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La competizione globale e le potenzialità dell’Italia (4): cosa si dovrà fare

Posted by romacogitans su 3 luglio 2008

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Cosa si dovrà fare

Molto si è fatto sinora a livello politico per venire incontro alle esigenze dell’Italia che produce ricchezza, come ad esempio l’approvazione della legge Biagi, ma molto ancora si può fare per rendere competitive le nostre aziende offrendo loro più flessibilità che altrimenti nel contesto dell’economia globale rischierebbero di soccombere alla concorrenza di Paesi più dinamici. Da una parte va riproposto un nuovo patto sociale ispirato al fordismo: diamo uno stipendio decente alle persone che sia composto da circa €700 al mese in contanti, con il resto (circa €300 al mese) in buoni spesa per beni che si confanno ad una vita agiata degna di una potenza economica (buoni spesa quindi non alimentari, né per pagare bollette o debiti), da spendere esclusivamente in grandi magazzini e rivenditori nell’orbita della Associates, altrimenti gli italiani non potranno avere soldi a sufficienza da spendere nei nostri prodotti e servizi per soddisfare i loro giusti desideri. Il potere d’acquisto finale dei salari deve essere preservato ad ogni costo: gli stipendi dei lavoratori privati devono assicurare alle famiglie un livello di vita consono, ma soprattutto che si abbia la possibilità di soddisfare necessità primarie quali comprare nuovi cellulari anche più volte l’anno, potervi scaricare suonerie e servizi vari di alta qualità, fare l’abbonamento a Sky e vedersi le partite sul digitale terrestre, poter comprare gli ultimi modelli FIAT, comprare computers sempre più potenti con Windows Vista obbligatoriamente preinstallato, ecc.

Per mantenere questo elevato livello di vita è però necessario accordare vantaggi e privilegi alle aziende, per scongiurare l’emigrazione delle stesse verso Paesi più competitivi: riportare la settimana lavorativa obbligatoria ad almeno 48 ore (come anche recentemente emerso da indicazioni europee), eliminare quei deleteri vincoli di assunzione alle aziende private che costringono le stesse a fare ricorso al lavoro nero, ecc., insomma, bisogna far emergere il lavoro nero e dargli tutta la dignità di lavoro normale, eliminando ogni vincolo contrattuale… e se i contratti proprio ci devono essere, che sui neo assunti non vi sia alcuna tassazione per le aziende per almeno un anno, ed i contratti che durino massimo 12 mesi!

Bastone e carota, quindi: il ruolo dello Stato deve NECESSARIAMENTE supportare la filantropia delle aziende private, attraverso sussidi e bonus per l’acquisto dei decoder per il digitale, incentivi alla rottamazione, sempre però nell’ottica di mettere anche degli ostacoli, eliminando quanto prima i canali in chiaro, non facendo circolare auto comprate solo 3 anni prima, ecc.

Le risorse si possono trovare abolendo ogni assistenzialismo dello Stato (scuola, sanità, pensioni e tutti simili sprechi) e investendo invece in nuove opere pubbliche, che portino ad una forte scossa all’economia tutta: con strategie di project financing costruiamo almeno tre ponti sullo Stretto di Messina (magari uno subacqueo), mettiamo altri due raccordi anulari attorno Roma, facciamo altre piste a Malpensa e costruiamo altri aeroporti internazionali (a Siracusa, in Valle d’Aosta), altri porti (almeno un paio di rilevanza nazionale per regione)… e non dimentichiamo di costruire molti termovalorizzatori, continuare a chiudere ospedali di Stato per aprire ospedali privati convenzionati, diamo soldi alle università private. Insomma, Veltroni a Roma ci ha dimostrato che yes we can, si può fare!, ed ha fatto rinnovare la linea ferroviaria Roma-Pantano (lavori conclusi nel 2006) ben sapendo che solo pochi mesi dopo questa sarebbe stata in parte distrutta per costruirvi la tratta scoperta della Lina C. Perché non esportare S-I-S-T-E-M-A-T-I-C-A-M-E-N-T-E questa buona pratica a tutto il Paese?

In ambito legislativo, bisogna prendere spunto dalle battaglie democratiche che hanno portato alla cancellazione del falso in bilancio, che bloccheranno le intercettazioni telefoniche – usanza tipica dei Paesi comunisti, che vogliono impedire la libera imprenditoria – per arrivare all’abbattimento delle tasse per le aziende e per superare certe forme medievali quali il mobbing, strumenti che sono da sempre forme per ricattare le aziende e prendersi gioco dei lavoratori onesti. Ciò sempre nel rispetto degli accordi coi sindacati – da sempre al nostro fianco – ed ai cittadini più meritevoli, che in cambio del voto ad alcuni politici ottengono gli opportuni posti di lavoro nella pubblica amministrazione. L’esperienza delle 81 società gestite dal Comune di Roma sta lì a dimostrare quanto proficue per l’intera comunità possano essere queste strategie integrate, visto che la “holding” del Comune dà lo stipendio a ben 34.000 persone che praticamente non lavorano, ma sono stati tutti assunti grazie a regolare raccomandazione politica e necessario voto di scambio. Insomma, non siamo una società perfetta, ma siamo sicuramente sulla buona strada! Però c’è ancora da camminare!

Per concludere, l’Italia può continuare nel suo ruolo di fornitore di eccellenza, come luogo del produrre e come bacino di talenti. Gli esempi non mancano e l’esperienza di molti imprenditori stranieri (basta citare quelli rom, rumeni ed albanesi, attivi in settori specializzati e all’avanguardia) che operano qui aiuta a capire quali siano i fattori positivi di attrazione. Se vogliamo conquistare una fetta maggiore del crescente flusso di investimenti mondiali è necessario agire rapidamente. Ancora una volta, stando fermi rischiamo di scomparire.

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*Bernardo Provenzano è President & CEO M.a.F.I.A. (Market and Financial Investments Associates), South Europe

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3 Risposte to “La competizione globale e le potenzialità dell’Italia (4): cosa si dovrà fare”

  1. kenpachi1 said

    Caro RomaCogitans rispondo solo a quest’ultimo pezzo, ma vale anche per gli altri. Questo articolo andrebbe studiato a scuola, per far capire ai più giovani su che razza di china si sia incamminata la nostra Italia. Attendiamo altre tue pungenti riflessioni.

  2. Grazie innanzitutto per aver avuto la pazienza di sorbirti tutto quel mattone di roba. Ancora grazie per i tuoi complimenti, che probabilmente non merito ma che riempiono di piacere. In tutta onestà non credo porterò avanti il lavoro su questo blog… oramai la “vis pugnandi” si va esaurendo, come anche la speranza che le cose possano migliorare, ma è decisamente piacevole sapere che qualcuno si interessa alle mie riflessioni… beccati quindi il terzo grazie :)

  3. justin tennison time bandit cause of death said

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