RomaCogitans

Un serbatoio di idee per chi ha a cuore le sorti di Roma

L’assalto ai campi nomadi

Pubblicato da romacogitans su Maggio 15, 2008

I raid armati ed incendiari contro i campi rom sono la notizia di cronaca degli ultimi giorni, ma tra giornali e TG non ho sentito riflessioni serie sul perché si sia arrivati a questo. Personalmente ritengo che tali eventi siano il trionfo di quel turpiloquio morale che è la tolleranza, di quella ignobile arma cattolica della carità che impone che vi siano disparità affinché si possa offrire le nostre arroganti elemosine, perché la italica cialtroneria non ci ha mai visto pensare alle regole come qualcosa da rispettare ma come un impedimento da aggirare e superare, e perché i politici sono felici della presenza di problemi nella società, perché così nascondono i loro traffici ed hanno sempre materiale propagandistico fresco fresco per abbindolarci.

Ma andiamo a vedere cosa è accaduto. L’elemento scatenante è stato una giovane rom che ha cercato di rubare una neonata. Tante volte se ne è parlato, ma probabilmente questa è la prima volta che si verifica veramente. No, non si tratta della goccia che fa traboccare il vaso, ma d’un possente fiotto d’acqua che trasforma un torrente in un fiume in piena. Infatti oramai ai furti impuniti ci eravamo quasi abituati, e sappiamo che per una distorsione di democrazia e legalità - oleata dal tumore chiamato “buonismo” - i rom non sono tenuti a rispettare la legge italiana (mai sentito di rom che facciano la dichiarazione dei redditi o paghino le tasse…), con svantaggio sia per noi che crediamo nell’uguaglianza, sia per loro che non potranno mai avere la dignità di essere trattati da (o come se fossero) cittadini italiani… col miraggio della integrazione nel tessuto sociale che va a farsi benedire.

Cosa si fa in questi casi? Si manipola l’informazione, ovvio, e si distorcono gli eventi: subito sono stati interpellati quegli “esperti” che data la loro insignificanza nel panorama italiano le poche volte che vengono consultati devono colpire per la imbecillità delle proprie “dotte” considerazioni. E’ il caso del sociologo Maurizio Fiasco (un nome, un programma…) che come lascia intendere il suo cognome si esprime con la lucidità di un alcolizzato cronico, asserendo che la donna napoletana cui è stata sottratta la bambina s’è inventata tutto, in preda al terrore del babau, dell’uomo nero, quel ancestrale incubo che fa immaginare le minacce più incredibili come non solo reali, ma addirittura accadute.

Poi si cerca sempre di scaricare la colpa dell’evento sui gruppi di estremisti di destra, cosa abbastanza facile perché purtroppo in questo Paese di cretini dai capelli corti e dal braccio alzato ce ne sono, e non si capisce se siano più coglioni per abbracciare supinamente ideali da cerebrolesi e da ergastolo o per prestarsi a fare da (inconsapevole?) strumento nelle mani dei politici, di TUTTI i politici.

Però stavolta a Napoli s’è verificato un problema che ha impedito al solito meccanismo di distorsione del reale di venir ripresentato: le immagini televisive a Napoli mostravano donne inferocite che assaltavano le recinzioni dei campi nomadi… quindi non si poteva dire che stavolta erano i naziskin a fare gli assalti… cosa rimaneva da pensare? MA CERTO! Alla Camorra! Ovvio, siamo a Napoli, no? Visto che il Vesuvio è silente e non si può dare la colpa a lui per gli incendi la Camorra è ottima alternativa! Quindi tutti d’accordo! La rivolta dei napoletani è non solo strumentalizzata, ma generata e gestita dalla camorra!

Cari politici, ma per una volta guardare in faccia alla realtà non si può? Ammettere che con la vostra arrogante assenza avete trasformato l’Italia in un Far West vi pesa troppo?

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A bocce ferme

Pubblicato da romacogitans su Maggio 8, 2008

Mentre Berlusconi vara il suo governo e, da buon venditore di minestre, per mantenere fede alla promessa di avere solo 12 ministeri ne aggiunge 9 “senza portafoglio”, voglio concedermi alcune considerazioni sull’ultima tornata elettorale, prescindendo stavolta dal ballottaggio romano, sul quale tanto mi sono soffermato.

Visto lo squallore dell’ultima campagna elettorale, non posso cominciare questo articolo se non con una immagine pecoreccia, che ben la rappresenta… però in quanto ad Arte (qui sì maiuscola) altro che Meier!

Ancora Berlusconi, dunque. Ed è probabilmente quello che ci meritiamo. Berlusconi ha comunque cominciato alla grande, già risolvendo la “grana” Alitalia: la sua prima uscita da Primo Ministri in pectore fu che la cordata italiana per sostituire Air France nell’acquisto di Alitalia già c’era, ed era… Air France… al ché i francesi hanno sbattuto la porta definitivamente, perché non ci stanno a farsi prendere per il culo da un buffone, cosa che invece a noi incanta. Berluska è uno scandalo per qualsiasi Paese civile, però ricordiamo ai colleghi stranieri che ad esempio un tale Bill Clinton per distogliere l’attenzione dei giornali su Lewinskyane fellatio cominciò a bombardare a destra e a manca… stessa cosa fatta dal suo successore George Wanker Bush, che però in questo caso doveva sistemare uno sgarbo subito dal padre e mettere le mani sull’altrui petrolio… è quindi meglio che ognuno guardi al proprio orticello ed ai propri “compagni di merende”.

C’è chi s’è sorpreso della vittoria della Lega. Ma con tutte le scorribande di criminali “made in Romania” e la forte sensazione di insicurezza che c’è in giro (con annessi breviari per la sopravvivenza nella giungla romana) che cosa ci si aspettava, un trionfo di Diliberto? La Lega è l’unico partito in Italia che tiene “il polso” al territorio, ed è naturale che abbia trionfato quanto naturale che la sinistra ideologica sia sparita (il PD è pseudo-democristiano, non veramente di sinistra), perché rappresenta un fardello per questo Paese, un inattuale retaggio storico che assieme ai sindacati più intransigenti (vedi questione Alitalia) è un problema più che una risorsa, che gli elettori si sono stufati di sostenere e mantenere.

Ho ascoltato molte voci di sconforto in giro, come chi paventava una “argentinizzazione” dell’Italia, forse dimenticando che noi lo Stato che ha bloccato i depositi ed ha proceduto ad un prelievo forzoso (io lo chiamerei furto) lo abbiamo subito ai tempi del governo Amato… Ed abbiamo già dimenticato tutte le storie dei Crack finanziari (Gardini, Cragnotti, Tanzi) e dei bond? Il blocco dei conti correnti qui (ancora) non avviene perché prima ci sono altre risorse che i politici possono spolpare… Alitalia non è una azienda italiana, è una metafora, un simbolo dell’Italia che affonda… Qui già siamo a livelli argentini, o forse peggio: siamo alla lotta per la sopravvivenza, altro che Argentina! Lì i problemi sono stati principalmente finanziari (con ovvie ripercussioni sulla società tutta, ovviamente)… qui invece non si sa da dove cominciare per tappare gli infiniti “buchi”.

Qualcun altro propone la dittatura come unica soluzione: in principio approvo l’idea, ma chi dovrebbe illuminare? Chi sarebbe questo dittatore capace di rimetter a posto l’Italia? Io lo scorso anno scrissi al re di Svezia (la lettera gliela ho inviata sul serio…) pregandolo di invadere il Paese, ma purtroppo non mi ha ascoltato :)

Sulla stessa gamma d’onda c’è chi s’è stufato della stupidità degli italiani, e attacca la democrazia. In questo caso due sono le soluzioni: o diamo il diritto di voto (attivo e passivo) solo a chi lo merita, o facciamo in modo che il livello intellettivo dei più si impenni. Nel primo caso ci troveremmo difronte ad una sorta di meritocrazia (ma chi decide quali sono i parametri di ammissione?), nel secondo… un volo pindarico, visto il materiale umano presente in questo derelitto Paese. Questa società (non solo la italiana, ma noi siamo tra i meno virtuosi) infatti è proprio basata sulla lobotomia del pensiero, sul “deserto interiore” e bisognerebbe scuoterla dalle fondamenta. E’ innegabile però che c’è un mare di gente che non è dotata delle capacità intellettuali minime per contribuire allo sviluppo della res publica, a cominciare da chi vede certe trasmissioni in TV, proseguendo con chi nel 2008 ancora sventola falce e martello o la croce celtica e continua a vedere il mondo attraverso il modello della Resistenza, per finire con coloro che lavorano nel mondo della finanza (gente che campa grazie alla speculazione e alla distruzione del prossimo). Ecco, io tutta questa gente - veri tumori sociali, personaggi deleteri sotto ogni punto di vista - la manderei a dissodare zolle in qualche deserto.

Discorso a parte vorrei fare per i Grilli Romani. Malgrado la simpatia per l’iniziativa (e non intendo stima, perché sono deluso dalle loro strategie) in tutta sincerità i 44.185 voti per un miserrimo 2,66% di risultato finale mi sembrano un fiasco clamoroso. A parte votarsi tra di loro quelli del meet-up romano e raggranellare voti da amici e parenti, non mi pare che abbiano ottenuto molto. Non hanno convinto l’opinione pubblica, ed il misero quorum raggiunto ne è la tangibile conferma. Mi spiego:

1) avere come sponsor un tale Beppe Grillo che calamita milioni di persone non solo è un immensurabile trampolino di lancio per pubblicizzare direttamente agli elettori le proprie idee, ma funziona anche come cassa di risonanza mediatica perché ha attirato per queste liste collegate al comico genovese l’interesse di TV e Radio nazionali, con una visibilità di cui nessun altro partito “minore” ha potuto godere.

2) vivere in un contesto storico di crisi della politica tradizionale apriva dei varchi enormi a tutti coloro che si sarebbero presentati come facce nuove e pulite.

Per fare un paragone azzardato (ma che spero inquadri la situazione) il divario tra Grillo (milioni di spettatori ai suoi tour e di contatti sul suo blog) ed i Grillini romani (modeste percentuali per il Campidoglio) vale quanto quello tra Marx (un grande economista) ed i marxisti (ottusi pelandroni) e per esagerare tra Cristo (un uomo illuminato e di pace, se mai è esistito) ed i cristiani (tra i più efferati portatori di morte che l’umanità ricordi): insomma, non basta un’etichetta per ottenere rispetto, serietà, valore, ma bisogna sudarsela sul campo. Come scrissi in un vecchio post la “setta” dei grillini romani (da non confondere col ben più assennato candidato socialista) per me ha frainteso completamente il messaggio di Beppe Grillo, e paga lo scotto di tale ottusa arroganza.

Non so quello che potrà accadere a questa nostra Italia nei prossimi anni, ma se qualcuno trovasse il mio programma politico interessante, sono pronto a scendere in campo, e CRIBBIO! mi consenta! assumermi le responsabilità di italiano e contribuire a tirare fuori dalla merda questo Paese in cui è saldamente conficcato. :P Però non devo appianare i debiti di una mia azienda che sta praticamente fallendo…

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Ed ora, CAMBIAMO Roma!

Pubblicato da romacogitans su Maggio 7, 2008

Visto che finalmente siamo riusciti a cambiare pagina, ritengo che sia opportuno sin da subito disintasare Roma da quelle clientele asservite alla precedente amministrazione, rimuovendo in primis quella lunga schiera di manovali del consenso e della compravendita di voti distribuiti dal potere politico per fare da passacarte, da strumenti per il voto di scambio (”se ci voti, ti assumiamo nelle aziende del comune”) e di demagogica propaganda.

Il primo nome che mi viene in mente è Chicco Testa, ma sono sicuro ce ne siano ben tanti di “pseudomanager” come lui che stanno contribuendo alla distruzione di questa città.

Ma chi è costui? Chicco Testa è la manifestazione tangibile del clientelismo, una sorta di Rutelli da S.p.A. pubbliche: ex Legambiente (ora nuclearista), ex enel, ex acea, ora messo a capo di un altro baraccone simil statale come Roma Metropolitane. Non sono troppe cariche dirigenziali (in aziende che campano o campavano grazie ai soldi pubblici) per un laureato in filosofia? Perché a gestire i miei soldi e aziende che mi forniscono servizi vitali deve andarci chi non ha idea di cosa sia la gestione? Della sua pochezza è disseminato tutto il suo percorso. Basta ricordare cosa propose quando era a capo della STA: scavare tutti i sette colli di Roma per metterci sotto dei parcheggi (di scambio, e non pertinenziali), ossia optare per una suicida strategia che porti centinaia di migliaia di macchine al centro di Roma! Al Pincio purtroppo ci sta riuscendo.

L’ultima sua sparata alla puntata di Ballarò è di costruire a Roma tanti grattacieli di case popolari dove stipare poveri e senza casa… ghetti verticali, come (ma molto peggio) la zona delle Torri a Roma Est, vero scempio sociale ed urbanistico…

Tra gli asserviti al potere oltre a Testa mi auguro fortissimamente che “salti” Giuseppe Roma del Censis (architetto a capo di un istituto che fa indagini sociali… altra meraviglia italica!), un tipo cresciuto a tecnigrafo e goniometro messo lì da qualcuno a fare “ricerche” scientifiche socio-antropologiche, un rivenditore di chiacchiere (quelle delle precedenti giunte) che ha distorto dati e costruito ad arte ricerche su Roma per piegarne i risultati ai desiderata della classe dirigente, facendone strumento di propaganda e di costruzione di consenso.

Al lavoro dunque! Roma non può aspettare! Iniziamo spazzando via i marchettari!

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Emergenza Ciclone in Birmania

Pubblicato da romacogitans su Maggio 6, 2008

Il ciclone Nargis si è abbattuto tra sabato 3 e domenica 4 maggio sul Myanmar meridionale, lasciando dietro sé 10 mila vittime e centinaia di migliaia di persone senza riparo e senza acqua potabile (dati UN). Il Cesvi, presente dal 2001 nel Paese, si è immediatamente mobilitato per prestare il primo soccorso alle popolazioni colpite.

«La situazione nella ex capitale Yangon è grave: le vie di comunicazione sono interrotte da tronchi e macerie. La città è priva di energia elettrica e di acqua potabile, le linee telefoniche sono interrotte» testimonia Silvia Facchinello, responsabile dei progetti Cesvi in Myanmar.

Cesvi si sta mobilitando nelle province di Delta, Bago e Irawaddy per un intervento di prima emergenza: distribuzione di cibo, acqua potabile, utensili e kit igienico-sanitari e allestimento di rifugi temporanei. Un’altra priorità è il supporto agli ospedali, che attualmente sono senza medicine e senza elettricità.

Aiutaci a soccorrere la popolazione birmana!

Puoi donare sul sito www.donazioni.cesvi.org, al numero verde 800.036.036 o tramite c/c bancario n. 1000 presso UBI Banca Popolare di Bergamo (codice IBAN IT 14 T054 2811 1010 0000 0001 000) intestato a Cesvi Emergenza, causale “Emergenza Birmania”.


Per maggiori informazioni

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I grattacieli a Roma

Pubblicato da romacogitans su Maggio 6, 2008

Ricevo da un lettore una mail inviata ad un redattore dell’inserto Roma del Sole 24 Ore (ne ometto i dettagli), che mi ha girato per conoscenza perché citava questo Blog, e - malgrado non ne condivida al 100% il contenuto - la pubblico soprattutto alla luce della recente puntata di Report. Le modifiche da me introdotte riguardano essenzialmente l’aggiunta dei collegamenti ipertestuali nel corpo del testo.

Gentile G.S.,

è con una certa diffidenza che mi accingo a scriverle questa email, perché nel suo articolo del 23 aprile scorso apparso sull’inserto “Roma” del Sole 24 Ore noto delle carenze di analisi che – perdoni la franchezza – sono così palesi da sembrare volutamente assenti.

Voglio però cominciare dal suo indugiare sul provincialismo della nostra politica in ambito di pianificazione. Concordo con lei, ma per ragioni opposte a quelle che lei menziona: le superstar dell’architettura stanno lavorando a Roma come pazzi, e l’unico architetto romano di fama – Paolo Portoghesi – è praticamente disoccupato, tanto gratuita è l’esterofilia che – proprio per provincialismo, quello stesso provincialismo che induce certi giornali ad un tristo quanto ingiustificato uso di fastidiosi anglismi – si fa continuo riferimento ai grossi nomi internazionali.

Per venire al problema centrale del suo articolo - quello dei grattacieli – a mio giudizio l’approccio che ne limita l’attuazione non è culturale né ideologico bensì razionale, in quanto legato a problemi essenzialmente (infra)strutturali della forma e del tessuto urbano romano. Nel suo articolo lei parla di estetica, ma non dedica neanche un accenno all’accessibilità, “motore immobile” che regola il corretto funzionamento della “macchina urbana”. Come probabilmente saprà Roma – malgrado la forma a macchia di leopardo, causa di grossa mobilità infraurbana - è quasi priva di infrastrutture di trasporto su ferro, e quelle presenti sono pessimamente utilizzate, situazione che devolve al mezzo privato ed alle mulattiere urbane buona parte della mobilità.

Quest’ultima inoltre è peggiorata dalla mancanza di una corretta distribuzione sul territorio di funzioni locali e di area vasta. Nel suo testo accenna anche alle centralità, facendo in questo caso leggere tra le righe di essere consapevole di quanto improprio sia l’utilizzo di questa parola qui a Roma, perché si spacciano per centralità e polarità dormitori o centri commerciali, mentendo spudoratamente su quello che è una centralità “in nuce”, ovvero un luogo dove diverse funzioni (residenziale e negozi, certo, ma anche scuole, ambulatori ed ospedali, palestre e campi sportivi, uffici, cinema e una stazione ferroviaria o della metropolitana) sono addensate ed adeguatamente distribuite in base alle necessità. I grattacieli da lei citati invece non sono altro che formicai che nella migliore delle ipotesi sono nei pressi di strade di scorrimento già oggi bellamente intasate, ed assolutamente incapaci d’assorbire il traffico che questi novelli dolmen genereranno.

Insomma il problema della “verticalità” dipende dalla capacità della città di poter e saper gestire i flussi di cittadini, che sono dati da quel sinergico gioco tra distribuzioni (quanto, dove e cosa) e flussi (legati alle necessità, con quegli spostamenti che molti anni fa si chiamavano “obbligati” e “non obbligati”). Roma è ASSOLUTAMENTE impreparata a subire questi interventi, almeno per dove sono previsti. Certo, se le espansioni verticali avvenissero nei pressi di una stazione ferroviaria [un po' come con l'ABC olandese o il TOD americano, ndRC] e prevedessero svariate funzioni per il riequilibrio di un territorio che già ora è ai limiti del disastro il discorso sarebbe diverso, ma la politica urbana in questa città è dominata dalla rendita di posizione dei proprietari terrieri, che poi sono anche palazzinari

Sulla urbanistica romana le consiglio la lettura di due sarcastici ma amari articoli sulla pianificazione dei trasporti ed urbana a Roma

Forse è il caso di riderci un po’ su.

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Chi ben comincia…

Pubblicato da romacogitans su Maggio 5, 2008

Passata l’euforia per aver scampato la minaccia Cicciobello, ora al nuovo Sindaco ed alla Giunta toccherà ricostruire questa città. Non parte da zero, Alemanno, ma dalle dinamiche precedentemente innescate dai programmi e da quanto fatto (di positivo e negativo) dalla precedente amministrazione, progetti che potranno essere rivisti, migliorati o anche cancellati sentendo le parti sociali (i comitati di quartiere come anche gli imprenditori), Italia Nostra e tutte quelle associazioni presenti sul territorio che già hanno portato avanti “battaglie” per il miglioramento della nostra città, e tanto possono fare per “ricominciare a camminare”.

La prima sensazione è che il nuovo sindaco abbia già cominciato BENISSIMO. Affrontare il problema dello scandaloso parcheggio al Pincio, passando per una proficuo concertazione con Italia Nostra (molto vicina al “comun sentire” di molti romani e sempre critica nei confronti della precedente amministrazione) e per finire con la Teca Di Meier, dando finalmente a noi cittadini l’ottima impressione di voler dialogare con la città per affrontare tutti quei problemi creati dalle giunte uscenti e che da mesi (o anni) fanno disperare molti romani.

La indecorosa teca non è sicuramente tra le priorità (visto come è ridotta Roma), ma quella sozzeria che nasconde l’Ara Pacis, scavi romani e occulta una chiesa barocca va assolutamente rimossa… Non necessariamente distrutta (anche se non si farebbe alcun danno a portarla in discarica) ma riutilizzata in qualche periferia come biblioteca, o area esposizione, o pronto soccorso, o bagni pubblici… insomma, renderla utile, ma LONTANO da lì.

Avrei preferito una decisione drastica tanto quanto quella che ci imposero le precedenti amministrazioni, ma pure il referendum va bene… Però mi domando: per la paura di sfatare i fantasmi sulla sua provenienza da destra, non si rischia un eccesso di “democratizzazione delle decisioni”? Rutelli e Veltroni hanno invece sempre fatto come gli pareva, con abili strategie di costruzione del consenso!

Comunque, se son rose…

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I RE DI ROMA (oggi 4 maggio 2008 alle 21.30 su REPORT, Rai 3)

Pubblicato da romacogitans su Maggio 4, 2008

di Paolo Mondani
In onda stasera, domenica 4 maggio alle 21.30 su REPORT, Rai 3

Lo scorso febbraio, il consiglio comunale di Roma ha approvato il nuovo piano regolatore. Le previsioni parlano di nuovi edifici per 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 11-15 mila ettari.
Una nuova città, più grande di Napoli, che verrà costruita nelle campagne di Roma. Tutto questo nonostante la crescita demografica nella capitale sia vicino allo zero, esclusi i circa 200 mila nuovi residenti tra gli extracomunitari. Nel piano regolatore è stata prevista, dall’amministrazione comunale, la realizzazione di tante piccole città, denominate Centralità, tutto intorno all’attuale zona urbanizzata. Queste micro città verranno costruite su aree private che sono in possesso dei grandi costruttori: Toti, Scarpellini, Ligresti, Caltagirone, Santarelli, che chiedono già oggi di aumentare le cospicue previsioni cubatorie previste dal piano regolatore appena approvato. Lo strumento attraverso cui queste richieste possono realizzarsi è il cosiddetto “Accordo di Programma”.
Basta che un costruttore o un proprietario di un’ area chieda all’Amministrazione di andare in deroga al piano regolatore, che questa procedura sostituisce alla decisione pubblica un tavolo di trattativa tra le parti. è grazie a questa tecnica che molte regole urbanistiche possono saltare.

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Festa dei vegetariani a piazza Re di Roma

Pubblicato da romacogitans su Maggio 3, 2008

L’industria della carne ha provocato, fra gli statunitensi, più morti di tutte le guerre di questo secolo. Se la carne è la vostra idea di “cibo vero per gente vera”, farete meglio a vivere in un luogo veramente vicino a un ospedale veramente efficienteNeal D.Bernard, presidente del “Comitato Medico per una Medicina Responsabile”, USA

Domani 4 maggio 2008 dalle ore 9.00 alle ore 21.00, a Piazza Re di Roma, si terrà la VI edizionedella Festa dei Vegetariani, organizzata da Franco Libero Manco e patrocinata dal IX Municipio di Roma.

Stands, gazebo e tavoli espositivi presenteranno anche quest’anno la cultura vegetariana in tutti i suoi aspetti: culturali, artistici, gastronomici ed altro, con settori riservati alle associazioni animaliste, ambientaliste e riguardanti la medicina naturale.

P R O G R A M M A

Ore 10,00: apertura stand con esposizione materiale di cultura vegetariana-animalista, ambientalista, prodotti biologici cruelty free

Ore 11,00: teoria e pratica di terapie di medicina non convenzionale

Ore 12,00: 13,00: esercizi yoga e Tai Chi con Riccardo De Marino

Ore 13,00: Canti Devozionali Indiani e Siddha Mantra: Ass.ne Ananda Marga

Ore 14,00: esercizi di Qi gong, Taoisti e Tai Chi Chuan con Marcello Giusti

15,00: liberi interventi delle associazioni aderenti, tra gli altri

“Cent’anni di esperanto” con l’ Associazione Vegetariana Esperantista

Ore 16,00: “Suoni dal mondo” del polistrumentista Oscar Bonelli

17,00: spettacolo per bambini con il “Burattino Vagabondo” e il clown Melanzana

Ore 18,00: poesie in tema di Franco Libero Manco con Elena Parisi e Pamela Palma

Ore 19,00: “La danza di Shiva Bharatanatyam” con Tiziana e Simona

Ore 20,00: conferenza sul tema: ““Vegetariani, per il nostro bene e quello del pianeta”, con Bruno Fedi, Massimo Anellini, Franco Libero Manco

La manifestazione, afferma Franco Libero Manco: “è un momento di incontro, scambio e crescita personale, nell’importante processo di riconoscimento del giusto valore alla Vita e delle diversità formali in cui si manifesta”

“Essere vegetariani è un dovere civile e morale, frutto di una scelta personale, e comunque un atto di amore nei confronti degli animali e un approccio migliore verso la sana alimentazione. E l’occasione migliore per i romani sarà partecipare alla VI Festa dei Vegetariani che organizziamo a piazza Re di Roma domenica prossima, per conoscere più da vicino una migliore cultura di vita, nel rispetto dell’ambiente e degli animali”.

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18 buoni motivi per non mangiare la carne

Pubblicato da romacogitans su Maggio 2, 2008

da Franco Libero Manco, “Biocentrismo”, edizioni Nuova Impronta

1. PERCHE’ gli animali non sono cose da mangiare ma esseri senzienti con la nostra stessa capacità di soffrire, di amare la vita e di avere terrore della morte. (Se gli animali non fossero in grado di soffrire o non avessero paura della morte non fuggirebbero terrorizzati davanti al predatore).

2. PERCHE’ la carne non è un alimento adatto all’essere umano strutturato anatomicamente per nutrirsi di frutta, semi e vegetali come i primati alla cui specie apparteniamo. (Se l’uomo fosse un animale onnivoro avrebbe gli attributi adatti ad inseguire e dilaniare la preda, oltre che l’apparato digerente tipico degli animali che mangiano la carne).

3. PERCHE’ la carne, alimento cadaverico, contiene putrescina, istamina, ammoniaca, oltre ai molti medicinali somministrati agli animali come sulfamidici, antibiotici, cortisoni, ecc. che entrano nel metabolismo di chi mangia la carne causando un gran numero di malattie anche tumorali. (Se fosse necessario per l’uomo mangiare la carne non si spiegherebbe l’ottima salute e la longevità di tutte le persone vegetariane).

4. PERCHE’ la carne, elemento estraneo per il nostro organismo, abbassa le difese immunitarie lasciandoci inermi di fronte a qualsiasi infezione batterica o virale. Ad ogni pasto a base di carne il nostro organismo ha un dispendio di energia pari a 5 Km di corsa.

5. PERCHE’ un’alimentazione sbagliata abbrevia la vita di un individuo: è come far viaggiare a gasolio un’automobile progettata per essere alimentata a benzina. (Se l’essere umano si alimentasse secondo la sua natura vivrebbe, come le altre specie animali, 7 volte il tempo del suo sviluppo, cioè circa 130 anni, età raggiunta solo dalle popolazioni vegetariane).

6. PERCHE’ gli allevamenti intensivi inquinano il suolo, le falde acquifere, l’aria, oltre ad essere causa principale di disboscamento: un hamburger costa 5 mq di foresta amazzonica. (Un manzo consuma derrate alimentari quanto 12 persone e beve 3200 litri di acqua per ogni Kg di carne).

7. PERCHE’ i campi di concentramento e di sterminio non possono essere condannati e maledetti solo se le vittime sono esseri umani e giustificati e benedetti se invece i condannati sono gli animali. (La lunga sofferenza degli animali negli innaturali allevamenti e l’agonia dei trasporti si concludono negli orrori dei mattatoi da dove esce il cibo maledetto).

8. PERCHE’ la carne scatena nell’uomo l’istinto dell’aggressività e della violenza, della sopraffazione del più debole, oltre l’angoscia, l’inquietudine, l’instabilità psichica. (Finché l’uomo si alimenterà come gli animali feroci non può che avere la natura degli animali predatori).

9. PERCHE’ mangiare carne è un’azione crudele: allo stesso modo di una razza che sentendosi superiore allevasse noi e i nostri figli a scopo alimentare. (Se all’uomo non importa la sofferenza degli animali perché dovrebbe importare agli Angeli la sofferenza degli uomini?)

10. PERCHE’ l’alimentazione carnea incide in modo più pesante e dispendioso sulle finanze individuali, familiari e collettive. (Con il costo di un Kg di carne si può acquistare un quantitativo di sostanze vegetali 10 volte superiore).

11. PERCHE’ solo con l’alimentazione vegetariana è possibile sfamare tutta la popolazione mondiale e scongiurare tensioni internazionali che nascono da gravi crisi alimentari. (I terreni coltivati a prodotti vegetali anziché a pascolo producono un quantitativo alimentare 15-20 volte superiore).

12. PERCHE’ rifiutando la carne ci si dispone a vivere secondo la legge dell’amore universale enunciata dai grandi Iniziati e dai grandi uomini di spirito e di pensiero di ogni tempo e paese che hanno esteso il concetto di “prossimo” e il comando “non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto” dall’uomo ad ogni essere vivente.

13. PERCHE’ gli animali più forti, più resistenti alle fatiche, più longevi, più prolifici, più miti, sono vegetariani: l’elefante, il toro, il rinoceronte, il bufalo, il cavallo, il bue, ecc.. (La loro forza sconfessa la teoria che sono le proteine della carne a dar vigore: da dove le prenderebbero questi animali per formare le loro possenti masse muscolari?)

14. PERCHE’ l’alimentazione vegetariana dispone l’essere umano alla mitezza, alla serenità, alla conciliazione, alla tolleranza, al benessere psicofisico, quindi alla pace. (L’uomo è ciò che mangia. Se si nutre di violenza e di morte non può che subire, secondo la legge della causa-effetto, violenza e morte).

15. PERCHE’ con l’alimentazione vegetariana l’uomo ritorna al piano originale di Dio per l’uomo prima del Peccato, secondo il comando di Genesi 1.29: “Ecco, Io vi dò ogni erba che produce seme ed ogni albero in cui è frutto saranno il vostro cibo…” (Se Dio avesse autorizzato l’uomo a mangiare la carne trascurando la sofferenza delle vittime sarebbe stato un dio ingiusto e crudele, dal momento che l’uomo può benissimo sostentarsi senza spargimento di sangue).

16. PERCHE’ la realizzazione del Regno di Dio passa necessariamente attraverso la pace instaurata tra gli esseri umani e tra questi e tutte le creature. (Se l’uomo arrivasse ad abolire ogni violenza tra i suoi simili ma continuasse a torturare gli animali, a sfruttarli, a massacrarli nei mattatoi, la terra continuerebbe ad essere un inferno per gli animali e l’inferno e il paradiso non possono convivere nello stesso luogo. Finché l’uomo avrà una coscienza in grado di giustificare la mattazione non è pronto a realizzare il Regno di Dio).

17. PERCHE’ l’indifferenza verso il dolore degli animali ed il conseguente disprezzo della loro vita abitua l’uomo a convivere con l’idea della violenza e della sopraffazione del più debole rendendolo insensibile e crudele anche nei confronti del suo stesso simile. (Se fossi tu ad essere torturato o mutilato da qualcuno che non esita anche ad ucciderti per non rinunciare ad un suo piacere, certo non accetteresti di buon grado la legge del più forte).

18. PERCHE’ se si accetta come regola di vita la legge del pesce grosso che mangia quello più piccolo allora occorre anche accettare il sopruso dei prepotenti, le ingiustizie dei disonesti, la violenza dei criminali, l’oppressione degli invasori. (Solo dal rispetto del sacro valore della vita e della capacità di condividere l’altrui sofferenza può nascere una nuova coscienza umana in grado di realizzare un mondo migliore).

Libri e testi in PDF si possono scaricare gratuitamente da: http://www.vegetariani-roma.it/index.asp?pag=link

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Roma HA VINTO

Pubblicato da romacogitans su Aprile 30, 2008

Riporto qui una risposta al coordinatore della lista che appoggiava Rutelli, già presente come commento sul blog miglioraroma

Soro, dura lotta è stata anche la mia, e la gioia per la sconfitta di Rutelli è sentimento incommensurabile.

Non so se tornerai a leggere questa risposta, ma mettiti bene in testa che io (ed almeno altri 55.000 che hanno votato Zingaretti alla Provincia) NON SONO DI DESTRA, bensì un più che potenziale elettore di sinistra che però MAI avrebbe potuto accettare la candidatura di Rutelli.

Rutelli è di gran lunga il peggiore sindaco che sia mai salito al Campidoglio (ci sono tonnellate di documenti di promesse elettorali non realizzate che provano quanto poco sia credibile) ed i romani hanno PER FORZA DI COSE dovuto scegliere tra un impresentabile e saccente cantastorie e l’altro candidato, che in questo caso era Alemanno… onestamente se non si cadeva nel tranello “oddio! un fascista a Roma!” era l’unica cosa da fare.

In altre parole voglio dire che i romani (e l’elezione di Zingaretti alla Provincia ne è una conferma) hanno votato con coscienza, stufi di veder trattare la loro città come una stanza di un motel dove Rutelli e Veltroni si scambiano le chiavi e vi soggiornano solo per preparare la populistica ascesa alla politica nazionale.

Per completare il teatrino ora dobbiamo pure sorbirci l’uscita della moglie su Repubblica (I poteri forti sono stati decisivi, mio marito non li garantiva) che fa passare noi romani come strumenti di mafia, massoneria e quant’altro… certo, gran bel rispetto! Non c’è dubbio: Dio li fa e poi li accoppia!

Ora vediamo se Rutelli proverà finalmente di essere persona seria e rimarrà in Comune a fare opposizione oppure dimostrerà per l’ennesima volta di essere un buffone ed andrà ad elemosinare qualche carica alla Camera o al Senato. Diglielo al tuo capo: i 676.472 romani che lo hanno votato meritano rispetto. Da lui e da tutta la coalizione di Sinistra. Sta a voi, Soro, dimostrare che meritate questa città, coi vostri COMPORTAMENTI, smettendola di agire come quelli che distribuiscono caramelle davanti alle scuole…

Roma HA VINTO, Soro, perché siete voi che l’avete voluta perdere. La prossima volta portateci Bersani o Cofferati, portateci gente che mantenga quello che dice, che sia credibile, coerente, attendibile, SERIA, e Roma saprà valutare.

Per chiudere, ti porto a riflettere sulla parola “razzismo”, il cui significato è molto più serio di quello che gli attribuisci. Inoltre ti sfugge anche il concetto di “merito” perché quest’ultimo è disgiunto da quello di “cognome”: sai bene come funzionano le cose in questo Paese, o no? Nessuna invidia, Soro: solo disprezzo per figli di papà, imbucati e parassiti vari. E questa deve essere la cultura per governare Roma e l’Italia. Rifletteteci, Soro, rifletteteci bene.

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Per l’analisi della vitoria di Alemanno rimando agli articoli:

La Pasqua di Roma e Sentimenti Indifferenti

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