RomaCogitans

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Addio Italia!

Posted by romacogitans su 27 febbraio 2009

A non vederci mai più!!!


Genti d’Italia,

vi scrivo questa mia sicuro che tra voi si nascondano ancora molte anime pure che con forti disagi sono riuscite ad accettare ed a convivere con la trista situazione italiana. Purtroppo non ho la vostra forza – o capacità di reprimere i miei ideali – ed allora ancora una volta mi piego alla spinta che mi farà mandare al diavolo ancora una volta questo Paese in cui sono nato, e che ripudierò per l’ennesima volta. Non so se ciò significherà recidere per sempre le mie radici, ma sicuramente preferisco andare a vivere in uno Stato dove i delinquenti locali possono continuare a fare quello che vogliono, tanto so che con la loro pochezza non distruggeranno il mio Paese, la mia città. Qui a Roma avrei voluto cambiare il mondo, riorganizzare questa decrepita Roma, rifondare la morale di questa Nazione, ma la consapevolezza dell’impossibilità di realizzare tale sogno mi frustra, ed allora tanto vale recarsi dove si è consapevoli di essere solo passivi spettatori.

Purtroppo sento che nella cultura italiana c’è uno strisciante putridume che abbraccia, e prima o poi soffoca, stritola, alimentato da quel tipico italico menefreghismo e lassismo che lo legittimano. Per sopravvivere (anche psicologicamente) si è forzati ad accettare o a convivere con regole che io ripudio dal più profondo: purtroppo non ho la forza per divincolarmene se non lasciando tutto alle mie spalle, anche a costo di immolare le mie potenzialità professionali all’altare dell’idealismo.

Che dire di tutte le chiacchiere dei giorni scorsi quando l’Italia sta ancora infognata nei suoi decennali problemi? Non so se ridere o piangere nel sentire i giovani che in un periodo di guerra, selvaggia americanizzazione del pianeta (che qualcuno impropriamente chiama globalizzazione, che è ben altra cosa) e fame del mondo parlano di Destra e Sinistra, di Rutelli e Nanni Moretti, dei rischi di illiberalità a cui va incontro quel baraccone che è la RAI, della sacralità del matrimonio rilanciata dal celibe vecchio sovrano dello Stato del Vaticano, della opportunità degli scioperi generali che invece da sempre non rivendicano altro che la intangibilità di un corporativo ed ingiusto status quo da suicidio sociale.

Tutti, indistintamente, in un modo o nell’altro siamo figli di una società senza futuro. Non per fare qualunquismo, ma sono costretto a ribadire che è la cultura pressappochista, opportunistica, bieca, meschina, ignobile, clientelare del “tiramo a campa’” che regola tutto. Una cultura con cui non riesco a scendere a patti, e purtroppo neanche a schivarla, ignorarla. So che non è fuggendo che riuscirò a riacquistare quella dignità che mi permetta di guardarmi allo specchio senza provare compassione, ma almeno non mi farò condizionare dall’amore non corrisposto per la mia città.

Mi riferisco a coloro che fanno parte in tutto e del tutto di questa cultura, schiavi di un eterno e disgustoso prendersi in giro, alimentato dai purulenti “volemose bbene” e “scurdammuce u passato”, fieri della sudicia mano che unge quella sporca: lascio continuare questi nel giocare a “guardia & ladri” con gli infantili discorsi su comunisti e fascisti, sulle ridicolaggini della dittatura.

Orbi provinciali dell’impero americano, vi lascio accapigliare sulle briciole che meritate: Rutelli e Berlusconi, il festival di S. Remo e gli scudetti della Juventus, Pippo Baudo come maestro di lingua italiana, Rai e Mediaset, Santoro e Fede, Vasco Rossi e Jovanotti, la FIAT e Cofferati.

Maledetto quel giorno che nacque questa fetida brodaglia che chiamiamo Italia, in quel medesimo momento in cui a Roma quei porci che si nascondevano dentro vesti di porpora – supremi bestemmiatori di Dio – vennero affiancati dai porci invasori accorsi dal sud e dal nord della penisola, pronti a sedersi ad una tavola imbandita da e per altri, e ad arraffare con sporche mani tutto quello che capitava loro a tiro.

Troppe orde di volgari vacche, luridi porci e raglianti asini – esperti solo nel non saper far nulla, nel rubare o nel vivere di elemosina, ma sempre pronti a gonfiare il petto di superbia e d’assurde pretese! – si sono seduti alla regale tavola, e si sono sentiti in diritto di spadroneggiare da imperatori: si sono ingrassati a questa tavola, senza neanche la decenza di dire grazie. Altre orde d’ignobili parassiti continuano ad invadere la mia meravigliosa Roma, ed invece di prostrarsi a venerare la culla della cultura occidentale e ringraziarla per essere stati accolti non come pulciosi profughi ma come figli, le sputano addosso e ne violentano la dignità ergendosi – da luridi energumeni strappati ai nobili lavori della terra – a padroni di un mondo di malaffare, che qualcuno chiama politica, qualcun altro cultura. Ed a loro si sono sommati i voltagabbana, che hanno ripudiato le loro origini per sedersi con questi usurpatori.

Ladri che si nascondono dietro antichi simboli, ladri che fingono di scontrarsi tra loro brandendo croci e falce e martello: arnesi serviti per scavare fasulle trincee, che hanno arato sterminati campi di menti inette. Hanno sparso i semi della discordia e visto germogliare la più variegata flora: quercia, biancofiore, garofano, margherita, rosa, ma dietro cui si nascondono unicamente corporative pretese per soddisfare inconfessabili e personali desideri.

In questa Italia si è vincolati ad un tipo di approccio culturale sui generis che funziona da lubrificante interpersonale e sociale, che è poi lo stesso che ha nel nepotismo e nelle raccomandazioni la sua peggiore degenerata aberrazione. Oppure, in maniera volgare ed estremamente provinciale, pateticamente si scimmiotta l’imprenditoria statunitense, balbettando continuamente e inusitatamente parole in inglese pronunciate in maniera indecifrabile. A questi avrei voluto oppormi, come fiero portatore della mia millenaria cultura.

Possiamo dire di avere in Italia il capitalismo? Suvvìa, viviamo in un sistema dove i sonanti successi imprenditoriali sono goduti dai proprietari, mentre i costosi fallimenti vengono ripartiti sul contribuente che paga le varie reti di ammortizzatori statali, dalle rottamazioni alla cassa integrazione. Che vergogna.

Da bravo idealista preferisco credere nella meritocrazia: per questo sarò costretto per l’ennesima volta ad emigrare. Piuttosto che insozzarmi in tali disgustose feci e cibarmi del cibo smozzicato da altri, preferirei ripudiare una cittadinanza che mai ho voluto, che mi è piombata addosso per sfortunati eventi storici. Ancora una volta dovrò lasciare la mia madrepatria Roma in mano alle scorribande degli odierni barbari, i bifolchi che si sono spartiti poltrone e potere.

Il Bel Paese non è altro che un rancido formaggino spalmato e divorato da voraci approfittatori. Ed io non voglio sedermi al loro tavolo. Lascio la mia Roma a uomini senza spina dorsale che si lamentano d’ogni cosa, ma che sono sempre pronti a chinare la testa. Proni schiavi d’Italia.

Che Dio vi punisca. Che Dio mi assolva per la mia codardia.

E soprattutto: aridatece Giulio Cesare!

(scritta nel 2002, ma ancora attuale)

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4 Risposte to “Addio Italia!”

  1. Leo said

    Buona Fortuna RC!!!
    Ci becchiamo, non so dove, ma ci becchiamo!
    Leo

  2. Anonimo said

    RC
    rimani e combatti.
    600 anni fa un mio antenato venne in italia per salvarsi, da un paese invaso dall’esercito della mezzaluna. ma lo fece dopo aver combattuto il nemico fino all’ultimo, allontanandosi a colpi di remi dalle frecce islamiche, dopo l’ultimo assedio e l’ultima battaglia.
    “Il merito va a colui che lotta nell’arena, con il volto sporca di polvere, sudore e sangue, a colui che si batte con coraggio, che, caduto, si rialza…..”
    rimani e combatti

  3. f. morini said

    Nessun commento…solo riprendere i contatti..

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