chi chiedere… giungo ad uno sportello dove mi viene detto di andare al palazzo accanto, il B, terzo piano, settore 3 e chiedere del giudice <<Pinco>>. “Non ci sono giudici in questo edificio?” Chiedo; “no mi dispiace, deve andare all’edificio B”. Arrivo di fronte alla porta, che è chiusa, anche se fuori campeggia il nome del giudice appeso su un banalissimo pezzaccio di carta mezzo svolazzante. Chiedo a un altro giudice, che con fare scocciato, perché avevo interrotto il suo ozio, mi dice che non ne sa nulla.

4) Scendo di corsa i tre piani, esco dall’edificio, e ritorno al primo sportello, quello nell’altro palazzo, dove ritrovo la stessa impiegata che stavolta mi dice che il giudice “oggi non c’è… vada dal giudice <<Pallino>>, palazzo A, secondo piano, settore 6”. Per lo meno è l’edificio dove già sono. Ma non mi aveva detto pochi minuti prima che non c’erano giudici nell’edificio A? Stronza!

5) Già comincio a incazzarmi, ma trovo il giudice nella sua stanza, solo (voglio dire, SENZA DIECI, VENTI, CENTO PERSONE A FARE LA FILA DAVANTI A ME !), quasi stesse aspettando me. Il vecchio giudice, persona squisita… veramente un tenero vecchietto napoletano sui settant’anni che mi aiuta a completare il chilometrico e insensato modulo, scritto nel più burocratico, barocco ed inutile italiano di sempre, un modulo che bisogna avere la bussola per orientarsi tra frasi che sembrano costruire per confondere il volgo o per celebrare la soggezione del popolo alla burocrazia, mai logora frusta dei potentati….

6) Compilo 6 (sei) moduli, e me li faccio firmare tutti dal giudice, perché so che c’è bisogno di più copie (la burocrazia…) che poi devo farmi timbrare dal cancelliere e poi, se tutto va bene, devo fare SOLO un’altra fila e tutto si risolvere in poche ore di scocciatura…. POVERO ILLUSO, MA HAI DIMENTICATO DOVE CAZZO VIVI?

7) La donna in cancelleria mi accoglie con un la gentilezza di un soldato americano a Guantanamo: “che vuole qui?” Spiego brevemente e le mostro i formulari. “Mi dia l’originale” mi risponde bruscamente. Le faccio notare che sono tutti originali, firmati dal giudice, e che ne può prendere uno qualsiasi, perché sono tutti uguali. “No” ripete “mi dia l’originale”. Garbatamente le mostro la firma posta in tutti i fogli. La donna ne prende uno vi appone dei timbri e mi dice “esca e vada a farne due fotocopie e torni qui, che le devo apporre altri timbri sulle fotocopie che farà per attestare che sono originali”. Mi mandava quindi fuori dall’ufficio a cercare un posto dove fare fotocopie.

8 ) Ho un mancamento. Le dico che ho altri 5 fogli originali e che può tranquillamente apporre i suoi timbri sugli stessi, perché già firmati dal giudice, a cui avevo anche chiesto sulla possibilità di utilizzare degli originali invece di perdere tempo a cercare un posto dove fare fotocopie.

9) La signora diventa sempre più arrogante ed intrattabile e ribadisce: “la prassi dice che lei deve fare due fotocopie dell’originale e tornare a farle autenticare da me”, ma io, cercando di mantenere calma e cortesia, ribadisco di aver chiesto anche al giudice, che mi ha confermato la assoluta liceità (per non parlare di logica) nell’uso diretto di un originale piuttosto che farne delle copie da autenticare.

10) La burocrate è irremovibile, forse orgogliosa della sua inettitudine e pronta a sferrare l’attacco di abuso di potere, unica arma in mano a questi burocratucoli, falliti nella vita. Ed io perdo le staffe. Chiedo a voce alta se siamo un paese europeo o se ancora nel Regno delle due Sicilie di borbonica memoria… il tristo burocrate a suo fianco, che sino al momento era rimasto nel suo “recinto”, con fare arrogante interviene a difesa della zoccola della sua collega, dicendomi se non capisco un concetto così facile (“deve fare due fotocopie!”), che siamo in Italia e che queste sono le regole… ho i nervi a fior di pelle, tremo di una furibonda rabbia, sono stato sull’orlo di scagliarmi contro questo imbecille e mettergli le mani addosso, ma grazie a dio ho controllato la spaventosa ira che caricava ogni mio neurone e sgorgava copiosa da ogni poro del mio corpo.

11) Forse impaurita, probabilmente infastidita dal mio comportamento, “la donna inutile” si alza e mi va a fare delle fotocopie nella stanza accanto, e mi mette altri timbri sulle copie… insomma i moduli originali non li ha voluti timbrare. È poi evidente che questi dipendenti pubblici hanno fotocopiatrici, ma non le utilizzano per scopi di lavoro, ma probabilmente le riservano per ben più nobili compiti, quale copiare articoli di corna e baldracche, o sulle gesta di qualche calciatore, roba pubblicata su rispettabili mezzi stampa, letti da altrettanto rispettabili elementi. Schifo di paese, quest’Italia.

12) Classico abuso di potere da parte di frustrati imbecilli, che sicuramente hanno gravi problemi sessuali, altrimenti non si spiega… Sto divagando. La stronza mi dice di andare a comprare delle marche da bollo per il valore di €38, tornare al palazzo B, fare la fila ad un non precisato sportello e poi consegnare il tutto in tribunale, che sta a via Giulio Cesare, alcuni chilometri distante da dove mi trovo. Mi chiedo: ho perso circa €250 rubati da una compagnia aerea e lo stato risponde facendomi pagare una gabella di €38? Ovviamente non dico nulla e scappo via.

13) Isterico dalla rabbia, cerco un bagno per pisciare. Sono tutti chiusi tranne quello per disabili. Entro, trovo materiale delle donne delle pulizie (carrello, abiti, spazzole) ma il water pieno di merda. Tento di tirare la catena ma niente, non c’è neanche l’acqua!

14) Scendo per comprare le marche da bollo ad uno sportello interno all’edifico, intelligentemente messo dal ministero della giustizia, e mi imbatto in una fila allucinante di persone che aspettano per fare le fotocopie, mentre allo sportello accanto vendono marche da bollo. “Una da €30 e una da €8 per favore” chiedo con una gentilezza che mi viene fuori più per essermi rinfrancato dall’essermi tolto la troia burocrate dalla vista che per essermi calmato. “Mi dispiace, ma per quelle da €30 deve andare da un tabaccaio, perché noi non le vendiamo”.

15) Voi ci credereste? Beh, ho dovuto crederci. Trovo tutte le “mazzette” per comprare i servigi dello stato italiano e vado a fare la fila all’edificio B, dove questa volta mi aspetta una fila di un centinaio di persone.

16) Scambio due parole, e scopro che non devo fare questa fila ora, ma prima devo andare al tribunale, che non è neanche a via Giulio Cesare, ma in un’altra strada ad essa parallela. Non posso non pensare che la donna in cancelleria – il cui “nobile compito” si limita a porre due timbri e a dire dove recarsi per il prosieguo dell’avvincente avventura – mi abbia dato di proposito un’informazione sbagliata, per farmi fare ore di fila inutilmente. Il mio “figlia di mignotta” ancora echeggia tra le mura di quegli uffici.

17) Mio padre con la macchina mi accompagna fino in tribunale (a piedi sarebbe stato almeno un’oretta… anche la organizzazione logistica della burocrazia a Roma è fenomenale), dove chiedendo a destra e a manca, visto la totale assenza di indicazioni, arrivo alla FILA.

18) Scopro che proprio quei giovedì e venerdì i due sportelli a cui devo rivolgermi hanno chiuso con almeno una ora di anticipo (senza spiegarne il motivo), quindi non mi rimane che accodarmi alla coda generale che però offre un servizio a pagamento, mentre per la mia questione era gratuito. Ci saranno state almeno 500 persone davanti a me.

19) In questi momenti mi sono reso conto della relatività del tempo e ho cominciato a capire il concetto di eternità della vita: penso siano state le due ore e mezza più lunghe della mia esistenza. Tra una settimana devo tornare in tribunale, ritirare il foglio consegnato, apporvi le marche da €38, tornare al palazzo B – distante sempre la solita ora a piedi – , probabilmente dovrò fare fotocopie (questo è il paese delle fotocopie, farne inutilmente qualcuna in più penso sia indispensabile!), devo compilare un altro modulo… e poi neanche lo voglio sapere quello che devo fare… tutto per quella cazzo di Volare che mi ha rubato dei soldi!!!

Come non pensare al manzoniano Latinorum dell’azzeccagarbugli? Il palloso Manzoni descrisse un secolo buio, ma questo è nero pesto! Qualcuno di voi ha visto Brazil di Terry Gilliam? Beh, quello era un film di fantascienza… questo mio vissuto è uno spaventoso incubo, che a Roma, in una forma o l’altra, può essere quotidianità.

Forse qualcuno ricorda che la burocrazia venne sistematizzata da Max Weber in Germania, che la rese un complesso ma efficace strumento… poi però i crauti tedeschi sono stati mischiati con paella al suono di “olè toro” dei caotici spagnoli, che nel loro dominio italiano ci hanno riversato questa indigeribile paccottaglia. E noi, che siamo un popolo coglione, che si sbrodola ogni volta che arriva qualcosa dall’estero (stiamo imparando parole magiche – di cui non sappiamo il significato – come devolution, reality, privacy… diventiamo ogni giorno più intelligenti e forbiti!), l’abbiamo subito adottata come una delle nostre più care figlie.

Che dire? Spero solo che nessuno mi dia mai un porto d’armi, perché credo risolverei i problemi occupazionali in Italia, eliminando buona parte dei burocrati, iniziando dai politici…

Basta con questa fottuta burocrazia piemontese! Ma i Savoia non potevano conquistare la Francia o fermarsi a Firenze? Da domani mi metto a raccogliere le firme per tornare all’Impero Romano…

Roma, se la conosci la eviti… O se la assumete, fatelo con cautela, può essere dannosa alla salute.

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